Una dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #1

Il lavoro da traduttrice [scroll down for English] offre l’opportunità di lavorare su tantissimi testi diversi. Secondo me, è uno degli aspetti più belli di quello che faccio. Nei prossimi mesi, vorrei condividere alcuni dei miei brani preferiti fra le mie traduzioni.

Il primo viene dal libro Then She Was Born di Cristiano Gentili (“Ombra Bianca” il titolo originale), la storia di una bambina albina che vive in Africa. Ho scelto questo brano per la tenerezza che mi suscita verso la protagonista e per la sua infinita voglia di amicizia:

Dal giorno in cui la nonna le aveva detto che solo una bambina bianca come lei poteva esserle amica, Adimu aveva iniziato a fantasticare di una compagna di giochi dalla pelle candida. Aveva pensato a lei così spesso che avrebbe potuto descriverne i lineamenti con precisione. Recandosi a scuola, vide una bambola abbandonata a terra. Era bianca, del suo stesso colore. Era sporca, con un foro al posto di un occhio e priva di un braccio. Un ciuffo di capelli biondi incrostati di fango le pendeva da un lato. Il vestito era un brandello di stoffa che rimase attaccato a terra nel sollevare il giocattolo. La bambina scrutò la bambola nei minimi dettagli, poi, in un impeto di compassione, se la strinse al petto. Era stata abbandonata; sarebbe stata sua e avrebbe portato il suo stesso nome, Adimu. Continuò a camminare lungo la strada che la portava a scuola e si premurò di nascondere il suo tesoro dietro un cespuglio prima di raggiungere lo spiazzo antistante gremito di alunni.

La sera, dopo cena, la presentò alla nonna. «Guarda» disse. «Ho trovato una bambina bianca come me! L’ho nascosto, così nessuno la prenderà.»

Nkamba sorrise per mascherare la tristezza. «Così com’è nessuno te la ruberà» disse.

 

From the day her grandmother had told her that only a white girl could be her friend, Adimu dreamed of a playmate with pale skin. She thought about her so often that she was able to describe her features in detail. Going to school one morning, Adimu saw a doll on the ground, and it was her same color. She picked it up. It was dirty and had a hole in place of an eye, and it was missing one arm. A tuft of blond hair, caked with mud, hung on one side. Its dress was little more than a scrap of fabric. Adimu examined every detail of the doll that had fallen into a state of disrepair, and, in a fit of compassion, she hugged it to her chest. It had been abandoned. Now it would be hers, and she would call it “Adimu,” just like her. Along the road to school, she found a place to hide her treasure, behind a bush that was before the clearing where the other students crowded.

In the evening she showed her grandmother what she had found. “Look, Bibi,” she said. “I found a white girl, just like me! I hid her so no one will take her.”

Nkamba laughed. “In that sorry state, you don’t need to worry about anyone stealing her from you,” she said.

 

One of the best parts of being a translator is the chance to work on many different types of texts. In the coming months I’d like to share with my readers some of my favorite extracts from recent translations.

The extract above is from Then She Was Born by Cristiano Gentili, the story of an African girl with albinism. I’ve chosen this particular passage for the tenderness it evokes in me toward the protagonist and for her unending desire for friendship. 

 

Affidarsi a un editor / Getting help from an editor

Dopo mesi di lavoro [scroll down for English] per completare la traduzione di una collezione di novelle scritte da un’autrice italiana del fine ‘800, finalmente ho dato il tutto a un editor. Mi trovavo al punto di non poter più sapere dove aggiustare il testo e mi sembrava di vederlo come tanti singoli pezzi invece di un corpo intero.

L’esperienza di collaborare con un autore vivente è diverso da tradurre uno dal passato: posso dialogare con il mio cliente quando trovo un passaggio difficile e insieme possiamo trovare una soluzione. Non sto dicendo che un rapporto diretto fra autore e traduttore sostituisce la revisione o la correzione della bozza; anzi, occhi nuovi sono sempre importanti. Ma lo scambio (almeno per me) è un po’ come avere gli abbaglianti quando sto guidando la macchina lungo una strada buia di campagna. Con un’autrice morta da cent’anni, la situazione è diversa.

I dubbi sono infiniti: “Ho interpretato bene questa frase, scrivendo in inglese quello che voleva dire lei?” “Sarà possibile per i lettori che vengono da un’altra cultura capire questo concetto o devo spiegarlo o aggiungere una nota?” “Come faccio a trovare il giusto equilibrio fra lealtà al testo originale e allo stesso tempo renderlo accessibile al lettore moderno?” Con il progetto specifico che ho menzionato sopra, c’erano momenti in cui sentivo di muovermi alla cieca, un piccolo passo alla volta, con le mani messe in avanti per non urtare contro un ostacolo nascosto. Speravo con tutto il mio cuore di arrivare in fondo alla traduzione senza incorrere in errori gravi. A un certo punto, sudavo per ogni parola.

Non vedo l’ora di ricevere i commenti dall’editor.

Credo che questa mia esperienza sia molto simile a quella di un autore quando mette il suo manoscritto in mano a un esperto. Non importa se lo scopo è una pubblicazione tradizionale o self, l’editor professionista è una figura fondamentale per arrivare a un testo di qualità. Gli autori, e spesso anche i traduttori, non possono permettersi di fare a meno.

After months of work translating a late 19th century Italian author’s most famous collection of novellas, I’ve finally handed the whole thing over to a professional editor. I’d gotten to the point where I could no longer see what needed adjustment, nor could I see it from start to finish as a single entity.

Working with living authors is a different experience: I can discuss the rough spots with my client and together we can find solutions. That’s not to say an external revision or proofreading isn’t necessary—a fresh set of eyes is always important—but the give-and-take between author and translator (at least for me) is like having good headlights on my car while I’m driving on a dark country road. With an author who died a hundred years ago, the process is different.

There are constant doubts: “Have I interpreted this as she intended?” “Will my readers understand this from their own cultural perspective or do I need to explain it or make a footnote?” “How can I maintain loyalty to the original and at the same time render it accessible for a modern reader?” With this particular project, there were moments when I felt as though I was blindly taking one tiny step at a time, my hands extended in front of me in an attempt to avoid crashing into an unseen obstacle; I clung onto my hope of getting to the other side of the dark room so tightly that my knuckles turned white.

I can’t wait to get the editor’s feedback.

This experience is, I believe, very close to what an author faces when she turns her original manuscript over to an expert. Whether the aim is to have it published traditionally or to self-publish, the professional editor is a fundamental figure in the process and a step which authors, and frequently also translators, cannot afford to skip.

THE POWER OF PASTA

Recentemente ho collaborato con Chef Bruno Serato nella stesura del suo libro, ‘The Power of Pasta’. (SCROLL DOWN FOR ENGLISH.) Sono stata, in parte uguali, ghostwriter, editor e traduttrice. L’esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere Chef Bruno e il suo grandissimo cuore, e ha acceso in me una fiamma che brilla e risvegliato la convinzione che nel mondo ci sia più bello che brutto.

