Quando il traduttore viene tradotto / When a translator is translated

Ormai, [scroll down for English] è successo due volte. La prima volta, ho avuto la stessa reazione dei miei clienti, la seconda è stato uguale: ammirazione, orgoglio, emozione e un profondo legame con la traduttrice.

Generalmente, sta a me trovare parole nuove per raccontare la storia di un autore. La storia viene dall’autore; le parole in inglese vengono da me. È successo più di una volta di vedere le lacrime negli occhi di un autore quando legge la traduzione del proprio libro e di solito condivido—con il fazzoletto in mano—l’emozione con loro.

La prima volta che una delle mie storie è stata tradotta dall’inglese all’italiano sono stata travolta da un brivido di gioia. La traduttrice, Sylvia Zanotto, ha tradotto un mio racconto per l’antologia Storie (Sostantivo femminile plural) (Nardini Editore, 2017). Mi sentivo come se quel racconto—mio bambino—avesse fatto una metamorfosi  per diventare una farfalla coloratissima, ed era sul davanzale di una finestra aperta pronto a partire per l’orizzonte.  Recentemente quel breve scritto, March On, Sisters, March On, è stato pubblicato nella sua forma originale in una rivista letteraria americana. Per me, è stato un traguardo per entrambe.

L’esperienza di collaborare con Sylvia, specialmente nel trovare le parole giuste per le frasi più colloquiali, mi ha dato maggiore comprensione e sensibilità, doti importanti quando lavoro con i miei autori. Non smetterò di ringraziarla per la sua capacità e professionalità.

La seconda volta che ho letto il mio lavoro tradotto è stata particolare per via del progetto che avevo intrapreso. In questo caso si trattava di uno scritto più grande per il quale sono stata ghostwriter, e per la raccolta del materiale, anche traduttrice.

The Power of Pasta è la storia di Chef Bruno Serato e del suo impegno verso migliaia di bambini e le loro famiglie che vivono in difficoltà, attraverso il piatto italiano più apprezzato. Recentemente è stato tradotto il libro brillantemente da Paola Luciani. La storia di Chef Bruno è un incredibile viaggio personale  e testimonianza del potere dell’amore materno. È grazie alla sua mamma Caterina che Chef Bruno ha preparato la prima pentola di spaghetti al pomodoro per i bambini ed è stato l’esempio della sua vita che ha spinto Bruno a continuare di farlo.

Senza aver saputo come il progetto stava procedendo, al momento di avere la versione italiana fra le mani, vederne le fotografia a colori e leggere la storia nella lingua madre dello chef, dalle cui origini familiari tutto ha avuto inizio, è stata un’esplosione di felicità e orgoglio.

I traduttori, e credo di poter parlare in questo senso per tutti coloro che fanno questa professione, amano come le parole trasmettono le idee e l’emozioni. L’esperienza di provare il loro fluire in due direzioni, specialmente quando appartengono a te, è un sogno che si avvera.

It’s happened twice now. The first time I saw in myself the reaction I see in my clients, the second time it was the same: awe, pride, excitement, and a deep personal attachment to the translator.

Usually, it’s my job to use different words to tell an author’s story. The story comes from their heart, the English words come from mine. I’ve seen authors wipe away a tear when they read my English translation for the first time, and I usually share the emotion with them, Kleenex in hand.

The first time one of my own stories was translated from English into Italian, by Sylvia Zanotto for the anthology Storie (Sostantivo femminile plural) (Nardini Editore, 2017), I was overwhelmed by the emotion. It was as if my baby had metamorphosed into a colorful butterfly, poised at an open window ready to take off toward the horizon. The story, “March On, Sisters, March On” which has recently been published in its original English by the literary journal Mused, is less than 2000 words long but in my eyes it was a noteworthy accomplishment, for us both.

The process of working with Sylvia to find just the right wording in several of the most colloquial passages offered me insight and added sensitivity for when I collaborate with my own authors. I thank her eternally for her skill and professionalism.

The second time I read my work in translation was rather unique due to the nature of the original project. In this case, it was an entire book that I worked on as ghostwriter and also as translator in the gathering of large portions of the material. The Power of Pasta, the story of how Chef Bruno Serato has come to help disadvantaged children and families through just about everyone’s favorite carbohydrate, has recently been beautifully translated into Italian by Paola Luciani. Chef Bruno’s story is an amazing personal journey and witness to the strength of motherly love. It was his Mamma Caterina who urged him to make the first pot of spaghetti for the kids and it was the example of her life that has motivated him to continue doing so. I was not part of the translation project and the moment when I held the Italian version of the book in my hands, saw the color photographs, and read the story in the language where it all began, I felt an explosion of happiness and pride.

I think I can speak for translators when I say that we love how words convey ideas and emotions. To experience their flow in two directions, especially when they are your own, is a dream come true.

 

Uno dei miei brani preferiti /One of my favorite passages #4

Quante volte (scroll down for English) ti è successo di affrontare una delusione che poi si trasforma inaspettatamente in una fortuna? E’ quello che succede al protagonista di”Il Monaco Che Non Aveva un Passato” di Paolo Marrone. Un libro piccolo ma con un messaggio grande.

 

Dopo un rapido controllo al terminale, la signorina mi comunicò l’amara verità: “Signore, mi dispiace, ma la tipologia del suo biglietto non prevede il cambio di volo”. Vero, avevo acquistato un last minute a un prezzo stracciato, e ora mi rendevo conto che invece di risparmiare, avrei pagato molto più del previsto se avessi deciso di prendere un altro aereo con la stessa destinazione.

“Mi scusi, ma non c’è un modo per avere un altro volo, magari pagando una piccola differenza?” – chiesi, anzi supplicai, nella vana speranza di suscitare compassione, o almeno di risvegliare un pò d’istinto materno nel cuore della giovane impiegata che avevo di fronte.

“Mi dispiace signore, ma come le ho detto il suo biglietto non è convertibile, né rimborsabile. L’unica soluzione è quella di acquistare un nuovo biglietto, se vuole”. Non osavo immaginare il costo del nuovo biglietto, considerando che in queste situazioni tu rappresenti la parte in difficoltà, quindi più debole, pertanto la norma è che ti spillano fino all’ultimo centesimo del prezzo di listino, che per un volo del genere, in piena stagione estiva, può tranquillamente superare il migliaio di euro. La parola sconto non è contemplata in questi casi. Provai a insistere, dicendo che non potevo rinunciare al viaggio, dato che il mio periodo di ferie sarebbe altrimenti andato sprecato, non potendolo più modificare. La risposta, seppur pronunciata con un sorriso e con la massima gentilezza, fu purtroppo sempre la stessa.

