Il potere del brainstorming / The Power of Brainstorming

Amo il brainstorming [scroll down for English]: l’energia che si genera, le idee che arrivano miracolosamente a raffica, il senso di gruppo che si forma velocemente tra i partecipanti, la profonda soddisfazione che nasce dal creare qualcosa di nuovo e di averlo fatto insieme ad altre persone.

Il brainstorming è una tecnica nata verso la fine degli anni ’30 da un promotore che stava cercando nuove idee. Spesso viene applicato nelle aziende per trovare soluzioni innovative a vari problemi, ma è anche una strategia estremamente efficace in mano agli scrittori.

Molti hanno l’idea che gli scrittori (e anche i traduttori) siano individui solitari, curvi sul computer; persone con un particolare dono nel raccontare storie, che passano ore a fare ricerche finché non chiariscono un dettaglio minuscolo. A volte, quest’immagine coincide con la realtà.

Ma c’è anche un’altra possibile immagine.

Gruppi di scrittori – due o tre, anche fino a venti – intenti ad aiutarsi a vicenda per superare un ostacolo. Il titolo giusto che non viene, un personaggio ostinato, una trama che sembra insabbiarsi o l’idea per una storia che è ancora in embrione.

Qualche volta uno scrittore può aiutarsi da solo. Ci sono vari metodi per superare un blocco: per esempio, chiedersi “cosa succederebbe se?” o aiutarsi con delle foto per calarsi nell’ambientazione o, semplicemente, cambiare il luogo dove si scrive. Il metodo che preferisco, per risolvere un problema, è lavorarci con un collega fidato o un gruppo di altri scrittori.

Alcuni delle mie esperienze più sorprendenti sono avvenute in situazioni dove i partecipanti non si conoscevano. Deve essere il contributo di idee da menti tanto diverse che porta nuova vita al processo creativo. Generalmente, il brainstorming cattura l’attenzione delle persone coinvolte – onestamente, non credo di aver mai visto qualcuno controllare i messaggi sullo smartphone durante una di queste sessioni! – e aiuta tutti a trovare maggior concentrazione e ispirazione.

I love brainstorming. I love the energy that’s generated. I love the rapid-fire ideas that seem to miraculously appear in the room. I love the sense of group that quickly forms among the participants. I love the deep satisfaction that comes from having created something new, and having done so together with other people.

Brainstorming, as a recognized concept, was born in the late 1930s by a marketer who was trying to come up with new ideas and it is often used in business contexts as a way to find innovative solutions to problems. It is also an extremely effective strategy when used by writers.

Many people have an image of writers (and translators) as being solitary figures hunched over their computers who have a natural gift for storytelling or who spend hours doing research  in order to get one tiny detail just right. And those images sometimes coincide with reality.

But there’s another image, too.

Groups of writers—two or three, or as many as twenty—working together to help each other get over a hurdle. That hurdle may take the form of an elusive title, an obstinate character, a plot that has apparently run aground, the merest kernel of a story idea.

As a writer you can sometimes help yourself get around these obstacle on your own. In fact, there are many different ways to help break through a blockage such as “what if?” questions, visual aids such as photos, or simply changing your physical surroundings, but my personal preference is to work through the problem with a trusted colleague or group.

Some of my most surprising experiences have been in situations in which almost no one knows each other—it must be the in-pouring of ideas from totally different spheres that pumps new life into the creative process. Brainstorming situations generally capture the attention of participants—I don’t think I’ve ever seen someone checking their smart phone for messages during a session!—and help everyone come away with greater focus and inspiration.

Racconti italiani in traduzione / Italian short stories in translation

Di recente [scroll down for English] ho avuto l’opportunità di ascoltare Jhumpa Lahiri, autrice e traduttrice, parlare del suo ultimo libro The Penguin Book of Italian Short Stories. Era a Firenze a promuovere questa traduzione di autori italiani del ‘900: ha firmato le copie alla mia libreria indipendente preferita (Paperback Exchange) e poi ha presentato il volume al prestigioso British Institute.

I suoi contributi alla letteratura e alla traduzione sono veramente speciali. Fra i suoi titoli, In Altre Parole, scritto in italiano (da non madrelingua e tradotto in inglese da Ann Goldstein con il titolo In Other words), ci racconta come imparare, amare e scrivere in una lingua acquisita, sia un approccio unico all’esperienza di adattarsi e vivere un’altra cultura.

Per quanto riguarda il suo lavoro di traduttore, lei ha all’attivo, fra i tanti, le traduzioni dei romanzi di Domenico Starnone e, in un’intervista pubblicata nel 2018 dalla rivista The New Yorker, Lahiri ha affermato che per lei tradurre “è più piacevole dello scrivere narrativa.” Frase pronunciata da un’autrice che con il suo libro d’esordio ha vinto un premio Pulitzer!

