Eventi letterari a Firenze / Literary events in Florence

A Firenze siamo fortunati di avere durante l’anno moltissimi eventi letterari, sia in italiano che in inglese. Sono eventi per gli scrittori e per il lettori, e sono vivaci, stimolanti e estremamente vari.

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Proprio ieri sera ho partecipato alla tredicesima edizione del Open Mic at Tasso Hostel, un evento mensile (sempre il primo mercoledì) che offre uno spazio a persone che vogliono condividere le loro parole. Le parole possono prendere tante forme—racconti, brani da libri pubblicati e non, poesie, testi di canzoni, spettacoli comici—e il pubblico internazionale del Tasso Hostel dimostra sempre il loro sostegno a tutti, in qualsiasi lingua che siano. Ogni presentatore ha fino a otto minuti al microfono, per esempio ieri sera c’era, fra tanti altri, Lee Foust che ha letto un suo brano via Skype da San Francisco, l’autore Brendan Kiely che ha letto alcuni brani dal suo prossimo libro, una dimostrazione da Baret Magarian della sua incredibile padronanza con le parole, inoltre sono state lette due poesie in lingua originale (una in russo, una in italiano) con traduzione in inglese, e il conduttore per la serata, Lorenzo Novani, ha sbalordito il pubblico con la sua magia. Un’altra serata stupenda al Open Mic at Tasso Hostel!

Per quanto riguarda l’offerta di eventi letterari in lingua italiana, Le Murate è il primo locale a Firenze. Situato in uno dei quartieri più antichi di Firenze, il complesso è un ex carcere e grazie ad un abile restauro e ri-uso dei spazi, il locale è piena di energia e creatività, specialmente durante i mesi estivi quando lo spazio esterno ospita una gamma largissimo di eventi. Uno delle mie iniziative preferite a Le Murate è Le Parole nel Cassetto, il concorso letterario continuo per testi inediti. L’evento, diviso in varie serate/incontri, è appena concluso con la sua sesta edizione. Assolutamente da non perdere!

Un altro punto di riferimento a Firenze è la libreria TodoModo, dove presentazioni e altri eventi riempiano il calendario. Inoltre, c’è il Festival dello Scrittore, (il 6-8 giugno) che offre un ricchissimo programma di presentazioni, interviste e altri eventi, insieme al conferimento del premio Gregor von Rezzori-Città di Firenze per la traduzione migliore in lingua italiana di una narrativa straniera.

Il calendario di eventi in lingua inglese è altre tanto ricco. Nel arco del mese passato, ho seguito una presentazione al British Institute da una delle regine del romanzo storico, Sarah Dunant, e anche il primo Florence Writers Publishing Day che ha riunito scrittori di lingua inglese, operando in Italia, e degli esperti del settore in un evento esclusivo. L’estate in Toscana è anche particolarmente ricca di opportunità per il ritiro per scrittori di vari livelli, con lavoro intenso in un ambiente bellissima sostenuto da insegnanti/coach esperti. Inoltre, la rivista online The Sigh Press e la casa editrice The Florentine Press mantengono la loro presenza durante tutto l’anno con concorso, eventi e proposte.

La lista di tutti gli eventi letterari e organizzatori di essi a Firenze è troppa lunga da elencare qui. Per fortuna, la passione, l’entusiasmo, e la partecipazione sono in abbondanza e portano una freschezza alla città. Grazie a tutti quelli che offrono qualcosa per rendere questo possibile.

   

                                                                                                                       

 

The literary scene in Florence, in both English and Italian, is vibrant, stimulating, and offers a wide range of events for writers and readers.

Just last evening I participated in the thirteenth edition of Open Mic at Tasso Hostel, a monthly event (held on the first Wednesday) that gives space to people who want to share their words. Words can take many forms—short stories, excerpts from books, poetry, lyrics, stand-up—and the international public at Tasso Hostel consistently shows their support for them all, no matter the language. Each speaker is allowed up to eight minutes at the microphone and this month’s edition included, among others, Lee Foust reading a piece via Skype from San Francisco, two separate poems in original language (one Russian, one Italian) and in English translation, author Brendan Kiely reading several excerpts from his upcoming YA book, a demonstration of Baret Magarian’s fabulous mastery of words, and the June host, Lorenzo Novani, and his magic. Yet another wonderful evening!

The past month has also included a reading at the British Institute by one of the queens of historical fiction, Sarah Dunant, and the first Florence Writers Publishing Day which brought together local writers and industry experts for an exclusive, full day event. Summer in Tuscany is generally ripe with opportunities for writers who wish to attend retreats, while online literary journal The Sigh Press and local publisher The Florentine Press maintain a year-round presence.

As for Italian language events, Le Murate is the primary venue in town. This former women’s prison in one of the oldest Florentine neighborhoods underwent a massive renovation earlier this century to create a multi-functional complex that pulses with renewed energy and creativity, especially during the summer when the outdoor space becomes host to a variety of events. One of my favorite ongoing initiatives at Le Murate is the ongoing ‘Le Parole nel Cassetto’ literary competition that calls attention, through periodic evening readings, to unpublished short works in Italian. Brilliant!