Ogni sera dal 2005, Chef Bruno prepara la pasta per bambini nella contea di Orange in California che altrimenti andrebbero a letto con lo stomaco vuoto. Al inizio, c’erano alcune decine di bambini ma presto la vera entità del problema si è emersa. Questi bambini erano (e sono tutt’ora) principalmente motel kids, cioè bambini che vivono con le loro famiglie in vecchi motel senza cucina o angolo cottura. Speso un motel è l’ultima spiaggia prima di diventare homeless.

Caterina’s Club è la fondazione che Bruno ha creato in memoria della sua mamma Caterina, che ha cucinato la pasta per sui figli ogni giorno e con grande amore. Attualmente, Caterina’s Club distribuisce circa 3000 piatti di pasta ogni giorno, dando esempio per altri progetti simili a Chicago, New York, Texas, Mexico, e anche in Italia. E non solo. Caterina’s Club aiuta le famiglie con certi requisiti di lasciare i motel e trasferirsi in appartamenti sicuri alla loro portata. Inoltre, la fondazione offre corsi di formazione per ragazzi svantaggiati  nel settore della ristorazione e l’ospitalità in modo che possono trovare lavori ben retribuiti.

I libri possono raccontare un’infinità di storie. Io, come traduttrice, gioisco di ogni libro che passa dalla mia scrivania e rimango sempre toccata in modo unico e profondo. Non si può negare THE POWER OF PASTA. (Nel 2018, disponibile anche in italiano.)

Recently I assisted Chef Bruno Serato in writing his book ‘The Power of Pasta’. Part ghostwriter, part editor, part translator: the experience of getting to know Chef Bruno and his enormous heart stays with me like a glowing flame and rekindles my hope that there’s more good in the world than bad.

Since 2005, Chef Bruno has been feeding  pasta dinners every evening to children in Orange County California who would otherwise go to bed hungry. At first, there were several dozen but it didn’t take long for the real amplitude of the problem to emerge. These were (and are) largely “motel kids” who live with their families in low-rent motels without kitchen facilities because they can’t afford other accommodations.

Caterina’s Club is the foundation Bruno set up in memory of his own mamma Caterina, who lovingly fed her children pasta every single day. Currently, Caterina’s Club  distributes approximately 3000 pasta dinners daily and has sparked similar programs in Chicago, New York, Texas, Mexico, and Italy. And not only. Caterina’s Club assists qualifying families to move out of the motels and into safe apartments they can afford and also trains teens for well-paid careers in the food-service and hospitality industry.

Books can tell an infinite number of stories and, as a translator, I love how each one that comes my way touches me uniquely and deeply. THE POWER OF PASTA is undeniable!

Intervista: Rachel Hildebrandt / Interview: Rachel Hildebrandt

Traduttrice Rachel Hildebrandt è la mente dietro la Global Literature in Libraries Initiative, un’associazione per favorire la presenza nelle biblioteche americane di letteratura tradotta. (English translation below)

Grazie Rachel per il tuo tempo. Com’è nata la Global Literature in Libraries Initiative?

E’ stata l’idea di un piccolo gruppo di traduttori che si sono accorti che i bibliotecari sono alleati naturali per promuovere la letteratura internazionale. Nel inverno 2016, abbiamo iniziato come un piccolo gruppo in contatto via email, poi il numero di persone coinvolte è cresciuto velocemente. Inoltre mi sono fatta socia della American Library Association e nel 2017 mi hanno invitato al meeting annuale dell’associazione per parlare dell’importanza della letteratura internazionale.

Quale sono gli obiettivi a breve e lungo termine?

A breve termine, vorremo organizzarci  come non profit, che ci permetterebbe di accedere a dei finanziamenti e sponsorizzazioni. Così potremmo avere una base sostenibile dal quale attivarci in modo più efficiente. I nostri progetti sono tanti. Per esempio, solo per citarne qualcuno, la creazione di liste per le biblioteche scolastiche, pubbliche, e accademiche; dei premi per letteratura in traduzione; e lo sviluppo di una piattaforma per promuovere le traduzioni auto-pubblicate. Il nostro obiettivo principale a lungo termine è di essere riconosciuta come la fonte autorevole nel contesto delle biblioteche per lo sviluppo della letteratura internazionale.

Ci sono grande differenze in Italia al livello regionale nel uso delle biblioteche. Puoi aiutarci a capire il ruolo delle biblioteche negli Stati Uniti?

Negli ultimi 20 anni c’è stato un grandissimo ri-invenzione nelle biblioteche americane. La biblioteca è sempre un depositario di libri, ma ora anche i servizi che vengono offerti hanno un ruolo importantissimo. La biblioteca è un luogo comune dove le persone si incontrano: per i gruppi di lettura, per programmi artistici, per servizi rivolti agli adolescenti, per corsi di computer, e spazi per la scrittura. Molte biblioteche si vedono come ponti fra la varie popolazioni nella loro zona, offrendo servizi agli individui che sono diverse culturalmente, etnicamente e linguisticamente. Offrono un luogo per tutti, specialmente quelli marginalizzati, tipo le persone LBGT, gli immigranti e i rifugiati, e le minoranze etniche. Le biblioteche sono specchi della società americana in termini di ampiezza e sfumature.

Secondo te, sono scettici i lettori americani verso i libri in traduzione? E se sì, come può essere superato lo scetticismo?

Non credo che il problema sia che i lettori americani sono reticenti verso la letteratura tradotta. Invece credo che non sanno dove trovare libri che vengono da altre parti del mondo che potrebbero interessarli. Inoltre, non si rendono conto di come sia NECESSARIO, nel mondo di oggi, di leggere al livello globale. Le persone guardano il mondo quando scelgono dove viaggiare  e piace dare la possibilità ai propri figli di visitare altre nazioni, ma poi quando è una questione di lettura, non guardano fuori. Ci sono delle pubblicazioni, tipo il New York Times o World Literature Today,  che parlano di libri internazionali (specialmente del genere literary fiction) ma il lettore medio non è abbonato ad esse.  Quindi non si rende conto della offerta dei libri in traduzione. Inoltre, molti lettori americani amano i libri di genere: non c’è da vergognarsi , ma bisogna prendere nota. Sì, i libri di un certo livello letterario  sono importanti, ma per vincere il cuore dei lettori americani ci vogliono autori come Fredrik Backman [Britt-Marie è stata qui, Mia nonna saluta e chiede scusa, L’uomo che metteva in ordine il mondo], Herman Koch [Caro signor M., Odessa star, Villetta con piscina, La cena] e Jonas Jonasson [Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve; L’assassino, il prete, il portiere; L’analfabeta che sapeva contare]. Allo stesso tempo, è importante che sia chiaro che questi libri sono in traduzione e vengono da altri paesi, così il lettore può dare contesto alle diversità e imparare di apprezzare altri punti di vista.

Cosa rende un libro straniero più o meno interessante in traduzione?