Apprezzo in modo particolare come la Sig.ra Lahiri pone sotto i riflettori la moderna letteratura italiana, creando un esito simile al fenomeno Elena Ferrante che ha aiutato molti lettori anglofoni non appassionanti di Letteratura (con la L maiuscola) a scoprire il piacere di leggere testi italiani in traduzione.

The Penguin Book of Italian Short Stories, curato dalla Sig.ra Lahiri contiene fra i quaranta racconti, sei traduzioni fatte da lei, occupa un posto speciale nel mio cuore. La raccolta presenta non solo grandi scrittori italiani come Italo Calvino e Primo Levi, ma anche molti autori sconosciuti che la Lahiri ha scoperto scavando nelle librerie e parlando con i suoi conoscenti.

Con lo stesso metodo anch’io ho trovato una scrittrice italiana di fine ‘900 ancora sconosciuta fuori dalla sua patria. Nessuno dei suoi libri è mai stato tradotto in inglese o, almeno, non ancora. La mia traduzione del suo titolo più conosciuto, ri-pubblicato una dozzina di volte in Italia nell’arco degli anni, è pronta e in attesa di trovare una casa editrice. Tengo le dita incrociate poiché, forse, il lavoro della Sig.ra Lahiri potrebbe attirare l’attenzione su di esso.

Recently I had the opportunity to hear author and translator Jhumpa Lahiri speak about her latest book, The Penguin Book of Italian Short Stories. She was in Florence promoting her collection of 20th-century Italian authors in translation, signing copies at my favorite, local independent bookshop, Paperback Exchange, and then presenting the book at the British Institute.

Ms. Lahiri’s contributions to literature and translation are distinctive. Among her various titles, her memoir In Altre Parole (translated into English by Ann Goldstein with the title In Other Words) about learning, loving and writing in an acquired language—in this case, Italian—is a unique approach to the experience of adapting to life in another culture. As for her translations, she’s translated Strega Prizewinner Domenico Starnone’s novels, among others, and in a 2018 interview in The New Yorker magazine, said that she finds translation “more pleasurable…than writing fiction.” And that’s from a woman whose debut short fiction collection won the Pulitzer Prize!

I am particularly appreciative of the way Ms. Lahiri shines a spotlight on modern Italian literature, having an effect similar to the Elena Ferrante phenomenon which helped many mainstream, English-language readers become aware of Italian literature in translation.

The Penguin Book of Italian Short Stories, which Ms. Lahiri edited and contains six translations by her, holds a special place in my heart because it collects stories by not only “big” Italian authors such as Italo Calvino and Primo Levi, but also by a number of little-known authors she discovered by combing used bookshops and talking with acquaintances.

This is the same way I found a late 19th-century author whose books have never appeared in English. At least they haven’t yet. My translation of the author’s most famous title (reprinted over a dozen times in Italian) is ready and waiting for the right publisher to come along, and maybe—just maybe—Ms. Lahiri’s work can act as a catalyst for an acquisitions editor.

 

 

 

Essere un autore indie / Being an indie author

Ho iniziato [scroll down for English] a scrivere questo post con la frase. “Nel 2018 ho imparato…” e poi mi sono fermata. Non perché non sapessi cosa avevo imparato ma perché la mia testa è piena di idee.

Leggo moltissime newsletter, blog e articoli—principalmente in inglese—sul mondo dell’autore indie: quale sono le novità, come raggiungere i lettori, suggerimenti per essere più produttivi, l’importanza della qualità, come fare un marketing efficiente. Non riesco a scegliere quattro o cinque cose nuove—il mondo dei libri è in costante evoluzione! Ma se devo dare un consiglio agli autori italiani (e non solo) è questo: un autore indie è un imprenditore che porta avanti la sua attività con degli scopi precisi, sfruttando le possibilità sia tradizionali che non. C’è chi scrive per hobby, per elaborare eventi personali, per scappare dalla realtà o per sfogo. L’autore indie può essere tutte queste cose ma è anche di più. Un autore che vuole competere nel mondo dei self-publisher deve avere un approccio mirato, professionale, calcolato.

Allora, la domanda nasce spontanea: Come si può fare il passo per diventare “indie”?

Prima di tutto, una persona che vuole essere indie deve imparare dagli altri indie. Per esempio fra un paio di mesi ci sarà il primo Indie Unconference Europe a Matera (11-13 aprile 2019). Sarà un’opportunità d’oro per imparare in un contesto di apertura e generosità. Lo scopo è di scambiare informazioni ed esperienze per aiutarsi, l’uno con l’altro. Parteciperanno anche molti esperti pronti a sostenere gli indie.