Rassegnato, stavo per tirar fuori la mia carta di credito per acconsentire al salasso e acquistare un nuovo biglietto, quando dietro di me sentii una voce molto gentile che mi disse, con un velato accento straniero: “Se vuole, forse io ho la soluzione al suo problema”. Mi voltai e vidi un signore molto distinto, sulla sessantina, dai lineamenti orientali, che aveva assistito a tutta la scena tra me e l’impiegata della compagnia aerea.

 

After a quick check on the computer, the young woman told me the unpleasant truth, “Sir, I’m sorry, but the type of ticket you have doesn’t allow you to change your flight.” It was true—I’d bought a last minute, super discounted ticket. With a sinking feeling, I realized I’d probably have to fork over a frightening sum if I wanted to take another flight to the same destination.

“Excuse me, but isn’t there some way to get on another flight, maybe paying a small penalty?” I asked, or rather begged with my saddest eyes, in hopes of some compassion. Perhaps I could awaken a latent maternal instinct in the heart of the employee across the counter.

“I’m sorry, sir, but as I’ve already explained, your ticket can’t be converted or refunded, and the computer is programmed to block any changes with this kind of fare. The only solution, if you want to go to New York, is to buy a new ticket.”

I didn’t dare think about how much it would cost. In these situations, you’re the one in difficulty—in other words the weak party—and the other guy will stick you with every last cent he can. It was the height of the summer season and for a flight of that type, a ticket could easily cost over a thousand Euros. The word ‘discount’ is unimaginable in these cases.

I tried to insist, explaining that I couldn’t give up on my trip. My vacation dates were fixed, I couldn’t change them. The employee’s reply, delivered with a smile and the utmost kindness, was however the same.

Resigned and about to put my credit card on the counter, giving her permission to bleed me nearly dry, I heard a very kind voice with a hint of foreign accent say behind me, “If you’d like, perhaps I have a solution to your problem.” I turned to face a very distinct gentleman, around sixty, with Asian features, who had obviously witnessed the entire scene.

Paolo Marrone’s “The Monk With No Past” is a small book but if offers a big message.

Uno dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #3

Questo mese, [scroll down for English] per la mia serie di “brani preferiti”, offro un pezzo di un libro rosa molto simpatico, Stuntlove, di Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti. Come in ogni libro rosa, ci sono due persone che sono attratte uno all’altro ma vengono frenati da qualche ostacolo, e alla conclusione c’è un happy ending. In questo caso, i due sono Angelica, una stuntwoman italiana, e David, il coordinatore dei stunt per un film americano che viene girato a Cinecittà. Un libro ideale per leggere sotto l’ombrellone.

Questo estratto è al inizio del libro quando i due si incontrano per la prima volta nel bellissimo parco del Tusolo vicino a Roma.

 

Angelica vacillò, lottando per non perdere l’equilibrio, sforzandosi di ignorare il dolore bruciante alla fronte. Vide che lui la affiancava con un movimento incredibilmente rapido e fluido e si protendeva verso di lei per aiutarla a tirarsi su. Con un sussulto di orgoglio, diede un colpo di reni e recuperò l’equilibrio. Lo fissò trionfante, incontrando il blu di uno sguardo che le ricordò la superficie di un lago ghiacciato. Angelica si produsse in un’ultima girandola di figure alla fine delle quali tirò le redini, bloccando il suo destriero. Con un volteggio balzò a terra, ma per ritrovarsi di fronte a lui. Ancora una volta l’aveva anticipata. Si studiarono per alcuni istanti in silenzio, valutandosi. Nell’aria eccitazione, adrenalina, tensione, sudore. Lasciarono che tra loro passasse una corrente alternata che mescolava tutte queste emozioni.

Alla fine fu lei a parlare: «Sei bravo.»

«Anche tu.» In quelle due parole una traccia di accento straniero.

Poi lo sconosciuto prese dalla tasca dei jeans un fazzoletto e glielo passò sulla fronte. Con una delicatezza inaspettata in un uomo del genere.

«Sanguini.»

«Succede.»

«Succede se lo fai succedere.»

Angelica scattò sulla difensiva, sottraendosi al tocco della sua mano.

«Che intendi dire?»

L’espressione di lui rimase imperturbabile.

«Intendo dire che non bisogna mai perdere la concentrazione, kid.»

L’uso di quel termine – kid, ragazzina – ottenne lo stesso effetto di un panno rosso agitato di fronte a un toro.

 

She fought to remain upright and had to ignore the burning pain at her hairline on the left side of her head. The horseman appeared in a flash at her side and, reaching out, steadied her. With a burst of pride, Angelica snapped the reins and caught her balance as Bellezza galloped away. She glared at him in triumph, meeting his blue gaze that reminded her of the surface of a frozen lake. Angelica made several final figures, reined Bellezza to a halt, and vaulted to the ground, only to find the man in front of her before she landed. Once again, he had anticipated her movements. They studied each other for several moments in silence, each trying to evaluate the other. Excitement, adrenaline, tension, and sweat filled the space between them. An alternating current flowed between their two bodies, mixing with their exhilaration. It was nearly audible.

 “You’re good,” she said.

“So are you.”

Angelica detected an accent in those three words.

He took a bandana out of the pocket of his jeans and dabbed at the scratch on her forehead. An unexpectedly gentle gesture for a man like him. “You’re bleeding.”

“It happens.”

“It happens if you let it.”

Angelica pulled away. “What are you trying to say?”

His expression remained unchanged. “I mean, kid, you should never get distracted.” Calling her ‘kid’ was like waving a red cape in front of a bull.

StuntLove di [Flumeri Elisabetta, Giacometti Gabriella]            Angelica: A Made in Italy Romance (StuntLove Book 1) by [Flumeri, Elisabetta, Giacometti, Gabriella]

This extract is from a book entitled Angelica: A Made in Italy Romance. Like all stories of its genre, there are two characters who are attracted to each other but some obstacle gets in the way of their relationship, and then of course there’s the happy ending. In this case, the two protagonists are Angelica, an Italian stuntwoman, and David, the American stunt coordinator working on the filming of an action movie at Cinecittà. It’s a ideal book to read while you’re on the beach.