E’ difficile dirlo perché dipende dal tuo punto di vista. Spesso sono perplessa dai commenti delle case editrice sulla “adattabilità” di un libro al mercato americano. Gli Stati Uniti è una nazione estremamente varia, probabilmente ci saranno lettori interessati a quasi qualsiasi libro. Per esempio, io non sono una lettrice di poesia, ma per questo una collezione di poesie non sarà accolta bene? Si può applicare lo stesso ragionamento alla narrativa e la saggistica. In termini dei libri in sé, è ovvio che la qualità della traduzione e fondamentale, non solo al livello meccanico ma anche se il libro “si siede” in modo leggero e comodo nella nuova lingua. Per via della mia formazione come editor, tendo a non finire la lettura di un libro se è mancante in termini di editing; cerco una lettura “pulita”.

Come traduttrice dal tedesco, quale sfide trovi nel rendere un libro straniero per i lettori anglosassoni?

Prima di impegnarmi nelle traduzioni letterarie ho lavorato come editor e come traduttrice per testi più generici, e posso dire che un traduttore letterario dà più attenzione allo stile e alla voce di un testo.  Non solo da un punto di vista soggettivo ma con un occhio verso quello che “funziona” in inglese. L’esperienze più appagante sono quelle con autori che hanno fiducia nelle mie capacità e che mi danno flessibilità. Cioè, autori  che capiscono che una traduzione troppo legata alla struttura delle singole frasi e le scelte linguistiche non sono necessariamente le traduzioni migliori. Questi autori sono i partner più belli e più forti.

La tua piccola casa editrice, Weyward Sisters Publishing, pubblica libri tradotti in inglese dal tedesco di genere noir e polizieschi scritti da autrici in Germania, Austria e Svizzera. Conosci altri piccole case editrici che pubblicano traduzioni per un settore ristretto, come voi? Secondo te, qual è il futuro per queste piccole case editrici?

Sì, ci sono altre. Per esempio, Le French Book pubblica crime fiction francese in traduzione, mentre Plamen, Pica Pica, Istros, Gallic e Kurodahan pubblicano libri in traduzione da regioni bene precisi.  Vorrei pensare che il futuro sia positivo. Alcune case editrici stanno cercando di portare in traduzioni libri da lingue piuttosto ignote, e forse questo potrebbe sfavorire i libri dalle lingue più conosciute come tedesco o francese. Ma il fatto sta che la maggior parte dei lettori americani non hanno letto libri contemporanei in traduzione, punto. Comunque, si spera che attraverso il lavoro di queste case editrici i lettori scopriranno culture letterarie ricche e interessante.

Grazie ancora, Rachel, e complimenti per il buon lavoro che te e l’iniziativa state facendo.

 

Translator Rachel Hildebrandt is the mastermind behind the Global Literature in Libraries Initiative, a growing force in the diffusion of international literature among American libraries. Recently, Rachel agreed to answer some of my questions about GLLI and the outlook for books in translation. 

How was the Global Literature in Libraries Initiative born?

GLLI was the brainchild of a small group of translators and publishers who realized that librarians would make natural allies in their efforts to celebrate and promote international literature. Back in Winter 2016, we started out as a small email circle, and soon our base began to grow with the addition of an increasing number of librarians. We recognized early on the need to build connections with the professional associations in which librarians are active. I joined ALA as an affiliate member, and along with several librarians, I successfully proposed a session for the 2017 ALA conference on international literature and its importance to libraries. Since that time, our numbers have grown and our engagement is expanding.

What are GLLI’s short- and long-term goals?

In the short-term, one of our major goals is to situate ourselves organizationally such that we can become partners with libraries and library organizations of all kinds. We are exploring some options for fiscal sponsorship, which would provide us with umbrella nonprofit status. With this status, we would be in a good place to apply for grants and corporate sponsorships in order to create a sustainable base for us and to increase the reach of our efforts and projects. Our projects are varied, including: age- and genre-specific book lists for school, public and academic libraries; exploring options for new translated literature awards; pulling together library-focused pan-publisher catalogs across the international literature space; sessions and engagement at library conferences; developing platforms to promote self-published translations among librarians and library users. Long-term we would like to build connections with specific aspects of the library framework, such as partnerships with library venders, aggregators, e-content providers, and such. Ultimately we want to become the go-to resource for librarians seeking to globalize their collections and programs to meet the changing needs of their diverse populations of children, teen and adult users.

It’s very difficult to generalize about library use in Italy due to the great regional differences and the fact that many libraries do not maintain information about their users. One statistic regarding Italian state-run libraries mentions 1.5 million users (out of a total population of about 60.5 million inhabitants).  Can you shed any light on American libraries and their users?

American libraries have spent the past 20 years reinventing themselves. They still are repositories of countless books, but the library of today is just as much shaped by the services it provides, as it is by the number of books in its collection. Libraries have become community spaces and hubs unlike anything else we have today. They are homes to book clubs, artists in residence programs, teen services, legal services, computer labs, maker labs, writing spaces, you name it. Many libraries see themselves as the bridges between the diverse populations in their jurisdictions, and they are servicing individuals from diverse cultural, ethnic, and linguistic backgrounds. Libraries are positioned to be truly communal spaces, and they conceive of themselves as havens, ports of call and safety, for anyone and everyone. Marginalized groups in particular  – immigrants and refugees, the LBGTQ community, ethnic minorities – will find allies in libraries. Library users truly are a cross-section of American sociey in the breadth of its diversity and nuances.

Do you think American readers are skeptical about reading books that have been translated? And if so, how do you think their reluctance can be overcome?

I don’t know that the real problem is that American readers are reluctant to read translated literature. What I feel is sooner the case is that they are not knowledgeable about where to find international works in general and the kind of works that would interest them specifically. They also are not aware that in the globalized world in which we live, they really NEED to be reading globally. We like to travel the world and send our children abroad, but we don’t read the world. With that said, unless you are a reader of international literature journals or a follower of certain presses, how is the average reader going to easily find these works? The vast majority of readers are not New York Times subscribers or even know that World Literature Today exists. On the other hand, I feel like many of the international works being celebrated in the major review platforms fall solidly into the literary fiction camp. To be honest, many US readers are avid consumers of genre fiction. This isn’t something for them to feel ashamed about, but it is something for the international literature crowd to consider. Yes, we need the dark, obscure, genre-breaking works, but to be honest, what is going to win the day for US readers are authors like Backman and Koch and Jonasson. At the same time, readers need to know that these works are non-Anglophone works so they can recognize their inherent diversity and learn from the alternate perspectives that are expressed by authors around the world. I think that the answer to overcoming skepticism is a complicated one. I do firmly believe that one answer is libraries, which have a long tradition of being tastemakers for readers, young and old. We have all been handed books by librarians at various in our lives – titles we had never heard of – and been enchanted, transformed, by those books. Librarians are curators and conveyors of information and collections within a truly demographic framework. It doesn’t matter what your bank account holds, you will walk out of a library with a treasure. That cannot be said of bookshops, however lovely they may be. To me, arming librarians with the resources to intentionally globalize their collections and the means of circulating and programming with these titles will go a long way to increasing the access points of American readers to global literature.

In your opinion, what makes a foreign title more or less attractive in translation?