Another of my favorite reference points in Florence is the TodoModo bookshop, where readings and other events fill their calendar, and the Festival dello Scrittore, this year 6-8 June, offers a rich program of readings, interviews and other events along with presentation of the Gregor von Rezzori-Città di Firenze prize for the best foreign fiction translated into Italian.

The list of all the literary events and organizers in Florence is too long to list here, but the dedication, enthusiasm, and participation is abundant and refreshing. Thank you to all involved who make it so.

Intervista con un illustratore / Interview with an illustrator

Recentemente, ho intervistato Daniele Serra, l’illustratore di numerosi copertine e fumetti pubblicati in tutto il mondo.

Grazie, Daniele, per aver accettato mio invito. Come hai iniziato la tua carriera?

Più o meno 7 anni fa mi sono licenziato dal mio lavoro di grafico per intraprendere la carriera di disegnatore. Prima lavoravo di giorno e disegnavo di notte, quando ho incominciato a ricevere commissioni come disegnatore per copertine e fumetti e, soprattutto, quando ho firmato un contratto con la casa editrice americana DC Comics ho pensato che fosse il momento di tentare questa strada. Questa mia scelta la considero effettivamente un’avventura, all’inizio è stata dura, ho spedito il mio portfolio a centinaia di contatti ricevendo pochissime risposte, però a poco a poco le cose sono migliorate e ho trovato continuità nelle richieste, nel lavoro e nei risultati. Sono stato fortunato perché inizialmente penso sinceramente di aver avuto molte lacune, ma alcuni editori mi hanno dato fiducia e li ringrazio tutt’oggi perché senza di loro probabilmente non ci sarebbe stata una carriera.

Come procedi quando hai davanti a te un nuovo libro per il quale devi fare una copertina? Leggi la sinossi o tutto il libro, parli con l’autore, fai uno studio di altri libri del genere?

Dipende dall’editore, in linea di massima mi viene sempre data una sinossi e a volte un concept sul quale sviluppare l’illustrazione. Generalmente non leggo mai tutto il libro per il fatto che richiederebbe troppo tempo, anche perché lavoro spesso con case editrici straniere, di conseguenza dover tradurre l’intero libro diventerebbe improponibile.

Alcuni editori mi permettono di parlare direttamente con l’autore, altre volte ho contatti solo con l’art director o con chi si occupa del progetto; in generale il mio approccio è sempre lo stesso: prima di tutto eseguo alcuni sketch veloci che servono a capire cosa sarà rappresentato nell’illustrazione, già in queste bozze cerco di trovare l’equilibrio dell’immagine e le luci giuste; dopo questa prima fase presento l’idea al referente e da questo momento saprò se fare modifiche, cambiare strada o proseguire nella realizzazione dell’illustrazione vera e propria. Non faccio studi particolari su altri libri del genere, perché non mi occupo della grafica delle copertine e quindi non studio i font e le grafiche che in genere vengono utilizzate nei determinati ambiti, nel 90% dei casi mi limito a fare l’illustrazione che poi verrà inserita dal grafico della casa editrice nella copertina.

Come funziona il linguaggio delle immagini quando un lettore sceglie un libro? Ma, la copertina è veramente così importante?

Io penso che la copertina abbia una notevole importanza in un libro, almeno parlo per quanto mi riguarda. Sono molto sensibile agli input visivi e non posso, quando entro in una libreria, non essere attratto fortemente da copertine che mi piacciono. In qualche modo la copertina è la prima emozione che un libro dà al lettore, è il primo scambio emozionale, anche fisico, per questo reputo molto importante persino il tipo di carta utilizzata (quando parliamo di libri cartacei). L’immagine è universale e non richiede molto tempo per essere assimilata, al contrario di leggere un libro o guardare un film, quindi trovo sia uno strumento importante per presentare un libro e in qualche modo definirlo esteticamente.

Quando un libro viene tradotto in un’altra lingua, può rimanere uguale la copertina?

Sinceramente è una domanda interessante a cui non avevo mai pensato. Penso che un po’ dipenda dal libro in esame e anche se la copertina originale è bella o brutta! A parte gli scherzi, indubbiamente un libro tradotto prende nuova vita e si differenzia, volente o nolente, dall’originale, quindi perché no? Dargli anche una nuova veste grafica puo’ essere un modo per valorizzare ulteriormente il lavoro fatto dal traduttore e dalla casa editrice che compra i diritti.

 Quali sono i tuoi consigli per un autore indipendente che vuole ingaggiare un professionista per la copertina del suo libro?

