Il potere del brainstorming / The Power of Brainstorming

Amo il brainstorming [scroll down for English]: l’energia che si genera, le idee che arrivano miracolosamente a raffica, il senso di gruppo che si forma velocemente tra i partecipanti, la profonda soddisfazione che nasce dal creare qualcosa di nuovo e di averlo fatto insieme ad altre persone.

Il brainstorming è una tecnica nata verso la fine degli anni ’30 da un promotore che stava cercando nuove idee. Spesso viene applicato nelle aziende per trovare soluzioni innovative a vari problemi, ma è anche una strategia estremamente efficace in mano agli scrittori.

Molti hanno l’idea che gli scrittori (e anche i traduttori) siano individui solitari, curvi sul computer; persone con un particolare dono nel raccontare storie, che passano ore a fare ricerche finché non chiariscono un dettaglio minuscolo. A volte, quest’immagine coincide con la realtà.

Ma c’è anche un’altra possibile immagine.

Gruppi di scrittori – due o tre, anche fino a venti – intenti ad aiutarsi a vicenda per superare un ostacolo. Il titolo giusto che non viene, un personaggio ostinato, una trama che sembra insabbiarsi o l’idea per una storia che è ancora in embrione.

Qualche volta uno scrittore può aiutarsi da solo. Ci sono vari metodi per superare un blocco: per esempio, chiedersi “cosa succederebbe se?” o aiutarsi con delle foto per calarsi nell’ambientazione o, semplicemente, cambiare il luogo dove si scrive. Il metodo che preferisco, per risolvere un problema, è lavorarci con un collega fidato o un gruppo di altri scrittori.

Alcuni delle mie esperienze più sorprendenti sono avvenute in situazioni dove i partecipanti non si conoscevano. Deve essere il contributo di idee da menti tanto diverse che porta nuova vita al processo creativo. Generalmente, il brainstorming cattura l’attenzione delle persone coinvolte – onestamente, non credo di aver mai visto qualcuno controllare i messaggi sullo smartphone durante una di queste sessioni! – e aiuta tutti a trovare maggior concentrazione e ispirazione.

I love brainstorming. I love the energy that’s generated. I love the rapid-fire ideas that seem to miraculously appear in the room. I love the sense of group that quickly forms among the participants. I love the deep satisfaction that comes from having created something new, and having done so together with other people.

Brainstorming, as a recognized concept, was born in the late 1930s by a marketer who was trying to come up with new ideas and it is often used in business contexts as a way to find innovative solutions to problems. It is also an extremely effective strategy when used by writers.

Many people have an image of writers (and translators) as being solitary figures hunched over their computers who have a natural gift for storytelling or who spend hours doing research  in order to get one tiny detail just right. And those images sometimes coincide with reality.

But there’s another image, too.

Groups of writers—two or three, or as many as twenty—working together to help each other get over a hurdle. That hurdle may take the form of an elusive title, an obstinate character, a plot that has apparently run aground, the merest kernel of a story idea.

As a writer you can sometimes help yourself get around these obstacle on your own. In fact, there are many different ways to help break through a blockage such as “what if?” questions, visual aids such as photos, or simply changing your physical surroundings, but my personal preference is to work through the problem with a trusted colleague or group.

Some of my most surprising experiences have been in situations in which almost no one knows each other—it must be the in-pouring of ideas from totally different spheres that pumps new life into the creative process. Brainstorming situations generally capture the attention of participants—I don’t think I’ve ever seen someone checking their smart phone for messages during a session!—and help everyone come away with greater focus and inspiration.

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