Consiglio anche di affidarsi a dei professionisti. Self-publishing non vuole dire fare tutto da sé. Vuole dire tenere nelle proprie mani la carriera, essere quello che prende delle decisioni e che dirige un’orchestra fatta di editor, agenti, cover artist, persone esperte di marketing, traduttori e magari anche attori per audiolibri. E’ un bel impegno ma, fatto nel modo giusto, può portare a grande soddisfazioni per l’autore e il lettore, proprio come una sinfonia dà piacere sia al compositore che agli ascoltatori.

Infine, bisogna ricordarsi che un autore indie deve impegnarsi nella sua professione come qualsiasi altro professionista—avvocato, ingegnere, giornalista, o commercialista che sia—in termini di aggiornamenti, partecipazione in associazioni professionali (ad es. Alliance of Independent Authors), investimenti economici, e ore davanti al proprio computer. Niente viene regalata, ma come dice il proverbio: “cose buone vengono a chi sa aspettare”. E io aggiungerei, anche a chi sa lavorare in modo intelligente.

I started writing this post with the words, “In 2018 I learned…” and then I stopped. I didn’t stop because I didn’t know what I’d learned but because my head is overflowing with ideas.

I read a lot of newsletters, blogs, and articles—mostly in English—about the world of the indie author: what are the new trends, how to reach readers, suggestions on how to be more productive, the importance of quality, how to market effectively. I can’t choose four or five new things I’ve learned—the world of books is constantly evolving! But if I were to give advice to Italian authors (and not only to Italians) I would say: an indie author is an entrepreneur who carries forward his or her work with precise goals, taking advantage of both traditional and non-traditional opportunities. Some people write as a hobby, some in order to elaborate personal experiences, some to escape reality or as a way to cut loose from constraints. The indie author can write for any or all of these reasons but there’s another level involved. A writer who wants to compete in the world of self-publishers needs a targeted, professional, and calculated strategy.

The question you’re asking at this point is: How can a person become an indie author?

First of all, indies learn from other indies. For example, in a few months, there will be the first Indie Unconference Europe in Matera Italy (11-13 April 2019). This will be a golden opportunity to learn in a context of openness and generosity. The aim is to exchange information and experiences in order to help each other. Also a number of experts ready to help indies are going to participate.

Another piece of advice is to trust professionals in the field. Self-publishing does not mean doing it all yourself. It means holding your career in your own hands, being the one who makes the decisions and the one who directs the orchestra, made up of editors, agents, cover artists, marketing experts, translators, and maybe even actors for an audioboook. It takes a lot of work but done right it can lead to great satisfaction, for the author and readers, much like a symphony gives pleasure to both composer and the audience.

Finally, it’s important to remember that an indie author has to be committed to his/her profession just like any other professional—for example, a lawyer, engineer, journalist or accountant—by putting in time with continuing education, belonging to professional associations (e.g. the Alliance of Independent Authors), economic investment and hours in front of a computer. Nothing comes free but as the proverb says, “good things come to those who wait.” I would also add, to those who know how to work intelligently. 

 

 

Quando il traduttore viene tradotto / When a translator is translated

Ormai, [scroll down for English] è successo due volte. La prima volta, ho avuto la stessa reazione dei miei clienti, la seconda è stato uguale: ammirazione, orgoglio, emozione e un profondo legame con la traduttrice.

Generalmente, sta a me trovare parole nuove per raccontare la storia di un autore. La storia viene dall’autore; le parole in inglese vengono da me. È successo più di una volta di vedere le lacrime negli occhi di un autore quando legge la traduzione del proprio libro e di solito condivido—con il fazzoletto in mano—l’emozione con loro.

La prima volta che una delle mie storie è stata tradotta dall’inglese all’italiano sono stata travolta da un brivido di gioia. La traduttrice, Sylvia Zanotto, ha tradotto un mio racconto per l’antologia Storie (Sostantivo femminile plural) (Nardini Editore, 2017). Mi sentivo come se quel racconto—mio bambino—avesse fatto una metamorfosi  per diventare una farfalla coloratissima, ed era sul davanzale di una finestra aperta pronto a partire per l’orizzonte.  Recentemente quel breve scritto, March On, Sisters, March On, è stato pubblicato nella sua forma originale in una rivista letteraria americana. Per me, è stato un traguardo per entrambe.

L’esperienza di collaborare con Sylvia, specialmente nel trovare le parole giuste per le frasi più colloquiali, mi ha dato maggiore comprensione e sensibilità, doti importanti quando lavoro con i miei autori. Non smetterò di ringraziarla per la sua capacità e professionalità.