Uno dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #2

Nella mia serie di “brani preferiti” [scroll down for English] propongo questo mese l’incipit di Lo Spettro dei Borgia di Elena e Michela Martignoni. Un bel giallo–tutto tradotto in inglese–che sta aspettando di trovare la giusta casa editrice per il mercato anglosassone…

Il frate si fermò davanti alla casupola solitaria, l’ultima prima dei campi che si perdevano oltre il vicolo. Si guardò alle spalle per alcuni istanti ascoltando i rumori della notte, poi afferrò il battente di ferro inchiodato all’uscio e picchiò forte. Quando vide due occhi diffidenti che lo fissavano dallo spioncino si aggiustò il cappuccio sul capo.
«Mi manda frate Tommaso» disse sotto voce.
Il catenaccio venne tirato e una vecchia comparve sulla soglia sussurrando finalmente. Gli fece strada in un angusto corridoio in penombra e lo invitò a salire la scala dietro di lei.
Arrivati al piano superiore la vecchia accese una lucerna illuminando una camera spoglia, dai muri anneriti e scrostati. Gli incensi che si consumavano in un braciere posto nel camino spento non coprivano il lezzo di malattia, accresciuto dal soffocante caldo d’agosto.
In un angolo della stanza, sopra un letto di ferro, era disteso un uomo.
«Avvicinati…» mormorò con voce affannata, poi squadrandolo aggiunse: «Tu non sei frate Tommaso.»

 

The monk stopped in front of a solitary hovel, the last before the fields that extended beyond the small street. He glanced over his shoulder, listening to the sounds of the night, then grasped the iron knocker nailed to the door. He struck metal against wood with force. Two challenging eyes stared back at him from the peephole, and he adjusted the cowl on his head.

“Brother Tommaso sent me,” he said in a hushed voice.

The chain was removed to reveal an old woman on the threshold. “Finally,” she muttered. She led him down a dank and gloomy corridor, and invited him to follow her up the stairs. They arrived at the upper floor and the old woman lit a lantern. The room was bare, the flaking walls darkened with soot. Incense burned on the grate in the fireplace but it was not enough to cover the stench of disease, which was worsened by the suffocating August heat.

A man was lying on an iron bed in a corner of the room. “Closer,” he gasped. When he got a better look at the monk he grumbled, “You ain’t Brother Tommaso.”

Lo Spettro dei Borgia di [Martignoni, Michela]

These are the opening lines of an historical crime novel, authored by Elena and Michela Martignoni, that’s all translated and waiting for the right publisher for the English-language market…

Uno dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #1

Il lavoro da traduttrice [scroll down for English] offre l’opportunità di lavorare su tantissimi testi diversi. Secondo me, è uno degli aspetti più belli di quello che faccio. Nei prossimi mesi, vorrei condividere alcuni dei miei brani preferiti fra le mie traduzioni.

Il primo viene dal libro Then She Was Born di Cristiano Gentili (“Ombra Bianca” il titolo originale), la storia di una bambina albina che vive in Africa. Ho scelto questo brano per la tenerezza che mi suscita verso la protagonista e per la sua infinita voglia di amicizia:

Dal giorno in cui la nonna le aveva detto che solo una bambina bianca come lei poteva esserle amica, Adimu aveva iniziato a fantasticare di una compagna di giochi dalla pelle candida. Aveva pensato a lei così spesso che avrebbe potuto descriverne i lineamenti con precisione. Recandosi a scuola, vide una bambola abbandonata a terra. Era bianca, del suo stesso colore. Era sporca, con un foro al posto di un occhio e priva di un braccio. Un ciuffo di capelli biondi incrostati di fango le pendeva da un lato. Il vestito era un brandello di stoffa che rimase attaccato a terra nel sollevare il giocattolo. La bambina scrutò la bambola nei minimi dettagli, poi, in un impeto di compassione, se la strinse al petto. Era stata abbandonata; sarebbe stata sua e avrebbe portato il suo stesso nome, Adimu. Continuò a camminare lungo la strada che la portava a scuola e si premurò di nascondere il suo tesoro dietro un cespuglio prima di raggiungere lo spiazzo antistante gremito di alunni.

La sera, dopo cena, la presentò alla nonna. «Guarda» disse. «Ho trovato una bambina bianca come me! L’ho nascosto, così nessuno la prenderà.»

Nkamba sorrise per mascherare la tristezza. «Così com’è nessuno te la ruberà» disse.

 

From the day her grandmother had told her that only a white girl could be her friend, Adimu dreamed of a playmate with pale skin. She thought about her so often that she was able to describe her features in detail. Going to school one morning, Adimu saw a doll on the ground, and it was her same color. She picked it up. It was dirty and had a hole in place of an eye, and it was missing one arm. A tuft of blond hair, caked with mud, hung on one side. Its dress was little more than a scrap of fabric. Adimu examined every detail of the doll that had fallen into a state of disrepair, and, in a fit of compassion, she hugged it to her chest. It had been abandoned. Now it would be hers, and she would call it “Adimu,” just like her. Along the road to school, she found a place to hide her treasure, behind a bush that was before the clearing where the other students crowded.

In the evening she showed her grandmother what she had found. “Look, Bibi,” she said. “I found a white girl, just like me! I hid her so no one will take her.”

Nkamba laughed. “In that sorry state, you don’t need to worry about anyone stealing her from you,” she said.

 

One of the best parts of being a translator is the chance to work on many different types of texts. In the coming months I’d like to share with my readers some of my favorite extracts from recent translations.

The extract above is from Then She Was Born by Cristiano Gentili, the story of an African girl with albinism. I’ve chosen this particular passage for the tenderness it evokes in me toward the protagonist and for her unending desire for friendship. 

 

Affidarsi a un editor / Getting help from an editor

Dopo mesi di lavoro [scroll down for English] per completare la traduzione di una collezione di novelle scritte da un’autrice italiana del fine ‘800, finalmente ho dato il tutto a un editor. Mi trovavo al punto di non poter più sapere dove aggiustare il testo e mi sembrava di vederlo come tanti singoli pezzi invece di un corpo intero.

L’esperienza di collaborare con un autore vivente è diverso da tradurre uno dal passato: posso dialogare con il mio cliente quando trovo un passaggio difficile e insieme possiamo trovare una soluzione. Non sto dicendo che un rapporto diretto fra autore e traduttore sostituisce la revisione o la correzione della bozza; anzi, occhi nuovi sono sempre importanti. Ma lo scambio (almeno per me) è un po’ come avere gli abbaglianti quando sto guidando la macchina lungo una strada buia di campagna. Con un’autrice morta da cent’anni, la situazione è diversa.