This is a very difficult question depending on the perspective you are coming from. I am sometimes baffled by comments from publishers about the “suitability” of a work for the US market. Since I read a broad variety of works – and I know I’m not the only one who does so – my immediate reaction to that line of reasoning is: “But the US is such a diverse country that somebody somewhere will read it.” For example, although I’m not a poetry reader, that does not mean that a work of poetry won’t find a decent reception. The same reasoning applies to all kinds of fiction and nonfiction. In terms of the works themselves, obviously the quality of a translation – how lightly and easily it rests in its new language – plays a role in the attractiveness or quality of the newly rendered work. Because of my own background as an editor, one of my personal pet peeves is the editing process, which is often skimped on by publishers these days. Regardless of the quality of the translation, I am more likely to set aside a poorly edited work then one that feels “clean” to me.

As a translator, what are some of the challenges you encounter in rendering a foreign book for English-language readers?

Prior to moving into the literary translation space, I was an editor and a more general translator. Having now experienced translation from a couple of corners, one main difference between literary translators and other translators is the issue of style and voice. And not just subjective style, but what “works” in English. The most fulfilling experiences I have had with contemporary authors have involved equal measures of trust and flexibility. The authors who are aware that dogged adherance to their sentence structures and language choices will not necessarily produce a fine work in translation, are the most librerating and powerful partners. With such support, the rendering and localization of a text is an exciting and challenging process. For me personally, dialogue is a challenge. The text itself is often easy enough to reimagine into English, but casting it into distinct voices is a completely different matter. I often read these passages out loud to just “hear” if an English speaker would actually say something a particular way.

Your small press, Weyward Sisters Publishing, brings crime and noir fiction written by female authors in Germany, Austria, and Switzerland to English-language readers. Do you know of other small presses working with translated literature and limited focus? What’s the outlook, in your opinion, for these highly specialized publishing houses?

Yes, I am aware of a few more limited-focus publishers. Le French Book publishes French crime fiction in translation, while Plamen, Pica Pica, Istros, Gallic, and Kurodahan all publish region-specific works in translation. I would like to think that the outlook for these presses is rosy. As a translator who has worked with and submitted works to other presses, I know the feeling that comes with the perception that you are up against the world. And since many of the presses in the international literature space are small, indie houses, the odds of “your” work getting picked up are relatively slim. Furthermore, as some publishers are rightly trying to diversify their source language base and favor other regions and languages, German and French works may find themselves falling increasingly out of favor. Nonetheless, regardless of the statistics, most US readers have not read all that many contemporary works from either of these languages. It may be that the specialized presses will, through their concentrations, excite new readers for these continuingly rich literary cultures.

Thank you Rachel for you time and insightful replies, and best of luck with your endeavors. 

 

Il Premio Letterario EWWA 2017/ The EWWA Literary Prize 2017

Hai mai notato quanti concorsi per la scrittura e premi di letteratura ci sono in Italia? (SCROLL DOWN FOR ENGLISH) Chi non è del mestiere potrebbe pensare che sono un esagerazione, ma per i scrittori non sono mai troppi.

La partecipazione ad un concorso è un’opportunità per la crescita, se vinci o no. L’atto di scrivere o adattare un lavoro già fatto a dei criteri ti porta ad analizzare il proprio lavoro; ti spinge a lavorare al meglio; ti stimola a finire un testo rispettando una scadenza; ti offre la possibilità di confrontarti con gli altri; e ti amplifica le tue esperienze come persona e come scrittore. E nel caso che vinci o vieni scelto come finalista, avrai maggiore visibilità e considerazione per qualsiasi cosa che produci.

I premi sono di tutti i tipi: quelli ad alto profilo e quelli piccoli; quelli con tantissime regole e quelli che lasciano molto libertà; quelli che richiedono una quota per partecipare e quelli gratis. Il trucco sta nel trovare il concorso fatto per te e il tuo modo di scrivere.

Recentemente EWWA (European Writing Women Association), con il Patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione di Amazon Publishing, ha annunciato un nuovo premio aperto a tutti (uomini e donne), senza preclusioni per quanto riguarda il genere letterario. Il tema è Storie di rinascita. Le sfide e le cadute, gli ostacoli e i traguardi nella vita di una donna. E il premio è molto interessante: il primo romanzo classificato verrà pubblicato sia in formato cartaceo sia in formato digitale da Amazon Publishing.  (Per il regolamento clicca qui.)

Amazon Publishing è la casa editrice di Amazon e produce dei libri belli, con delle copertine d’impatto, e un editing veramente professionale. L’opportunità di avere il proprio libro pubblicato da loro non va sprecato!

Have you ever noticed how many writing competitions there are? In Italy there are an incredible number. In the eyes of non-writers, it could seem that there are too many, but for writers there are never enough literary prizes.

Participation in a writing competition is an opportunity for growth, whether you win or not. The act of writing or adapting a piece in progress to specific guidelines helps you analyze your own work; it pushes you to do your best; it stimulates you to complete a piece within a set period of time; it offers you the chance to compare your work to that of others; and it adds to your experiences, as a person and as a writer. If you win or are chosen as a finalist, you will have greater visibility and be more highly regarded in the future, no matter what you write.

Literary prizes come in all shapes and sizes: high profile and virtually unknown, competitions full of rules and others that allow the writer incredible freedom, ones that require a fee and others that are free of charge. The trick is to find the competition that’s right for you and your way of writing.

Recently EWWA (European Writing Women Association), together with patronage from the Region of Lazio and in collaboration with the Italian branch of Amazon Publishing, announced a new literary competition open to all writers of Italian (whether they are male or female) and with no limitations regarding genre. As for the theme, the committee has chosen: Storie di rinascita. Le sfide e le cadute, gli ostacoli e i traguardi nella vita di una donna (Stories of rebirth. Challenges, disappointments, obstacles and accomplishments in the life of a woman.) And the prize on offer is very interesting: the first place novel will be published in both paperback and digital format by Amazon Publishing. (To read the rules, available only in Italian, click here.)

Amazon Publishing—the full-service publishing arm of Amazon—produces beautiful books, with impactful covers, and top-notch professional editing. Don’t waste your chance to have them publish your novel!

LA STORIA A QUATTRO MANI / ITALIAN HISTORY WRITTEN WITH FOUR HANDS

Le autrici milanese Elena e Michela Martignoni mi hanno parlato del loro lavoro. (Scroll down for English.) 

Da dove nasce la vostra passione per il rinascimento e la famiglia Borgia in particolare?

Michaela: Impossibile non amare il Rinascimento, epoca ricca di mistero, di arte, di fascino, di personaggi umanamente potenti, come Leonardo da Vinci o Michelangelo Buonarroti. Infatti, anche ai giorni d’oggi, gode di grande successo in tutto il mondo e ne sono una prova le fiction sui Tudor, sui Borgia, sui Medici. E’ anche l’epoca perfetta per costruire trame di romanzi.

Elena: Noi ci siamo occupate soprattutto dei Borgia che si prestano perfettamente a questo scopo: la loro storia nasconde segreti mai svelati, e le loro personalità sono così estreme, così passionali, così forti da aver ispirato decine e decine di opere. Da 500 anni il pubblico si interessa a loro e con sempre maggior interesse.