La seconda volta che ho letto il mio lavoro tradotto è stata particolare per via del progetto che avevo intrapreso. In questo caso si trattava di uno scritto più grande per il quale sono stata ghostwriter, e per la raccolta del materiale, anche traduttrice.

The Power of Pasta è la storia di Chef Bruno Serato e del suo impegno verso migliaia di bambini e le loro famiglie che vivono in difficoltà, attraverso il piatto italiano più apprezzato. Recentemente il libro è stato tradotto da Paola Luciani con grande talento. La storia di Chef Bruno è un incredibile viaggio personale  e testimonianza del potere dell’amore materno. È grazie alla sua mamma Caterina che Chef Bruno ha preparato la prima pentola di spaghetti al pomodoro per i bambini ed è stato l’esempio della sua vita che ha spinto Bruno a continuare di farlo.

Senza aver saputo come il progetto stava procedendo, al momento di avere la versione italiana fra le mani, vederne le fotografie a colori e leggere la storia nella lingua madre dello chef, dalle cui origini familiari tutto ha avuto inizio, è stata un’esplosione di felicità e orgoglio.

I traduttori, e credo di poter parlare in questo senso per tutti coloro che fanno questa professione, amano come le parole trasmettono le idee e l’emozioni. L’esperienza di provare il loro fluire in due direzioni, specialmente quando appartengono a te, è un sogno che si avvera.

It’s happened twice now. The first time I saw in myself the reaction I see in my clients, the second time it was the same: awe, pride, excitement, and a deep personal attachment to the translator.

Usually, it’s my job to use different words to tell an author’s story. The story comes from their heart, the English words come from mine. I’ve seen authors wipe away a tear when they read my English translation for the first time, and I usually share the emotion with them, Kleenex in hand.

The first time one of my own stories was translated from English into Italian, by Sylvia Zanotto for the anthology Storie (Sostantivo femminile plural) (Nardini Editore, 2017), I was overwhelmed by the emotion. It was as if my baby had metamorphosed into a colorful butterfly, poised at an open window ready to take off toward the horizon. The story, “March On, Sisters, March On” which has recently been published in its original English by the literary journal Mused, is less than 2000 words long but in my eyes it was a noteworthy accomplishment, for us both.

The process of working with Sylvia to find just the right wording in several of the most colloquial passages offered me insight and added sensitivity for when I collaborate with my own authors. I thank her eternally for her skill and professionalism.

The second time I read my work in translation was rather unique due to the nature of the original project. In this case, it was an entire book that I worked on as ghostwriter and also as translator in the gathering of large portions of the material. The Power of Pasta, the story of how Chef Bruno Serato has come to help disadvantaged children and families through just about everyone’s favorite carbohydrate, has recently been beautifully translated into Italian by Paola Luciani. Chef Bruno’s story is an amazing personal journey and witness to the strength of motherly love. It was his Mamma Caterina who urged him to make the first pot of spaghetti for the kids and it was the example of her life that has motivated him to continue doing so. I was not part of the translation project and the moment when I held the Italian version of the book in my hands, saw the color photographs, and read the story in the language where it all began, I felt an explosion of happiness and pride.

I think I can speak for translators when I say that we love how words convey ideas and emotions. To experience their flow in two directions, especially when they are your own, is a dream come true.

 

Uno dei miei brani preferiti /One of my favorite passages #4

Quante volte (scroll down for English) ti è successo di affrontare una delusione che poi si trasforma inaspettatamente in una fortuna? E’ quello che succede al protagonista di”Il Monaco Che Non Aveva un Passato” di Paolo Marrone. Un libro piccolo ma con un messaggio grande.

 

Dopo un rapido controllo al terminale, la signorina mi comunicò l’amara verità: “Signore, mi dispiace, ma la tipologia del suo biglietto non prevede il cambio di volo”. Vero, avevo acquistato un last minute a un prezzo stracciato, e ora mi rendevo conto che invece di risparmiare, avrei pagato molto più del previsto se avessi deciso di prendere un altro aereo con la stessa destinazione.

“Mi scusi, ma non c’è un modo per avere un altro volo, magari pagando una piccola differenza?” – chiesi, anzi supplicai, nella vana speranza di suscitare compassione, o almeno di risvegliare un pò d’istinto materno nel cuore della giovane impiegata che avevo di fronte.

“Mi dispiace signore, ma come le ho detto il suo biglietto non è convertibile, né rimborsabile. L’unica soluzione è quella di acquistare un nuovo biglietto, se vuole”. Non osavo immaginare il costo del nuovo biglietto, considerando che in queste situazioni tu rappresenti la parte in difficoltà, quindi più debole, pertanto la norma è che ti spillano fino all’ultimo centesimo del prezzo di listino, che per un volo del genere, in piena stagione estiva, può tranquillamente superare il migliaio di euro. La parola sconto non è contemplata in questi casi. Provai a insistere, dicendo che non potevo rinunciare al viaggio, dato che il mio periodo di ferie sarebbe altrimenti andato sprecato, non potendolo più modificare. La risposta, seppur pronunciata con un sorriso e con la massima gentilezza, fu purtroppo sempre la stessa.