Il mio consiglio principale è di studiare in primis l’illustratore a cui ci si vuole rivolgere, vedere i suoi lavori, capire il suo stile e scoprire se può essere in sintonia col proprio libro, dopodiché si attiva un lavoro di squadra dove ci si scambiano le idee e si cerca di arrivare a un risultato finale che identifichi nel miglior modo possibile il libro. Spesso non è semplice perché giustamente l’autore tiene molto sua “creatura”, di conseguenza bisogna essere sempre attenti a dare il meglio possibile, cercare di trovare un equilibrio tra quello che si vorrebbe fare e quelle che sono le richieste dell’autore. Devo dire che io mi reputo molto fortunato perché con tutti gli autori indipendenti con cui ho lavorato mi sono trovato benissimo, mi hanno sempre lasciato molto spazio se non addirittura carta bianca.

C’è qualcos’altro che vuoi condividere con noi?

Innanzitutto ne approfitto per ringraziarti dello spazio che mi hai concesso, prima ancora di essere un illustratore sono un lettore di libri, la letteratura è da sempre una delle mie maggiori passioni, insieme al cinema e alla musica rappresenta la fonte maggiore di ispirazione per i miei lavori. Penso che l’arte in qualsiasi sua forma sia una ricchezza fondamentale per l’essere umano, un bisogno che non deve mai abbandonarlo. Credo che sin da piccoli sia importante far germogliare la creatività e la propensione ad esprimersi attraverso strumenti diversi, che permettano di vedere il mondo e la vita sotto punti di vista differenti. Grazie!

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Recently I interviewed Daniele Serra, an illustrator whose work appears on numerous book covers and comics published all over the world.

Thank you, Daniele, for taking time for this interview. How did you start your career?

About seven years ago I left my work as a graphic artist in order to move into a career as an illustrator. In the beginning, I worked as a graphic artist during the day and an illustrator at night, then I began to receive commissions for book covers and cartoons. When I signed a contract with the American publishing house DC Comics, I decided it was time to try working as an illustrator full-time. I considered it to be an adventure. In the beginning it was difficult: I sent my portfolio to hundreds of contacts and received very few replies but slowly things improved and I started getting a certain flow of requests for my work and also began to achieve results. Even though I had some important things to learn in the beginning, I was lucky because I had several editors who placed their trust in me. I still thank them because without their support I probably would not have had a career as an illustrator.

What steps do you take when you create a new book cover? Do you read the synopsis or the book itself, do you talk with the author, do you study the covers of other similar books?

It depends on the editor, but generally I’m given a synopsis and sometimes a concept upon which to develop the illustration. Usually I don’t read the book for the simple fact that it would take too long, also because I often work for foreign publishers and the text is not available in Italian. Some editors give me the opportunity to speak with the author while other times I only have contact with the art director or the person who’s handling the project.

My approach is generally the same. First I do a few quick sketches to give an idea of what will appear in the illustration. In this phase I try to find the right balance for the image and aspects of light. Then I present the idea to whoever is my reference person, who in turn indicates if there need to be modifications, a change in approach or if I can move on to create the actual illustration. I don’t make particular studies of other books in the genre since I don’t work on the graphics—in terms of font and layout—of the cover. About 90% of the time I only do the illustration, which is then utilized by the publishing house’s graphics team to create the cover.  

What can you tell me about the language of images when a reader chooses a book? Is the cover really all that important?

I think that the cover has great importance for a book, at least it does for me. I’m very sensitive to visual input and, when I enter a bookshop, it’s impossible for me not to be strongly attracted by a cover that I like. The cover is the first emotion that a book gives a reader, it is the first emotional and also physical exchange, and for this reason also the type of paper that is used is important (in the case of print books). Images are universal and don’t require much time for assimilation, as compared to actually reading a book or watching a film. So I find the cover to be an important tool to present a book and, in a certain way, to define it aesthetically.

When a book is translated into another language, can the cover image remain the same?

That’s an interesting question that I honestly have never really thought about. I think it probably depends on the book and whether the original cover is good or not! Joking aside, undoubtedly a translated book takes on a new life and is different—whether you like it or not—from the original. So, why not? Changing its appearance may be a way to play up the work of the translator and the publishing house that has purchased the rights.

What advice do you have for independent authors who want to engage a professional for their book covers?

My first suggestion is to study the work of the illustrator that the author wants to approach, understand what is his or her style and discover if it is in line with theirs and with the book. The author then needs to work with the illustrator, exchanging ideas in an attempt to reach a final solution that identifies the book in the best way possible. Often it’s not easy because the author, rightly, cares a lot about his or her “baby”. As a consequence the illustrator has to try and find a balance between what he or she envisions for the cover and what the author wants. I consider myself lucky because I’ve had good working relationships with all of the independent authors I’ve collaborated with and they’ve given me sufficient space to do my work, and sometimes even cart blanche.

Is there anything else you’d like to share or say?

I’d like to thank you for giving me the opportunity for this interview. Aside from being an illustrator, I’m a reader. Books have always been one of my primary passions, along with cinema and music they are one of the main sources of inspiration for my work. I believe that art, in all its forms, is a fundamental enrichment for a person, a necessity that must not be overlooked or forgotten. It’s important to encourage creativity and the ability to express oneself through various means from an early age, because they are a way to see the world and life from different points of view. Thank you!