Non è frequente trovare due sorelle che scrivono in coppia. Come vi dividete i compiti? Quale sono i vantaggi/svantaggi di scrivere a quattro mani?

Michela: Noi abbiamo iniziato fin da bambine a raccontarci storie a vicenda, ed essendo sorelle abbiamo condiviso le stesse esperienze di lettura. Per noi è naturale scrivere insieme, e non vediamo svantaggi in questo. Certo non è facile perché a volte non siamo d’accordo sul taglio da dare alla vicenda, sulla descrizione di un personaggio o addirittura su un termine da usare e da ciò nascono  discussioni, ma il bene del libro prevale sempre.

Elena: Prima di scrivere abbiamo un lungo periodo in cui solo ‘discutiamo’ senza scrivere. Inventiamo la storia, stabiliamo la scaletta delle scene, il taglio e la lingua; poi ci  dividiamo i capitoli e, una volta scritti, ce li passiamo come in una partita di tennis, finché non siamo soddisfatte del risultato.

Credete che il vostro approccio a questo tipo di romanzo storico sia diverso per il fatto che siete italiane?

Elena: Sì. Noi notiamo differenza tra i nostri romanzi storici e quelli degli ‘stranieri’. Per noi scrivere un romanzo ambientato nel Rinascimento significa anche conoscere molto bene i luoghi e le abitudini della gente che ci vive: sono le radici della Storia. Ad esempio non potremmo mai scrivere un romanzo storico sulla Guerra di Secessione Americana perché non ci sentiremmo in grado di descrivere i luoghi, non conoscendoli, e le motivazioni delle due parti. Non basta studiare la Storia sui testi, secondo noi va anche capita e vissuta sul posto.

Michela: Per scrivere una storia in modo corretto, ci impegniamo nello studio dei luoghi. Quando scrivemmo un romanzo sulla congiura di Magione (Perugia) facemmo di tutto per entrare nel castello dove questa congiura si svolse, e non fu un’impresa facile perché la tenuta appartiene ai Cavalieri di Malta, ma alla fine riuscimmo anche ad assaggiare il vino che vi si produce! Dobbiamo vedere da vicino e in modo personale! Solo così si ‘entra nei personaggi’ e si possono descrivere fatti e uomini in modo credibile e rispettoso dell’epoca in cui vissero. Non basta studiare i libri di storia, bisogna sentire la storia nella pancia.

So che scrivete anche un altro genere sotto un altro nome: come siete arrivate a questa scelta e qual è venuto prima?

Michela: Noi scriviamo anche polizieschi e racconti noir sotto lo pseudonimo di Emilio Martini. Prima è venuto l’amore per la Storia, poi quello per il delitto. In realtà anche nei nostri romanzi storici sono presenti intrighi e omicidi… siamo attratte dal ‘nero’ che vive negli uomini.

Elena: Era sulla spiaggia che abbiamo quindi voluto misurarci anche con un genere contemporaneo come il poliziesco. E’ lì che il nostro protagonista è nato. Siamo già al sesto episodio della saga, più due raccolte di racconti sempre ‘neri’. Speriamo che un giorno anche un libro di Emilio Martini verrà tradotto in inglese.

So che alcuni dei vostri libri sono stati tradotti anche in spagnolo: come sono stati ricevuti dal pubblico nel paese di origine della famiglia Borgia?

Elena: Fu un’esperienza meravigliosa che ci ha regalato tanto.

Michela: Sono stati accolti molto bene, ed è stata per noi un’esperienza molto interessante vedere i nostri libri tradotti in questa bella lingua. Gli spagnoli amano il romanzo storico, e in Spagna la nostra scrittura risultava ‘esotica’. Esiste sempre il fascino della traduzione… Inoltre i Borgia sono considerati erroneamente una dinastia solo spagnola: sono originari di Jativa, ma da quando Rodrigo Borgia (il futuro papa Alessandro VI) si stabilì in Italia la famiglia si mescolò con il sangue lombardo di Vannozza Cattanei (bresciana o mantovana, non si sa con certezza). Cesare e Lucrezia crebbero e vissero in Italia e fanno parte della storia italiana.

State lavorando ad altri titoli sui Borgia?

Elena: Attualmente, stiamo facendo delle ricerche su Lucrezia. Ovviamente, lei fa parte dei romanzi che abbiamo scritto finora ma vorremo scrivere un libro su lei come una donna intelligente di carattere, costretta ad essere un pedone nella politica del Rinascimento.

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Authors Elena and Michela Martignoni live in Milan, the glistening, modern Italian city perhaps best known for its high fashion and design industry. But do not be deceived: Milan’s colorful history stretches back more than 2500 years! I asked Elena and Michela a few questions about their work.  

Where does your passion for the Italian Renaissance and the Borgia family in particular come from?

Michela: It’s impossible not to love the Renaissance! Mystery, art, seduction, and human giants such as Leonardo da Vinci and Michelangelo Buonarroti… Centuries later, people are still fascinated by it. Just consider the successes of the various miniseries in recent years on the Tudors, the Borgias, and the Medici. The Renaissance offers so much in the way of a setting for a novel!

Elena: We’ve chosen the Borgias for many of our books because they seem perfectly suited to twists and turns of plot: untold stories waiting to be revealed, over-the-top historical figures full of passion and inner strength. People have been interested in them for five hundred years and there’s no sign that interest is waning.

It’s not frequent to find two sisters who write fiction together. How do you divide the work? What are the advantages/disadvantages of writing “with four hands”?

Michela: Well, we’ve told each other stories and shared books from the time we were children so it came naturally for us to write together. Honestly, we haven’t found any disadvantages. Of course, it’s not always easy because sometimes we don’t agree on how to write a part of a story, on how to describe a character, or even on what word to use. Inevitably discussions arise, but our shared desire to write a good book always wins in the end.

Elena: In practical terms, before we actually write anything, we spend a long time just talking about what to write. We invent the story, we make an outline of the scenes, we decide on the tone and language, then we divide up the chapters. Once they’re written, we pass them back and forth like a rally in a tennis match until we’re satisfied with the result.

Do you believe your approach to this type of historical novel is different from non-Italian writers?

Elena: Absolutely. We notice differences between our historical novels and those written by foreign writers. When we write a novel set in the Italian Renaissance we’re writing about places and a culture that are part of us. For example, we could never write an historical novel about the Civil War in the United States. How could we describe the places adequately, and how could we write about the reasons that drove the two sides without knowing them intimately?

Michela: We make it a habit to study the places where historical events took place in order to get them right in a story. For example, one of our books tells the story of the well-known plot against Cesare Borgia, hatched in the town of Magione near Perugia. We went to the site, convinced that we had to find a way inside the castle where much of the intrigue took place. We needed to see the rooms and, with our mind’s eye, imagine the characters in the spaces. The castle belongs to the Knights of Malta and, after many attempts (persistence is a family trait!), we were finally admitted inside. The caretaker even served us some of the wine they produce on the estate! As you might say in English, we like to get “up close and personal.” We think it’s the only way to actually get inside the head of the characters and describe events and people in a credible and respectful way. It’s not enough to study history in books, you have to understand it on a visceral level.