Rassegnato, stavo per tirar fuori la mia carta di credito per acconsentire al salasso e acquistare un nuovo biglietto, quando dietro di me sentii una voce molto gentile che mi disse, con un velato accento straniero: “Se vuole, forse io ho la soluzione al suo problema”. Mi voltai e vidi un signore molto distinto, sulla sessantina, dai lineamenti orientali, che aveva assistito a tutta la scena tra me e l’impiegata della compagnia aerea.

 

After a quick check on the computer, the young woman told me the unpleasant truth, “Sir, I’m sorry, but the type of ticket you have doesn’t allow you to change your flight.” It was true—I’d bought a last minute, super discounted ticket. With a sinking feeling, I realized I’d probably have to fork over a frightening sum if I wanted to take another flight to the same destination.

“Excuse me, but isn’t there some way to get on another flight, maybe paying a small penalty?” I asked, or rather begged with my saddest eyes, in hopes of some compassion. Perhaps I could awaken a latent maternal instinct in the heart of the employee across the counter.

“I’m sorry, sir, but as I’ve already explained, your ticket can’t be converted or refunded, and the computer is programmed to block any changes with this kind of fare. The only solution, if you want to go to New York, is to buy a new ticket.”

I didn’t dare think about how much it would cost. In these situations, you’re the one in difficulty—in other words the weak party—and the other guy will stick you with every last cent he can. It was the height of the summer season and for a flight of that type, a ticket could easily cost over a thousand Euros. The word ‘discount’ is unimaginable in these cases.

I tried to insist, explaining that I couldn’t give up on my trip. My vacation dates were fixed, I couldn’t change them. The employee’s reply, delivered with a smile and the utmost kindness, was however the same.

Resigned and about to put my credit card on the counter, giving her permission to bleed me nearly dry, I heard a very kind voice with a hint of foreign accent say behind me, “If you’d like, perhaps I have a solution to your problem.” I turned to face a very distinct gentleman, around sixty, with Asian features, who had obviously witnessed the entire scene.

Paolo Marrone’s “The Monk With No Past” is a small book but if offers a big message.

Uno dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #3

Questo mese, [scroll down for English] per la mia serie di “brani preferiti”, offro un pezzo di un libro rosa molto simpatico, Stuntlove, di Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti. Come in ogni libro rosa, ci sono due persone che sono attratte uno all’altro ma vengono frenati da qualche ostacolo, e alla conclusione c’è un happy ending. In questo caso, i due sono Angelica, una stuntwoman italiana, e David, il coordinatore dei stunt per un film americano che viene girato a Cinecittà. Un libro ideale per leggere sotto l’ombrellone.

Questo estratto è al inizio del libro quando i due si incontrano per la prima volta nel bellissimo parco del Tusolo vicino a Roma.

 

Angelica vacillò, lottando per non perdere l’equilibrio, sforzandosi di ignorare il dolore bruciante alla fronte. Vide che lui la affiancava con un movimento incredibilmente rapido e fluido e si protendeva verso di lei per aiutarla a tirarsi su. Con un sussulto di orgoglio, diede un colpo di reni e recuperò l’equilibrio. Lo fissò trionfante, incontrando il blu di uno sguardo che le ricordò la superficie di un lago ghiacciato. Angelica si produsse in un’ultima girandola di figure alla fine delle quali tirò le redini, bloccando il suo destriero. Con un volteggio balzò a terra, ma per ritrovarsi di fronte a lui. Ancora una volta l’aveva anticipata. Si studiarono per alcuni istanti in silenzio, valutandosi. Nell’aria eccitazione, adrenalina, tensione, sudore. Lasciarono che tra loro passasse una corrente alternata che mescolava tutte queste emozioni.

Alla fine fu lei a parlare: «Sei bravo.»

«Anche tu.» In quelle due parole una traccia di accento straniero.

Poi lo sconosciuto prese dalla tasca dei jeans un fazzoletto e glielo passò sulla fronte. Con una delicatezza inaspettata in un uomo del genere.

«Sanguini.»

«Succede.»

«Succede se lo fai succedere.»

Angelica scattò sulla difensiva, sottraendosi al tocco della sua mano.

«Che intendi dire?»

L’espressione di lui rimase imperturbabile.

«Intendo dire che non bisogna mai perdere la concentrazione, kid.»