I dubbi sono infiniti: “Ho interpretato bene questa frase, scrivendo in inglese quello che voleva dire lei?” “Sarà possibile per i lettori che vengono da un’altra cultura capire questo concetto o devo spiegarlo o aggiungere una nota?” “Come faccio a trovare il giusto equilibrio fra lealtà al testo originale e allo stesso tempo renderlo accessibile al lettore moderno?” Con il progetto specifico che ho menzionato sopra, c’erano momenti in cui sentivo di muovermi alla cieca, un piccolo passo alla volta, con le mani messe in avanti per non urtare contro un ostacolo nascosto. Speravo con tutto il mio cuore di arrivare in fondo alla traduzione senza incorrere in errori gravi. A un certo punto, sudavo per ogni parola.

Non vedo l’ora di ricevere i commenti dall’editor.

Credo che questa mia esperienza sia molto simile a quella di un autore quando mette il suo manoscritto in mano a un esperto. Non importa se lo scopo è una pubblicazione tradizionale o self, l’editor professionista è una figura fondamentale per arrivare a un testo di qualità. Gli autori, e spesso anche i traduttori, non possono permettersi di fare a meno.

After months of work translating a late 19th century Italian author’s most famous collection of novellas, I’ve finally handed the whole thing over to a professional editor. I’d gotten to the point where I could no longer see what needed adjustment, nor could I see it from start to finish as a single entity.

Working with living authors is a different experience: I can discuss the rough spots with my client and together we can find solutions. That’s not to say an external revision or proofreading isn’t necessary—a fresh set of eyes is always important—but the give-and-take between author and translator (at least for me) is like having good headlights on my car while I’m driving on a dark country road. With an author who died a hundred years ago, the process is different.

There are constant doubts: “Have I interpreted this as she intended?” “Will my readers understand this from their own cultural perspective or do I need to explain it or make a footnote?” “How can I maintain loyalty to the original and at the same time render it accessible for a modern reader?” With this particular project, there were moments when I felt as though I was blindly taking one tiny step at a time, my hands extended in front of me in an attempt to avoid crashing into an unseen obstacle; I clung onto my hope of getting to the other side of the dark room so tightly that my knuckles turned white.

I can’t wait to get the editor’s feedback.

This experience is, I believe, very close to what an author faces when she turns her original manuscript over to an expert. Whether the aim is to have it published traditionally or to self-publish, the professional editor is a fundamental figure in the process and a step which authors, and frequently also translators, cannot afford to skip.

THE POWER OF PASTA

Recentemente ho collaborato con Chef Bruno Serato nella stesura del suo libro, ‘The Power of Pasta’. (SCROLL DOWN FOR ENGLISH.) Sono stata, in parte uguali, ghostwriter, editor e traduttrice. L’esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere Chef Bruno e il suo grandissimo cuore, e ha acceso in me una fiamma che brilla e risvegliato la convinzione che nel mondo ci sia più bello che brutto.

Ogni sera dal 2005, Chef Bruno prepara la pasta per bambini nella contea di Orange in California che altrimenti andrebbero a letto con lo stomaco vuoto. Al inizio, c’erano alcune decine di bambini ma presto la vera entità del problema si è emersa. Questi bambini erano (e sono tutt’ora) principalmente motel kids, cioè bambini che vivono con le loro famiglie in vecchi motel senza cucina o angolo cottura. Speso un motel è l’ultima spiaggia prima di diventare homeless.

Caterina’s Club è la fondazione che Bruno ha creato in memoria della sua mamma Caterina, che ha cucinato la pasta per sui figli ogni giorno e con grande amore. Attualmente, Caterina’s Club distribuisce circa 3000 piatti di pasta ogni giorno, dando esempio per altri progetti simili a Chicago, New York, Texas, Mexico, e anche in Italia. E non solo. Caterina’s Club aiuta le famiglie con certi requisiti di lasciare i motel e trasferirsi in appartamenti sicuri alla loro portata. Inoltre, la fondazione offre corsi di formazione per ragazzi svantaggiati  nel settore della ristorazione e l’ospitalità in modo che possono trovare lavori ben retribuiti.

I libri possono raccontare un’infinità di storie. Io, come traduttrice, gioisco di ogni libro che passa dalla mia scrivania e rimango sempre toccata in modo unico e profondo. Non si può negare THE POWER OF PASTA. (Nel 2018, disponibile anche in italiano.)

Recently I assisted Chef Bruno Serato in writing his book ‘The Power of Pasta’. Part ghostwriter, part editor, part translator: the experience of getting to know Chef Bruno and his enormous heart stays with me like a glowing flame and rekindles my hope that there’s more good in the world than bad.

Since 2005, Chef Bruno has been feeding  pasta dinners every evening to children in Orange County California who would otherwise go to bed hungry. At first, there were several dozen but it didn’t take long for the real amplitude of the problem to emerge. These were (and are) largely “motel kids” who live with their families in low-rent motels without kitchen facilities because they can’t afford other accommodations.

Caterina’s Club is the foundation Bruno set up in memory of his own mamma Caterina, who lovingly fed her children pasta every single day. Currently, Caterina’s Club  distributes approximately 3000 pasta dinners daily and has sparked similar programs in Chicago, New York, Texas, Mexico, and Italy. And not only. Caterina’s Club assists qualifying families to move out of the motels and into safe apartments they can afford and also trains teens for well-paid careers in the food-service and hospitality industry.

Books can tell an infinite number of stories and, as a translator, I love how each one that comes my way touches me uniquely and deeply. THE POWER OF PASTA is undeniable!

Intervista: Rachel Hildebrandt / Interview: Rachel Hildebrandt

Traduttrice Rachel Hildebrandt è la mente dietro la Global Literature in Libraries Initiative, un’associazione per favorire la presenza nelle biblioteche americane di letteratura tradotta. (English translation below)

Grazie Rachel per il tuo tempo. Com’è nata la Global Literature in Libraries Initiative?

E’ stata l’idea di un piccolo gruppo di traduttori che si sono accorti che i bibliotecari sono alleati naturali per promuovere la letteratura internazionale. Nel inverno 2016, abbiamo iniziato come un piccolo gruppo in contatto via email, poi il numero di persone coinvolte è cresciuto velocemente. Inoltre mi sono fatta socia della American Library Association e nel 2017 mi hanno invitato al meeting annuale dell’associazione per parlare dell’importanza della letteratura internazionale.

Quale sono gli obiettivi a breve e lungo termine?

A breve termine, vorremo organizzarci  come non profit, che ci permetterebbe di accedere a dei finanziamenti e sponsorizzazioni. Così potremmo avere una base sostenibile dal quale attivarci in modo più efficiente. I nostri progetti sono tanti. Per esempio, solo per citarne qualcuno, la creazione di liste per le biblioteche scolastiche, pubbliche, e accademiche; dei premi per letteratura in traduzione; e lo sviluppo di una piattaforma per promuovere le traduzioni auto-pubblicate. Il nostro obiettivo principale a lungo termine è di essere riconosciuta come la fonte autorevole nel contesto delle biblioteche per lo sviluppo della letteratura internazionale.