I know that you also write another genre under another name: how did it come about and which genre came first for you?

Michela: We also write detective and Mediterranean noir stories under the pseudonym Emilio Martini. Our first love is for history, with crime a close second. In reality, also in our historical novels there is plenty of intrigue and murder… we’re attracted to the dark side that lives in the hearts of men and women.

Elena: We were on holiday one summer and decided to try our hand with a contemporary genre. While we were sitting on the beach the protagonist was born. At this writing, we are working on the sixth episode of the saga, plus we’ve got two collections of noir stories on the market. We hope that at some point Emilio Martini book will also be translated into English.

Some of your Borgia books have been translated into Spanish, haven’t they? How were they received by the public in the land where the Borgia family came from?

Elena: Everything about it was a wonderful, enriching experience.

Michela: It was an honor to have our books translated into such a beautiful language and during our tour in Spain we were touched by the enthusiasm of our readers. The Spanish love historical novels, and in Spain our writing was seen as ‘exotic’ even though the Borgias are erroneously considered an exclusively Spanish dynasty. The truth is they came from Jativa (not far from Valencia) but from the time Rodrigo Borgia (the future Pope Alexander VI) settled in Italy, the family mixed with northern Italian blood. Cesare and Lucrezia’s mother, Vannozza Cattanei, was from either Brescia or Mantua (her place of birth is unconfirmed) and the Borgia children grew up Italian, part of Italian history just as any of the other notables of their times such as Raphael or Niccolò Machiavelli.

Are you working on any other Borgia stories?

Elena: We’re currently doing further research on Lucrezia Borgia. While she of course appears in our novels, we are planning a book that focuses on her life as an intelligent and headstrong woman forced to play her predestined role as a pawn of Renaissance politics.

Riassunto del 2016 / 2016 in Review

Al momento che scrivo queste parole, mancano pochi giorni alla fine del 2016: un buono momento per riflettere sugli ultimi dodici mesi e considerare cos’ è in arrivo. (Scroll down for English.)

In questo anno, sono stata molto impegnata con i vari progetti di traduzione e tre delle mie traduzioni sono attualmente disponibile sulle piattaforme online. Angelica: A Made in Italy Romance, The Lustful Youth of Rodrigo Borgia, Rodrigo Borgia’s Rose. La promozione continua ad essere la sfida principale e autori indipendenti intelligenti si affidano il lavoro ad un professionista, specialmente quando il libro è in traduzione.

Un progetto misto—ghostwriting, editing, e traduzione—per Chef Bruno Serato è stata un’altra impresa durante l’anno. Attraverso la sua associazione Caterina’s Club, Chef Bruno offre a bambini svantaggiati nel Orange County California una cena calda a base di pastasciutta ogni giorno (attualmente circa 2000 ogni sera!), sostiene le famiglie in difficoltà per trovare un appartamento dignitoso, e insegna a degli adolescenti come lavorare nella ristorazione. Per me è stato un grande onore aiutare Chef Bruno raccontare la sua storia: suo libro ‘The Power of Pasta’ sarà presto disponibile.

Attualmente ho due progetti sulla mia scrivania: la traduzione di un bestseller su Amazon, che è stato sottoposto ad un maggiore editing prima di concludere con la versione in inglese; e il mio progetto personale, la traduzione di un’autrice italiana del ‘800 che non è mai stata tradotta in inglese. Entrambi i progetti offrono delle belle sfide e delle opportunità—non vedo l’ora di continuare il lavoro nel anno d’avvenire.

Una traduttrice può trasformarsi in una specie di eremita che batte sulla tastiera del computer, immersa nell’isolamento, mentre rielabora e perfeziona ogni rigo finche o sia soddisfatta o arriva la scadenza, dipende quale arrivi per primo. Ormai da tempo, ho la mia strategia per affrontare questo rischio. Prima di tutto, mi impegno nel frequentare alcuni gruppi di scrittori. A Firenze siamo fortunati ad avere una comunità letteraria molto vivace in lingue inglese e la mia interazione quasi tutte le settimane con i scrittori—che hanno molto in comune con i traduttori, forse più di quanto uno può immaginare—mi aiuta ad essere concentrata e di fare il mio meglio. Inoltre, sono socia e (dal novembre) parte del consiglio direttivo di EWWA (European Writing Women Association), una rete in crescita che offre sostegno creativo e professionale alle donne che girono intorno alla parola scritta. I contatti e gli stimoli che derivano da EWWA sono inestimabile.

Nel complesso, aspetto di continuare sulla stessa strada nel 2017, e spero che i libri che sono passati fra le mie mani possano trovare successo e che le mie interazioni—di persona o online—con altri traduttori, scrittori, e lettori offrano incoraggiamento, sostegno e magari anche nuove visioni.

I miei migliori auguri a tutti per un anno nuovo prosperoso e significativo.

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As I write this, there are only a few more days until the end of 2016: a proper moment to reflect on the last twelve months and consider what’s coming next.

My translation projects this year have kept me busy and three of them are now available on online stores: Angelica: A Made in Italy Romance, The Lustful Youth of Rodrigo Borgia, Rodrigo Borgia’s Rose. Promotion continues to be a challenge and wise indie authors entrust it to a professional, especially when it’s a question of promoting a book in translation.

Another endeavor in 2016 was a mixed project—ghostwriting, editing, and translating—for Chef Bruno Serato who, through the non-profit association Caterina’s Club, provides needy children in the Orange County California area with hot pasta meals every day (approx. 2000 each evening!), support for families in difficulty to move into adequate housing, and restaurant-hospitality training for teens. It has been an honor to help Chef Bruno tell his story in the form of the soon to be published ‘The Power of Pasta’.

I’ve got two projects on my desk at the moment: translation of an Amazon bestseller in its category, on hold until some additional editing is complete; and my pet project, translation of a 19th-century Italian author who’s never appeared in English. Both offer interesting challenges and opportunities and I look forward to continuing the work in the new year.

A translator can become a sort of hermit, pounding on her keyboard in total isolation, reworking and refining every line of a text until she’s satisfied or faced with a deadline, whichever comes first. For some time, I have my own well-defined strategy to combat this. First, I am committed to participating in writers groups. We are fortunate in Florence to have a very active English-language literary community and regular interaction with writers—who have more in common with translators than you might imagine—helps keep me focused and turning out my best work. In addition, I’m a member and (since November) on the board of directors of EWWA (the European Writing Women Association). This growing network provides creative and professional support for women who revolve around the written word. The contacts and stimulation that come from EWWA are priceless.

Overall, I look forward to continuing on much the same path in 2017, hoping that the book projects I’m involved in find success and that my interaction in person or online with other translators, writers, and readers offers encouragement, support, and if possible new insight.

Best wishes for a meaningful and prosperous new year!