L’uso di quel termine – kid, ragazzina – ottenne lo stesso effetto di un panno rosso agitato di fronte a un toro.

 

She fought to remain upright and had to ignore the burning pain at her hairline on the left side of her head. The horseman appeared in a flash at her side and, reaching out, steadied her. With a burst of pride, Angelica snapped the reins and caught her balance as Bellezza galloped away. She glared at him in triumph, meeting his blue gaze that reminded her of the surface of a frozen lake. Angelica made several final figures, reined Bellezza to a halt, and vaulted to the ground, only to find the man in front of her before she landed. Once again, he had anticipated her movements. They studied each other for several moments in silence, each trying to evaluate the other. Excitement, adrenaline, tension, and sweat filled the space between them. An alternating current flowed between their two bodies, mixing with their exhilaration. It was nearly audible.

 “You’re good,” she said.

“So are you.”

Angelica detected an accent in those three words.

He took a bandana out of the pocket of his jeans and dabbed at the scratch on her forehead. An unexpectedly gentle gesture for a man like him. “You’re bleeding.”

“It happens.”

“It happens if you let it.”

Angelica pulled away. “What are you trying to say?”

His expression remained unchanged. “I mean, kid, you should never get distracted.” Calling her ‘kid’ was like waving a red cape in front of a bull.

StuntLove di [Flumeri Elisabetta, Giacometti Gabriella]            Angelica: A Made in Italy Romance (StuntLove Book 1) by [Flumeri, Elisabetta, Giacometti, Gabriella]

This extract is from a book entitled Angelica: A Made in Italy Romance. Like all stories of its genre, there are two characters who are attracted to each other but some obstacle gets in the way of their relationship, and then of course there’s the happy ending. In this case, the two protagonists are Angelica, an Italian stuntwoman, and David, the American stunt coordinator working on the filming of an action movie at Cinecittà. It’s a ideal book to read while you’re on the beach.

Uno dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #2

Nella mia serie di “brani preferiti” [scroll down for English] propongo questo mese l’incipit di Lo Spettro dei Borgia di Elena e Michela Martignoni. Un bel giallo–tutto tradotto in inglese–che sta aspettando di trovare la giusta casa editrice per il mercato anglosassone…

Il frate si fermò davanti alla casupola solitaria, l’ultima prima dei campi che si perdevano oltre il vicolo. Si guardò alle spalle per alcuni istanti ascoltando i rumori della notte, poi afferrò il battente di ferro inchiodato all’uscio e picchiò forte. Quando vide due occhi diffidenti che lo fissavano dallo spioncino si aggiustò il cappuccio sul capo.
«Mi manda frate Tommaso» disse sotto voce.
Il catenaccio venne tirato e una vecchia comparve sulla soglia sussurrando finalmente. Gli fece strada in un angusto corridoio in penombra e lo invitò a salire la scala dietro di lei.
Arrivati al piano superiore la vecchia accese una lucerna illuminando una camera spoglia, dai muri anneriti e scrostati. Gli incensi che si consumavano in un braciere posto nel camino spento non coprivano il lezzo di malattia, accresciuto dal soffocante caldo d’agosto.
In un angolo della stanza, sopra un letto di ferro, era disteso un uomo.
«Avvicinati…» mormorò con voce affannata, poi squadrandolo aggiunse: «Tu non sei frate Tommaso.»

 

The monk stopped in front of a solitary hovel, the last before the fields that extended beyond the small street. He glanced over his shoulder, listening to the sounds of the night, then grasped the iron knocker nailed to the door. He struck metal against wood with force. Two challenging eyes stared back at him from the peephole, and he adjusted the cowl on his head.

“Brother Tommaso sent me,” he said in a hushed voice.

The chain was removed to reveal an old woman on the threshold. “Finally,” she muttered. She led him down a dank and gloomy corridor, and invited him to follow her up the stairs. They arrived at the upper floor and the old woman lit a lantern. The room was bare, the flaking walls darkened with soot. Incense burned on the grate in the fireplace but it was not enough to cover the stench of disease, which was worsened by the suffocating August heat.

A man was lying on an iron bed in a corner of the room. “Closer,” he gasped. When he got a better look at the monk he grumbled, “You ain’t Brother Tommaso.”

Lo Spettro dei Borgia di [Martignoni, Michela]

These are the opening lines of an historical crime novel, authored by Elena and Michela Martignoni, that’s all translated and waiting for the right publisher for the English-language market…

Uno dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #1

Il lavoro da traduttrice [scroll down for English] offre l’opportunità di lavorare su tantissimi testi diversi. Secondo me, è uno degli aspetti più belli di quello che faccio. Nei prossimi mesi, vorrei condividere alcuni dei miei brani preferiti fra le mie traduzioni.