Ci sono grande differenze in Italia al livello regionale nel uso delle biblioteche. Puoi aiutarci a capire il ruolo delle biblioteche negli Stati Uniti?

Negli ultimi 20 anni c’è stato un grandissimo ri-invenzione nelle biblioteche americane. La biblioteca è sempre un depositario di libri, ma ora anche i servizi che vengono offerti hanno un ruolo importantissimo. La biblioteca è un luogo comune dove le persone si incontrano: per i gruppi di lettura, per programmi artistici, per servizi rivolti agli adolescenti, per corsi di computer, e spazi per la scrittura. Molte biblioteche si vedono come ponti fra la varie popolazioni nella loro zona, offrendo servizi agli individui che sono diverse culturalmente, etnicamente e linguisticamente. Offrono un luogo per tutti, specialmente quelli marginalizzati, tipo le persone LBGT, gli immigranti e i rifugiati, e le minoranze etniche. Le biblioteche sono specchi della società americana in termini di ampiezza e sfumature.

Secondo te, sono scettici i lettori americani verso i libri in traduzione? E se sì, come può essere superato lo scetticismo?

Non credo che il problema sia che i lettori americani sono reticenti verso la letteratura tradotta. Invece credo che non sanno dove trovare libri che vengono da altre parti del mondo che potrebbero interessarli. Inoltre, non si rendono conto di come sia NECESSARIO, nel mondo di oggi, di leggere al livello globale. Le persone guardano il mondo quando scelgono dove viaggiare  e piace dare la possibilità ai propri figli di visitare altre nazioni, ma poi quando è una questione di lettura, non guardano fuori. Ci sono delle pubblicazioni, tipo il New York Times o World Literature Today,  che parlano di libri internazionali (specialmente del genere literary fiction) ma il lettore medio non è abbonato ad esse.  Quindi non si rende conto della offerta dei libri in traduzione. Inoltre, molti lettori americani amano i libri di genere: non c’è da vergognarsi , ma bisogna prendere nota. Sì, i libri di un certo livello letterario  sono importanti, ma per vincere il cuore dei lettori americani ci vogliono autori come Fredrik Backman [Britt-Marie è stata qui, Mia nonna saluta e chiede scusa, L’uomo che metteva in ordine il mondo], Herman Koch [Caro signor M., Odessa star, Villetta con piscina, La cena] e Jonas Jonasson [Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve; L’assassino, il prete, il portiere; L’analfabeta che sapeva contare]. Allo stesso tempo, è importante che sia chiaro che questi libri sono in traduzione e vengono da altri paesi, così il lettore può dare contesto alle diversità e imparare di apprezzare altri punti di vista.

Cosa rende un libro straniero più o meno interessante in traduzione?

E’ difficile dirlo perché dipende dal tuo punto di vista. Spesso sono perplessa dai commenti delle case editrice sulla “adattabilità” di un libro al mercato americano. Gli Stati Uniti è una nazione estremamente varia, probabilmente ci saranno lettori interessati a quasi qualsiasi libro. Per esempio, io non sono una lettrice di poesia, ma per questo una collezione di poesie non sarà accolta bene? Si può applicare lo stesso ragionamento alla narrativa e la saggistica. In termini dei libri in sé, è ovvio che la qualità della traduzione e fondamentale, non solo al livello meccanico ma anche se il libro “si siede” in modo leggero e comodo nella nuova lingua. Per via della mia formazione come editor, tendo a non finire la lettura di un libro se è mancante in termini di editing; cerco una lettura “pulita”.

Come traduttrice dal tedesco, quale sfide trovi nel rendere un libro straniero per i lettori anglosassoni?

Prima di impegnarmi nelle traduzioni letterarie ho lavorato come editor e come traduttrice per testi più generici, e posso dire che un traduttore letterario dà più attenzione allo stile e alla voce di un testo.  Non solo da un punto di vista soggettivo ma con un occhio verso quello che “funziona” in inglese. L’esperienze più appagante sono quelle con autori che hanno fiducia nelle mie capacità e che mi danno flessibilità. Cioè, autori  che capiscono che una traduzione troppo legata alla struttura delle singole frasi e le scelte linguistiche non sono necessariamente le traduzioni migliori. Questi autori sono i partner più belli e più forti.

La tua piccola casa editrice, Weyward Sisters Publishing, pubblica libri tradotti in inglese dal tedesco di genere noir e polizieschi scritti da autrici in Germania, Austria e Svizzera. Conosci altri piccole case editrici che pubblicano traduzioni per un settore ristretto, come voi? Secondo te, qual è il futuro per queste piccole case editrici?

Sì, ci sono altre. Per esempio, Le French Book pubblica crime fiction francese in traduzione, mentre Plamen, Pica Pica, Istros, Gallic e Kurodahan pubblicano libri in traduzione da regioni bene precisi.  Vorrei pensare che il futuro sia positivo. Alcune case editrici stanno cercando di portare in traduzioni libri da lingue piuttosto ignote, e forse questo potrebbe sfavorire i libri dalle lingue più conosciute come tedesco o francese. Ma il fatto sta che la maggior parte dei lettori americani non hanno letto libri contemporanei in traduzione, punto. Comunque, si spera che attraverso il lavoro di queste case editrici i lettori scopriranno culture letterarie ricche e interessante.

Grazie ancora, Rachel, e complimenti per il buon lavoro che te e l’iniziativa state facendo.

 

Translator Rachel Hildebrandt is the mastermind behind the Global Literature in Libraries Initiative, a growing force in the diffusion of international literature among American libraries. Recently, Rachel agreed to answer some of my questions about GLLI and the outlook for books in translation. 

How was the Global Literature in Libraries Initiative born?

GLLI was the brainchild of a small group of translators and publishers who realized that librarians would make natural allies in their efforts to celebrate and promote international literature. Back in Winter 2016, we started out as a small email circle, and soon our base began to grow with the addition of an increasing number of librarians. We recognized early on the need to build connections with the professional associations in which librarians are active. I joined ALA as an affiliate member, and along with several librarians, I successfully proposed a session for the 2017 ALA conference on international literature and its importance to libraries. Since that time, our numbers have grown and our engagement is expanding.

What are GLLI’s short- and long-term goals?