PROMUOVERE UN LIBRO / BOOK PROMOTION

Sta per essere rilanciato, nel contesto di una specifica e pianificata strategia promozionale, un libro che ho tradotto di recente. La promozione di un libro è di grande importanza per trovare successo in qualsiasi campo dell’editoria—tradizionale, partnership, o self.

(Scroll down for English)

Puoi scrivere un libro favoloso, e quel libro favoloso—nella sua lingua originale e/o in traduzione—può essere messo sul mercato. Ma se i lettori non sanno che esiste, è impossibile che trovi il successo. Quando un autore indipendente mi chiede di tradurre suo libro, spiego sempre che senza un piano di promozione, l’investimento nella traduzione è sprecato—sono soldi buttati via.

Come dice Kristen Tate, editor e consulente per la promozione, “Credo fermamente che un libro ben scritto può sempre trovare i suoi lettori. Fuori dalla propria porta ci sono lettori affamati di libri belli e sorprendenti. E’ sempre più facile trovare il pubblico che apprezzerà il genere di libro che scrivi, grazie alla sempre maggiore capacità e raffinatezza degli algoritmi di ricerca e consiglio, e anche alle comunità di lettori appassionati tipo Goodreads e altre piattaforme simili.”

Forse deciderai, come autore, di rivolgerti ad un professionista come Kristen, oppure forse ti senti sufficientemente preparato e capace con i social per farlo da te, ma in entrambi i casi devi essere pronto a mettere a punto via via la tua campagna promozionale per raggiungere i tuoi lettori. La tua formula va modificata e aggiustata finche non raggiungi i tuoi obbiettivi. Nel settore si parla in inglese di ‘traction’, cioè la trazione che porta alle vendite. E questo dipende non solo da una promozione efficace ma anche dal genere, il titolo e la copertina, la descrizione o sinossi, il prezzo, la qualità della storia e la scrittura, la tempistica. La giusta combinazione di questi fattori può portare al successo, e sono tutti fondamentali. E’ un po’ come creare una nuova ricetta. Se vuoi produrre una bellissima e gustosissima torta, ti servono gli ingredienti giusti nelle proporzioni giuste, e devi anche eseguire ogni passo della preparazione nel modo corretto. Per esempio, troppo poco lievito, e la torta sarà tristemente bassa; se non la lasci in forno abbastanza, l’interno non sarà cotto e quindi non sarà mangiabile. Molto probabilmente devi fare quella torta diverse volte prima di riuscirci bene. Se la tua “torta” non viene come vuoi, cambi qualcosa nella preparazione e riprova.

Una strategia di promozione non può salvare un libro preparato in fretta e furia—come la decorazione non può nascondere una torta bruciata—ma quando curi tutti gli aspetti della tua “torta”, troverai il risultato desiderato. Dopo aver investito tempo, energia e passione per scrivere il tuo libro, non merita altrettanto in termini di promozione?

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One of the books I have recently translated is being re-launched within the context of an organized and thought-out promotional strategy, an essential element for success in publishing, whether it is traditional, partnership, or self.

You can write an amazing book and that amazing book—in its original language and/or in translation—can be made available for purchase. But if readers are unaware of its presence, success is impossible. I regularly stress with the entrepreneurial authors I translate that without a plan for promotion, their investment in translation is wasted. 

Editor and promotion consultant Kristen Tate says, “I’m a firm believer that every well-written book can find appreciative readers. They are out there, and they are hungry for books that will surprise and delight them. Thanks to the growing sophistication of search and recommendation algorithms, and to passionate communities of readers on Goodreads and other platforms, it is easier than it used to be to find an audience who will respond to the kind of fiction you write.”

Your promotion strategy may involve a professional like Kristen or you may be a savvy social media user and feel you have the necessary skills, but in either case it is important to be ready to fine-tune and adjust your campaign to your target readership until you get the results you desire. Traction for a book, followed hopefully by greater sales, depends not only on effective promotion but also on a number of other factors – genre, title and cover, description or synopsis, pricing, quality of the story and writing, timing – and success hinges on finding just the right combination. It’s something like creating a new recipe for a cake: you need the right ingredients and proportions, and proper execution of the various steps assures the result. For example, too little baking powder and the cake will turn out flat, or if you take it out of the oven too soon the inside will be uncooked and thus inedible. You’ll probably need to make that cake several times before you get it right.  If you’re not seeing results, make an adjustment and try again.

While a promotion strategy cannot make up for a poorly executed product, it is a critical factor that cannot be overlooked. Just like pretty icing cannot fully hide a burned cake. After having invested your time, energy, and passion in writing your book, doesn’t it deserve the same with regard to its promotion?

Perché pubblicarsi in digitale / “Let’s Get Digital”

L’internet è pieno di informazioni sull’auto-pubblicarsi. Perché dovresti, perché non dovresti. Come fare. Le tendenza e le prospettive. I forum e gli esempi di successo. Comunque, secondo me, ci sono poche risorse più valide del libro Let’s Get Digital di David Gaughran.

(Scroll down for English)

Ho conosciuto David al Women’s Fiction Festival a Matera nel 2014. Era uno dei relatori, invitato per parlare della sua esperienza con l’auto-pubblicazione, specialmente per quanto riguarda la promozione dei suoi libri. Dopo la sorpresa iniziale — assomiglia Giuseppe Garibaldi in modo incredibile e ha uno spiccato accento irlandese — sono rimasta affascinata: la quantità di informazioni che offriva era semplicemente colossale.

Let’s Get Digital è un libro che chiunque che si auto-pubblica o che sta considerando l’auto-pubblicazione debba leggere. E anche gli autori tradizionalisti dovrebbero leggerlo. David ha un’altro titolo che l’accompagna, particolarmente per chi ha già un po’ di esperienze nel campo, Let’s Get Visible. Attraverso questi libri, fa capire in modo chiaro che l’auto-pubblicazione non è più una strada “alternativa” per chi vuole essere diverso, ma ormai è diventata una delle alternative. Quando un autore indipendente approccia l’auto-pubblicazione in un modo professionale con una preparazione adeguata, può anche guadagnarsi da vivere, specialmente se pubblica in una lingua di larga diffusione tipo l’inglese.

Ecco alcune delle mie frasi preferite dal libro:

“E’ meglio che uno scrittore scriva cinque libri invece di trascorrere cinque anni nel tentativo di scrivere il libro perfetto.”

“Quando un lettore decide di acquistare un libro, una buona copertina è la terza cosa in ordine di importanza per determinare la sua scelta. La prima è se ha già letto qualcosa che gli è piaciuto dello stesso autore, e la seconda è una raccomandazione da una fonte di fiducia.”

“… la presentazione più professionale, abbinata ad una narrazione eccezionale, non ti farà niente se nessuno sa del tuo libro.”

Attualmente, Let’s Get Digital è disponibile in inglese, in spagnolo (Digitalìzate: Còmo auto editar y por qué), e in francese (Passon au numérique: comment s’auto-publier et surtout pourquoi). Forse David prenderebbe in considerazione di farlo tradurre in italiano se riceve abbastanza richiesta. Chi lo sa!