Il primo viene dal libro Then She Was Born di Cristiano Gentili (“Ombra Bianca” il titolo originale), la storia di una bambina albina che vive in Africa. Ho scelto questo brano per la tenerezza che mi suscita verso la protagonista e per la sua infinita voglia di amicizia:

Dal giorno in cui la nonna le aveva detto che solo una bambina bianca come lei poteva esserle amica, Adimu aveva iniziato a fantasticare di una compagna di giochi dalla pelle candida. Aveva pensato a lei così spesso che avrebbe potuto descriverne i lineamenti con precisione. Recandosi a scuola, vide una bambola abbandonata a terra. Era bianca, del suo stesso colore. Era sporca, con un foro al posto di un occhio e priva di un braccio. Un ciuffo di capelli biondi incrostati di fango le pendeva da un lato. Il vestito era un brandello di stoffa che rimase attaccato a terra nel sollevare il giocattolo. La bambina scrutò la bambola nei minimi dettagli, poi, in un impeto di compassione, se la strinse al petto. Era stata abbandonata; sarebbe stata sua e avrebbe portato il suo stesso nome, Adimu. Continuò a camminare lungo la strada che la portava a scuola e si premurò di nascondere il suo tesoro dietro un cespuglio prima di raggiungere lo spiazzo antistante gremito di alunni.

La sera, dopo cena, la presentò alla nonna. «Guarda» disse. «Ho trovato una bambina bianca come me! L’ho nascosto, così nessuno la prenderà.»

Nkamba sorrise per mascherare la tristezza. «Così com’è nessuno te la ruberà» disse.

 

From the day her grandmother had told her that only a white girl could be her friend, Adimu dreamed of a playmate with pale skin. She thought about her so often that she was able to describe her features in detail. Going to school one morning, Adimu saw a doll on the ground, and it was her same color. She picked it up. It was dirty and had a hole in place of an eye, and it was missing one arm. A tuft of blond hair, caked with mud, hung on one side. Its dress was little more than a scrap of fabric. Adimu examined every detail of the doll that had fallen into a state of disrepair, and, in a fit of compassion, she hugged it to her chest. It had been abandoned. Now it would be hers, and she would call it “Adimu,” just like her. Along the road to school, she found a place to hide her treasure, behind a bush that was before the clearing where the other students crowded.

In the evening she showed her grandmother what she had found. “Look, Bibi,” she said. “I found a white girl, just like me! I hid her so no one will take her.”

Nkamba laughed. “In that sorry state, you don’t need to worry about anyone stealing her from you,” she said.

 

One of the best parts of being a translator is the chance to work on many different types of texts. In the coming months I’d like to share with my readers some of my favorite extracts from recent translations.

The extract above is from Then She Was Born by Cristiano Gentili, the story of an African girl with albinism. I’ve chosen this particular passage for the tenderness it evokes in me toward the protagonist and for her unending desire for friendship. 

 

Affidarsi a un editor / Getting help from an editor

Dopo mesi di lavoro [scroll down for English] per completare la traduzione di una collezione di novelle scritte da un’autrice italiana del fine ‘800, finalmente ho dato il tutto a un editor. Mi trovavo al punto di non poter più sapere dove aggiustare il testo e mi sembrava di vederlo come tanti singoli pezzi invece di un corpo intero.

L’esperienza di collaborare con un autore vivente è diverso da tradurre uno dal passato: posso dialogare con il mio cliente quando trovo un passaggio difficile e insieme possiamo trovare una soluzione. Non sto dicendo che un rapporto diretto fra autore e traduttore sostituisce la revisione o la correzione della bozza; anzi, occhi nuovi sono sempre importanti. Ma lo scambio (almeno per me) è un po’ come avere gli abbaglianti quando sto guidando la macchina lungo una strada buia di campagna. Con un’autrice morta da cent’anni, la situazione è diversa.

I dubbi sono infiniti: “Ho interpretato bene questa frase, scrivendo in inglese quello che voleva dire lei?” “Sarà possibile per i lettori che vengono da un’altra cultura capire questo concetto o devo spiegarlo o aggiungere una nota?” “Come faccio a trovare il giusto equilibrio fra lealtà al testo originale e allo stesso tempo renderlo accessibile al lettore moderno?” Con il progetto specifico che ho menzionato sopra, c’erano momenti in cui sentivo di muovermi alla cieca, un piccolo passo alla volta, con le mani messe in avanti per non urtare contro un ostacolo nascosto. Speravo con tutto il mio cuore di arrivare in fondo alla traduzione senza incorrere in errori gravi. A un certo punto, sudavo per ogni parola.

Non vedo l’ora di ricevere i commenti dall’editor.