In the short-term, one of our major goals is to situate ourselves organizationally such that we can become partners with libraries and library organizations of all kinds. We are exploring some options for fiscal sponsorship, which would provide us with umbrella nonprofit status. With this status, we would be in a good place to apply for grants and corporate sponsorships in order to create a sustainable base for us and to increase the reach of our efforts and projects. Our projects are varied, including: age- and genre-specific book lists for school, public and academic libraries; exploring options for new translated literature awards; pulling together library-focused pan-publisher catalogs across the international literature space; sessions and engagement at library conferences; developing platforms to promote self-published translations among librarians and library users. Long-term we would like to build connections with specific aspects of the library framework, such as partnerships with library venders, aggregators, e-content providers, and such. Ultimately we want to become the go-to resource for librarians seeking to globalize their collections and programs to meet the changing needs of their diverse populations of children, teen and adult users.

It’s very difficult to generalize about library use in Italy due to the great regional differences and the fact that many libraries do not maintain information about their users. One statistic regarding Italian state-run libraries mentions 1.5 million users (out of a total population of about 60.5 million inhabitants).  Can you shed any light on American libraries and their users?

American libraries have spent the past 20 years reinventing themselves. They still are repositories of countless books, but the library of today is just as much shaped by the services it provides, as it is by the number of books in its collection. Libraries have become community spaces and hubs unlike anything else we have today. They are homes to book clubs, artists in residence programs, teen services, legal services, computer labs, maker labs, writing spaces, you name it. Many libraries see themselves as the bridges between the diverse populations in their jurisdictions, and they are servicing individuals from diverse cultural, ethnic, and linguistic backgrounds. Libraries are positioned to be truly communal spaces, and they conceive of themselves as havens, ports of call and safety, for anyone and everyone. Marginalized groups in particular  – immigrants and refugees, the LBGTQ community, ethnic minorities – will find allies in libraries. Library users truly are a cross-section of American sociey in the breadth of its diversity and nuances.

Do you think American readers are skeptical about reading books that have been translated? And if so, how do you think their reluctance can be overcome?

I don’t know that the real problem is that American readers are reluctant to read translated literature. What I feel is sooner the case is that they are not knowledgeable about where to find international works in general and the kind of works that would interest them specifically. They also are not aware that in the globalized world in which we live, they really NEED to be reading globally. We like to travel the world and send our children abroad, but we don’t read the world. With that said, unless you are a reader of international literature journals or a follower of certain presses, how is the average reader going to easily find these works? The vast majority of readers are not New York Times subscribers or even know that World Literature Today exists. On the other hand, I feel like many of the international works being celebrated in the major review platforms fall solidly into the literary fiction camp. To be honest, many US readers are avid consumers of genre fiction. This isn’t something for them to feel ashamed about, but it is something for the international literature crowd to consider. Yes, we need the dark, obscure, genre-breaking works, but to be honest, what is going to win the day for US readers are authors like Backman and Koch and Jonasson. At the same time, readers need to know that these works are non-Anglophone works so they can recognize their inherent diversity and learn from the alternate perspectives that are expressed by authors around the world. I think that the answer to overcoming skepticism is a complicated one. I do firmly believe that one answer is libraries, which have a long tradition of being tastemakers for readers, young and old. We have all been handed books by librarians at various in our lives – titles we had never heard of – and been enchanted, transformed, by those books. Librarians are curators and conveyors of information and collections within a truly demographic framework. It doesn’t matter what your bank account holds, you will walk out of a library with a treasure. That cannot be said of bookshops, however lovely they may be. To me, arming librarians with the resources to intentionally globalize their collections and the means of circulating and programming with these titles will go a long way to increasing the access points of American readers to global literature.

In your opinion, what makes a foreign title more or less attractive in translation?

This is a very difficult question depending on the perspective you are coming from. I am sometimes baffled by comments from publishers about the “suitability” of a work for the US market. Since I read a broad variety of works – and I know I’m not the only one who does so – my immediate reaction to that line of reasoning is: “But the US is such a diverse country that somebody somewhere will read it.” For example, although I’m not a poetry reader, that does not mean that a work of poetry won’t find a decent reception. The same reasoning applies to all kinds of fiction and nonfiction. In terms of the works themselves, obviously the quality of a translation – how lightly and easily it rests in its new language – plays a role in the attractiveness or quality of the newly rendered work. Because of my own background as an editor, one of my personal pet peeves is the editing process, which is often skimped on by publishers these days. Regardless of the quality of the translation, I am more likely to set aside a poorly edited work then one that feels “clean” to me.

As a translator, what are some of the challenges you encounter in rendering a foreign book for English-language readers?

Prior to moving into the literary translation space, I was an editor and a more general translator. Having now experienced translation from a couple of corners, one main difference between literary translators and other translators is the issue of style and voice. And not just subjective style, but what “works” in English. The most fulfilling experiences I have had with contemporary authors have involved equal measures of trust and flexibility. The authors who are aware that dogged adherance to their sentence structures and language choices will not necessarily produce a fine work in translation, are the most librerating and powerful partners. With such support, the rendering and localization of a text is an exciting and challenging process. For me personally, dialogue is a challenge. The text itself is often easy enough to reimagine into English, but casting it into distinct voices is a completely different matter. I often read these passages out loud to just “hear” if an English speaker would actually say something a particular way.

Your small press, Weyward Sisters Publishing, brings crime and noir fiction written by female authors in Germany, Austria, and Switzerland to English-language readers. Do you know of other small presses working with translated literature and limited focus? What’s the outlook, in your opinion, for these highly specialized publishing houses?

Yes, I am aware of a few more limited-focus publishers. Le French Book publishes French crime fiction in translation, while Plamen, Pica Pica, Istros, Gallic, and Kurodahan all publish region-specific works in translation. I would like to think that the outlook for these presses is rosy. As a translator who has worked with and submitted works to other presses, I know the feeling that comes with the perception that you are up against the world. And since many of the presses in the international literature space are small, indie houses, the odds of “your” work getting picked up are relatively slim. Furthermore, as some publishers are rightly trying to diversify their source language base and favor other regions and languages, German and French works may find themselves falling increasingly out of favor. Nonetheless, regardless of the statistics, most US readers have not read all that many contemporary works from either of these languages. It may be that the specialized presses will, through their concentrations, excite new readers for these continuingly rich literary cultures.

Thank you Rachel for you time and insightful replies, and best of luck with your endeavors. 

 

Il Premio Letterario EWWA 2017/ The EWWA Literary Prize 2017

Hai mai notato quanti concorsi per la scrittura e premi di letteratura ci sono in Italia? (SCROLL DOWN FOR ENGLISH) Chi non è del mestiere potrebbe pensare che sono un esagerazione, ma per i scrittori non sono mai troppi.