Let's Get Digital

The internet is full of information about self-publishing. Why you should, or why shouldn’t. How to go about it. Trends and outlook. Forums and success stories. However there are few greater sources, in my mind, than David Gaughran’s book Let’s Get Digital.

I first came in contact with David at the Women’s Fiction Festival in Matera Italy in 2014. He was on the program to speak about his experience with self-publishing, especially with regard to marketing his books. After my initial surprise over how much he looked like the Italian historical figure Giuseppe Garibaldi and adjusting my ear to his thick Irish accent, I became fascinated with the wealth of information he had to offer.

Let’s Get Digital is an absolute must-read for anyone who self-publishes or is considering self-publishing, and even for those writers who are tried-and-true traditionalists. David also has a companion title which is particularly helpful for those who have already had some experience with their books, Let’s Get Visible. As he makes clear, self-publishing is no longer an “alternative” approach but it is one of the alternatives. And when an indie author approaches self-publishing in a professional way with adequate preparation and knowledge, he or she can actually make a decent living.

Here are some of my favorite lines from the book:

“Writers are far better off writing five books than spending five years trying to write the perfect book.”

“A good cover is the third most important factor in a reader’s decision to buy a book. The first is having enjoyed reading something by the author before, and the second is a recommendation from a trusted source.”

“…the most professional presentation, combined with the best writing, will do nothing for you if nobody knows about it.”

Currently, Let’s Get Digital is also available also in Spanish and French. For readers in other languages, write to David to encourage him to have it translated. It can’t hurt to ask!

 

 

 

Eventi letterari a Firenze / Literary events in Florence

A Firenze siamo fortunati di avere durante l’anno moltissimi eventi letterari, sia in italiano che in inglese. Sono eventi per gli scrittori e per il lettori, e sono vivaci, stimolanti e estremamente vari.

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Proprio ieri sera ho partecipato alla tredicesima edizione del Open Mic at Tasso Hostel, un evento mensile (sempre il primo mercoledì) che offre uno spazio a persone che vogliono condividere le loro parole. Le parole possono prendere tante forme—racconti, brani da libri pubblicati e non, poesie, testi di canzoni, spettacoli comici—e il pubblico internazionale del Tasso Hostel dimostra sempre il loro sostegno a tutti, in qualsiasi lingua che siano. Ogni presentatore ha fino a otto minuti al microfono, per esempio ieri sera c’era, fra tanti altri, Lee Foust che ha letto un suo brano via Skype da San Francisco, l’autore Brendan Kiely che ha letto alcuni brani dal suo prossimo libro, una dimostrazione da Baret Magarian della sua incredibile padronanza con le parole, inoltre sono state lette due poesie in lingua originale (una in russo, una in italiano) con traduzione in inglese, e il conduttore per la serata, Lorenzo Novani, ha sbalordito il pubblico con la sua magia. Un’altra serata stupenda al Open Mic at Tasso Hostel!

Per quanto riguarda l’offerta di eventi letterari in lingua italiana, Le Murate è il primo locale a Firenze. Situato in uno dei quartieri più antichi di Firenze, il complesso è un ex carcere e grazie ad un abile restauro e ri-uso dei spazi, il locale è piena di energia e creatività, specialmente durante i mesi estivi quando lo spazio esterno ospita una gamma largissimo di eventi. Uno delle mie iniziative preferite a Le Murate è Le Parole nel Cassetto, il concorso letterario continuo per testi inediti. L’evento, diviso in varie serate/incontri, è appena concluso con la sua sesta edizione. Assolutamente da non perdere!

Un altro punto di riferimento a Firenze è la libreria TodoModo, dove presentazioni e altri eventi riempiano il calendario. Inoltre, c’è il Festival dello Scrittore, (il 6-8 giugno) che offre un ricchissimo programma di presentazioni, interviste e altri eventi, insieme al conferimento del premio Gregor von Rezzori-Città di Firenze per la traduzione migliore in lingua italiana di una narrativa straniera.

Il calendario di eventi in lingua inglese è altre tanto ricco. Nel arco del mese passato, ho seguito una presentazione al British Institute da una delle regine del romanzo storico, Sarah Dunant, e anche il primo Florence Writers Publishing Day che ha riunito scrittori di lingua inglese, operando in Italia, e degli esperti del settore in un evento esclusivo. L’estate in Toscana è anche particolarmente ricca di opportunità per il ritiro per scrittori di vari livelli, con lavoro intenso in un ambiente bellissima sostenuto da insegnanti/coach esperti. Inoltre, la rivista online The Sigh Press e la casa editrice The Florentine Press mantengono la loro presenza durante tutto l’anno con concorso, eventi e proposte.

La lista di tutti gli eventi letterari e organizzatori di essi a Firenze è troppa lunga da elencare qui. Per fortuna, la passione, l’entusiasmo, e la partecipazione sono in abbondanza e portano una freschezza alla città. Grazie a tutti quelli che offrono qualcosa per rendere questo possibile.

   

                                                                                                                       

 

The literary scene in Florence, in both English and Italian, is vibrant, stimulating, and offers a wide range of events for writers and readers.

Just last evening I participated in the thirteenth edition of Open Mic at Tasso Hostel, a monthly event (held on the first Wednesday) that gives space to people who want to share their words. Words can take many forms—short stories, excerpts from books, poetry, lyrics, stand-up—and the international public at Tasso Hostel consistently shows their support for them all, no matter the language. Each speaker is allowed up to eight minutes at the microphone and this month’s edition included, among others, Lee Foust reading a piece via Skype from San Francisco, two separate poems in original language (one Russian, one Italian) and in English translation, author Brendan Kiely reading several excerpts from his upcoming YA book, a demonstration of Baret Magarian’s fabulous mastery of words, and the June host, Lorenzo Novani, and his magic. Yet another wonderful evening!

The past month has also included a reading at the British Institute by one of the queens of historical fiction, Sarah Dunant, and the first Florence Writers Publishing Day which brought together local writers and industry experts for an exclusive, full day event. Summer in Tuscany is generally ripe with opportunities for writers who wish to attend retreats, while online literary journal The Sigh Press and local publisher The Florentine Press maintain a year-round presence.

As for Italian language events, Le Murate is the primary venue in town. This former women’s prison in one of the oldest Florentine neighborhoods underwent a massive renovation earlier this century to create a multi-functional complex that pulses with renewed energy and creativity, especially during the summer when the outdoor space becomes host to a variety of events. One of my favorite ongoing initiatives at Le Murate is the ongoing ‘Le Parole nel Cassetto’ literary competition that calls attention, through periodic evening readings, to unpublished short works in Italian. Brilliant!

Another of my favorite reference points in Florence is the TodoModo bookshop, where readings and other events fill their calendar, and the Festival dello Scrittore, this year 6-8 June, offers a rich program of readings, interviews and other events along with presentation of the Gregor von Rezzori-Città di Firenze prize for the best foreign fiction translated into Italian.

The list of all the literary events and organizers in Florence is too long to list here, but the dedication, enthusiasm, and participation is abundant and refreshing. Thank you to all involved who make it so.