Credo che questa mia esperienza sia molto simile a quella di un autore quando mette il suo manoscritto in mano a un esperto. Non importa se lo scopo è una pubblicazione tradizionale o self, l’editor professionista è una figura fondamentale per arrivare a un testo di qualità. Gli autori, e spesso anche i traduttori, non possono permettersi di fare a meno.

After months of work translating a late 19th century Italian author’s most famous collection of novellas, I’ve finally handed the whole thing over to a professional editor. I’d gotten to the point where I could no longer see what needed adjustment, nor could I see it from start to finish as a single entity.

Working with living authors is a different experience: I can discuss the rough spots with my client and together we can find solutions. That’s not to say an external revision or proofreading isn’t necessary—a fresh set of eyes is always important—but the give-and-take between author and translator (at least for me) is like having good headlights on my car while I’m driving on a dark country road. With an author who died a hundred years ago, the process is different.

There are constant doubts: “Have I interpreted this as she intended?” “Will my readers understand this from their own cultural perspective or do I need to explain it or make a footnote?” “How can I maintain loyalty to the original and at the same time render it accessible for a modern reader?” With this particular project, there were moments when I felt as though I was blindly taking one tiny step at a time, my hands extended in front of me in an attempt to avoid crashing into an unseen obstacle; I clung onto my hope of getting to the other side of the dark room so tightly that my knuckles turned white.

I can’t wait to get the editor’s feedback.

This experience is, I believe, very close to what an author faces when she turns her original manuscript over to an expert. Whether the aim is to have it published traditionally or to self-publish, the professional editor is a fundamental figure in the process and a step which authors, and frequently also translators, cannot afford to skip.

THE POWER OF PASTA

Recentemente ho collaborato con Chef Bruno Serato nella stesura del suo libro, ‘The Power of Pasta’. (SCROLL DOWN FOR ENGLISH.) Sono stata, in parte uguali, ghostwriter, editor e traduttrice. L’esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere Chef Bruno e il suo grandissimo cuore, e ha acceso in me una fiamma che brilla e risvegliato la convinzione che nel mondo ci sia più bello che brutto.

Ogni sera dal 2005, Chef Bruno prepara la pasta per bambini nella contea di Orange in California che altrimenti andrebbero a letto con lo stomaco vuoto. Al inizio, c’erano alcune decine di bambini ma presto la vera entità del problema si è emersa. Questi bambini erano (e sono tutt’ora) principalmente motel kids, cioè bambini che vivono con le loro famiglie in vecchi motel senza cucina o angolo cottura. Speso un motel è l’ultima spiaggia prima di diventare homeless.

Caterina’s Club è la fondazione che Bruno ha creato in memoria della sua mamma Caterina, che ha cucinato la pasta per sui figli ogni giorno e con grande amore. Attualmente, Caterina’s Club distribuisce circa 3000 piatti di pasta ogni giorno, dando esempio per altri progetti simili a Chicago, New York, Texas, Mexico, e anche in Italia. E non solo. Caterina’s Club aiuta le famiglie con certi requisiti di lasciare i motel e trasferirsi in appartamenti sicuri alla loro portata. Inoltre, la fondazione offre corsi di formazione per ragazzi svantaggiati  nel settore della ristorazione e l’ospitalità in modo che possono trovare lavori ben retribuiti.

I libri possono raccontare un’infinità di storie. Io, come traduttrice, gioisco di ogni libro che passa dalla mia scrivania e rimango sempre toccata in modo unico e profondo. Non si può negare THE POWER OF PASTA. (Nel 2018, disponibile anche in italiano.)

Recently I assisted Chef Bruno Serato in writing his book ‘The Power of Pasta’. Part ghostwriter, part editor, part translator: the experience of getting to know Chef Bruno and his enormous heart stays with me like a glowing flame and rekindles my hope that there’s more good in the world than bad.

Since 2005, Chef Bruno has been feeding  pasta dinners every evening to children in Orange County California who would otherwise go to bed hungry. At first, there were several dozen but it didn’t take long for the real amplitude of the problem to emerge. These were (and are) largely “motel kids” who live with their families in low-rent motels without kitchen facilities because they can’t afford other accommodations.

Caterina’s Club is the foundation Bruno set up in memory of his own mamma Caterina, who lovingly fed her children pasta every single day. Currently, Caterina’s Club  distributes approximately 3000 pasta dinners daily and has sparked similar programs in Chicago, New York, Texas, Mexico, and Italy. And not only. Caterina’s Club assists qualifying families to move out of the motels and into safe apartments they can afford and also trains teens for well-paid careers in the food-service and hospitality industry.

Books can tell an infinite number of stories and, as a translator, I love how each one that comes my way touches me uniquely and deeply. THE POWER OF PASTA is undeniable!