La partecipazione ad un concorso è un’opportunità per la crescita, se vinci o no. L’atto di scrivere o adattare un lavoro già fatto a dei criteri ti porta ad analizzare il proprio lavoro; ti spinge a lavorare al meglio; ti stimola a finire un testo rispettando una scadenza; ti offre la possibilità di confrontarti con gli altri; e ti amplifica le tue esperienze come persona e come scrittore. E nel caso che vinci o vieni scelto come finalista, avrai maggiore visibilità e considerazione per qualsiasi cosa che produci.

I premi sono di tutti i tipi: quelli ad alto profilo e quelli piccoli; quelli con tantissime regole e quelli che lasciano molto libertà; quelli che richiedono una quota per partecipare e quelli gratis. Il trucco sta nel trovare il concorso fatto per te e il tuo modo di scrivere.

Recentemente EWWA (European Writing Women Association), con il Patrocinio della Regione Lazio e la collaborazione di Amazon Publishing, ha annunciato un nuovo premio aperto a tutti (uomini e donne), senza preclusioni per quanto riguarda il genere letterario. Il tema è Storie di rinascita. Le sfide e le cadute, gli ostacoli e i traguardi nella vita di una donna. E il premio è molto interessante: il primo romanzo classificato verrà pubblicato sia in formato cartaceo sia in formato digitale da Amazon Publishing.  (Per il regolamento clicca qui.)

Amazon Publishing è la casa editrice di Amazon e produce dei libri belli, con delle copertine d’impatto, e un editing veramente professionale. L’opportunità di avere il proprio libro pubblicato da loro non va sprecato!

Have you ever noticed how many writing competitions there are? In Italy there are an incredible number. In the eyes of non-writers, it could seem that there are too many, but for writers there are never enough literary prizes.

Participation in a writing competition is an opportunity for growth, whether you win or not. The act of writing or adapting a piece in progress to specific guidelines helps you analyze your own work; it pushes you to do your best; it stimulates you to complete a piece within a set period of time; it offers you the chance to compare your work to that of others; and it adds to your experiences, as a person and as a writer. If you win or are chosen as a finalist, you will have greater visibility and be more highly regarded in the future, no matter what you write.

Literary prizes come in all shapes and sizes: high profile and virtually unknown, competitions full of rules and others that allow the writer incredible freedom, ones that require a fee and others that are free of charge. The trick is to find the competition that’s right for you and your way of writing.

Recently EWWA (European Writing Women Association), together with patronage from the Region of Lazio and in collaboration with the Italian branch of Amazon Publishing, announced a new literary competition open to all writers of Italian (whether they are male or female) and with no limitations regarding genre. As for the theme, the committee has chosen: Storie di rinascita. Le sfide e le cadute, gli ostacoli e i traguardi nella vita di una donna (Stories of rebirth. Challenges, disappointments, obstacles and accomplishments in the life of a woman.) And the prize on offer is very interesting: the first place novel will be published in both paperback and digital format by Amazon Publishing. (To read the rules, available only in Italian, click here.)

Amazon Publishing—the full-service publishing arm of Amazon—produces beautiful books, with impactful covers, and top-notch professional editing. Don’t waste your chance to have them publish your novel!

LA STORIA A QUATTRO MANI / ITALIAN HISTORY WRITTEN WITH FOUR HANDS

Le autrici milanese Elena e Michela Martignoni mi hanno parlato del loro lavoro. (Scroll down for English.) 

Da dove nasce la vostra passione per il rinascimento e la famiglia Borgia in particolare?

Michaela: Impossibile non amare il Rinascimento, epoca ricca di mistero, di arte, di fascino, di personaggi umanamente potenti, come Leonardo da Vinci o Michelangelo Buonarroti. Infatti, anche ai giorni d’oggi, gode di grande successo in tutto il mondo e ne sono una prova le fiction sui Tudor, sui Borgia, sui Medici. E’ anche l’epoca perfetta per costruire trame di romanzi.

Elena: Noi ci siamo occupate soprattutto dei Borgia che si prestano perfettamente a questo scopo: la loro storia nasconde segreti mai svelati, e le loro personalità sono così estreme, così passionali, così forti da aver ispirato decine e decine di opere. Da 500 anni il pubblico si interessa a loro e con sempre maggior interesse.

Non è frequente trovare due sorelle che scrivono in coppia. Come vi dividete i compiti? Quale sono i vantaggi/svantaggi di scrivere a quattro mani?

Michela: Noi abbiamo iniziato fin da bambine a raccontarci storie a vicenda, ed essendo sorelle abbiamo condiviso le stesse esperienze di lettura. Per noi è naturale scrivere insieme, e non vediamo svantaggi in questo. Certo non è facile perché a volte non siamo d’accordo sul taglio da dare alla vicenda, sulla descrizione di un personaggio o addirittura su un termine da usare e da ciò nascono  discussioni, ma il bene del libro prevale sempre.

Elena: Prima di scrivere abbiamo un lungo periodo in cui solo ‘discutiamo’ senza scrivere. Inventiamo la storia, stabiliamo la scaletta delle scene, il taglio e la lingua; poi ci  dividiamo i capitoli e, una volta scritti, ce li passiamo come in una partita di tennis, finché non siamo soddisfatte del risultato.

Credete che il vostro approccio a questo tipo di romanzo storico sia diverso per il fatto che siete italiane?

Elena: Sì. Noi notiamo differenza tra i nostri romanzi storici e quelli degli ‘stranieri’. Per noi scrivere un romanzo ambientato nel Rinascimento significa anche conoscere molto bene i luoghi e le abitudini della gente che ci vive: sono le radici della Storia. Ad esempio non potremmo mai scrivere un romanzo storico sulla Guerra di Secessione Americana perché non ci sentiremmo in grado di descrivere i luoghi, non conoscendoli, e le motivazioni delle due parti. Non basta studiare la Storia sui testi, secondo noi va anche capita e vissuta sul posto.

Michela: Per scrivere una storia in modo corretto, ci impegniamo nello studio dei luoghi. Quando scrivemmo un romanzo sulla congiura di Magione (Perugia) facemmo di tutto per entrare nel castello dove questa congiura si svolse, e non fu un’impresa facile perché la tenuta appartiene ai Cavalieri di Malta, ma alla fine riuscimmo anche ad assaggiare il vino che vi si produce! Dobbiamo vedere da vicino e in modo personale! Solo così si ‘entra nei personaggi’ e si possono descrivere fatti e uomini in modo credibile e rispettoso dell’epoca in cui vissero. Non basta studiare i libri di storia, bisogna sentire la storia nella pancia.

So che scrivete anche un altro genere sotto un altro nome: come siete arrivate a questa scelta e qual è venuto prima?

Michela: Noi scriviamo anche polizieschi e racconti noir sotto lo pseudonimo di Emilio Martini. Prima è venuto l’amore per la Storia, poi quello per il delitto. In realtà anche nei nostri romanzi storici sono presenti intrighi e omicidi… siamo attratte dal ‘nero’ che vive negli uomini.

Elena: Era sulla spiaggia che abbiamo quindi voluto misurarci anche con un genere contemporaneo come il poliziesco. E’ lì che il nostro protagonista è nato. Siamo già al sesto episodio della saga, più due raccolte di racconti sempre ‘neri’. Speriamo che un giorno anche un libro di Emilio Martini verrà tradotto in inglese.

So che alcuni dei vostri libri sono stati tradotti anche in spagnolo: come sono stati ricevuti dal pubblico nel paese di origine della famiglia Borgia?

Elena: Fu un’esperienza meravigliosa che ci ha regalato tanto.

Michela: Sono stati accolti molto bene, ed è stata per noi un’esperienza molto interessante vedere i nostri libri tradotti in questa bella lingua. Gli spagnoli amano il romanzo storico, e in Spagna la nostra scrittura risultava ‘esotica’. Esiste sempre il fascino della traduzione… Inoltre i Borgia sono considerati erroneamente una dinastia solo spagnola: sono originari di Jativa, ma da quando Rodrigo Borgia (il futuro papa Alessandro VI) si stabilì in Italia la famiglia si mescolò con il sangue lombardo di Vannozza Cattanei (bresciana o mantovana, non si sa con certezza). Cesare e Lucrezia crebbero e vissero in Italia e fanno parte della storia italiana.

State lavorando ad altri titoli sui Borgia?

Elena: Attualmente, stiamo facendo delle ricerche su Lucrezia. Ovviamente, lei fa parte dei romanzi che abbiamo scritto finora ma vorremo scrivere un libro su lei come una donna intelligente di carattere, costretta ad essere un pedone nella politica del Rinascimento.

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Authors Elena and Michela Martignoni live in Milan, the glistening, modern Italian city perhaps best known for its high fashion and design industry. But do not be deceived: Milan’s colorful history stretches back more than 2500 years! I asked Elena and Michela a few questions about their work.  

Where does your passion for the Italian Renaissance and the Borgia family in particular come from?

Michela: It’s impossible not to love the Renaissance! Mystery, art, seduction, and human giants such as Leonardo da Vinci and Michelangelo Buonarroti… Centuries later, people are still fascinated by it. Just consider the successes of the various miniseries in recent years on the Tudors, the Borgias, and the Medici. The Renaissance offers so much in the way of a setting for a novel!

Elena: We’ve chosen the Borgias for many of our books because they seem perfectly suited to twists and turns of plot: untold stories waiting to be revealed, over-the-top historical figures full of passion and inner strength. People have been interested in them for five hundred years and there’s no sign that interest is waning.

It’s not frequent to find two sisters who write fiction together. How do you divide the work? What are the advantages/disadvantages of writing “with four hands”?

Michela: Well, we’ve told each other stories and shared books from the time we were children so it came naturally for us to write together. Honestly, we haven’t found any disadvantages. Of course, it’s not always easy because sometimes we don’t agree on how to write a part of a story, on how to describe a character, or even on what word to use. Inevitably discussions arise, but our shared desire to write a good book always wins in the end.

Elena: In practical terms, before we actually write anything, we spend a long time just talking about what to write. We invent the story, we make an outline of the scenes, we decide on the tone and language, then we divide up the chapters. Once they’re written, we pass them back and forth like a rally in a tennis match until we’re satisfied with the result.

Do you believe your approach to this type of historical novel is different from non-Italian writers?

Elena: Absolutely. We notice differences between our historical novels and those written by foreign writers. When we write a novel set in the Italian Renaissance we’re writing about places and a culture that are part of us. For example, we could never write an historical novel about the Civil War in the United States. How could we describe the places adequately, and how could we write about the reasons that drove the two sides without knowing them intimately?

Michela: We make it a habit to study the places where historical events took place in order to get them right in a story. For example, one of our books tells the story of the well-known plot against Cesare Borgia, hatched in the town of Magione near Perugia. We went to the site, convinced that we had to find a way inside the castle where much of the intrigue took place. We needed to see the rooms and, with our mind’s eye, imagine the characters in the spaces. The castle belongs to the Knights of Malta and, after many attempts (persistence is a family trait!), we were finally admitted inside. The caretaker even served us some of the wine they produce on the estate! As you might say in English, we like to get “up close and personal.” We think it’s the only way to actually get inside the head of the characters and describe events and people in a credible and respectful way. It’s not enough to study history in books, you have to understand it on a visceral level.

I know that you also write another genre under another name: how did it come about and which genre came first for you?

Michela: We also write detective and Mediterranean noir stories under the pseudonym Emilio Martini. Our first love is for history, with crime a close second. In reality, also in our historical novels there is plenty of intrigue and murder… we’re attracted to the dark side that lives in the hearts of men and women.

Elena: We were on holiday one summer and decided to try our hand with a contemporary genre. While we were sitting on the beach the protagonist was born. At this writing, we are working on the sixth episode of the saga, plus we’ve got two collections of noir stories on the market. We hope that at some point Emilio Martini book will also be translated into English.

Some of your Borgia books have been translated into Spanish, haven’t they? How were they received by the public in the land where the Borgia family came from?

Elena: Everything about it was a wonderful, enriching experience.

Michela: It was an honor to have our books translated into such a beautiful language and during our tour in Spain we were touched by the enthusiasm of our readers. The Spanish love historical novels, and in Spain our writing was seen as ‘exotic’ even though the Borgias are erroneously considered an exclusively Spanish dynasty. The truth is they came from Jativa (not far from Valencia) but from the time Rodrigo Borgia (the future Pope Alexander VI) settled in Italy, the family mixed with northern Italian blood. Cesare and Lucrezia’s mother, Vannozza Cattanei, was from either Brescia or Mantua (her place of birth is unconfirmed) and the Borgia children grew up Italian, part of Italian history just as any of the other notables of their times such as Raphael or Niccolò Machiavelli.

Are you working on any other Borgia stories?

Elena: We’re currently doing further research on Lucrezia Borgia. While she of course appears in our novels, we are planning a book that focuses on her life as an intelligent and headstrong woman forced to play her predestined role as a pawn of Renaissance politics.