THE POWER OF PASTA

Recentemente ho collaborato con Chef Bruno Serato nella stesura del suo libro, ‘The Power of Pasta’. (SCROLL DOWN FOR ENGLISH.) Sono stata, in parte uguali, ghostwriter, editor e traduttrice. L’esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere Chef Bruno e il suo grandissimo cuore, e ha acceso in me una fiamma che brilla e risvegliato la convinzione che nel mondo ci sia più bello che brutto.

Ogni sera dal 2005, Chef Bruno prepara la pasta per bambini nella contea di Orange in California che altrimenti andrebbero a letto con lo stomaco vuoto. Al inizio, c’erano alcune decine di bambini ma presto la vera entità del problema si è emersa. Questi bambini erano (e sono tutt’ora) principalmente motel kids, cioè bambini che vivono con le loro famiglie in vecchi motel senza cucina o angolo cottura. Speso un motel è l’ultima spiaggia prima di diventare homeless.

Caterina’s Club è la fondazione che Bruno ha creato in memoria della sua mamma Caterina, che ha cucinato la pasta per sui figli ogni giorno e con grande amore. Attualmente, Caterina’s Club distribuisce circa 3000 piatti di pasta ogni giorno, dando esempio per altri progetti simili a Chicago, New York, Texas, Mexico, e anche in Italia. E non solo. Caterina’s Club aiuta le famiglie con certi requisiti di lasciare i motel e trasferirsi in appartamenti sicuri alla loro portata. Inoltre, la fondazione offre corsi di formazione per ragazzi svantaggiati  nel settore della ristorazione e l’ospitalità in modo che possono trovare lavori ben retribuiti.

I libri possono raccontare un’infinità di storie. Io, come traduttrice, gioisco di ogni libro che passa dalla mia scrivania e rimango sempre toccata in modo unico e profondo. Non si può negare THE POWER OF PASTA. (Nel 2018, disponibile anche in italiano.)

Recently I assisted Chef Bruno Serato in writing his book ‘The Power of Pasta’. Part ghostwriter, part editor, part translator: the experience of getting to know Chef Bruno and his enormous heart stays with me like a glowing flame and rekindles my hope that there’s more good in the world than bad.

Since 2005, Chef Bruno has been feeding  pasta dinners every evening to children in Orange County California who would otherwise go to bed hungry. At first, there were several dozen but it didn’t take long for the real amplitude of the problem to emerge. These were (and are) largely “motel kids” who live with their families in low-rent motels without kitchen facilities because they can’t afford other accommodations.

Caterina’s Club is the foundation Bruno set up in memory of his own mamma Caterina, who lovingly fed her children pasta every single day. Currently, Caterina’s Club  distributes approximately 3000 pasta dinners daily and has sparked similar programs in Chicago, New York, Texas, Mexico, and Italy. And not only. Caterina’s Club assists qualifying families to move out of the motels and into safe apartments they can afford and also trains teens for well-paid careers in the food-service and hospitality industry.

Books can tell an infinite number of stories and, as a translator, I love how each one that comes my way touches me uniquely and deeply. THE POWER OF PASTA is undeniable!

LA STORIA A QUATTRO MANI / ITALIAN HISTORY WRITTEN WITH FOUR HANDS

Le autrici milanese Elena e Michela Martignoni mi hanno parlato del loro lavoro. (Scroll down for English.) 

Da dove nasce la vostra passione per il rinascimento e la famiglia Borgia in particolare?

Michaela: Impossibile non amare il Rinascimento, epoca ricca di mistero, di arte, di fascino, di personaggi umanamente potenti, come Leonardo da Vinci o Michelangelo Buonarroti. Infatti, anche ai giorni d’oggi, gode di grande successo in tutto il mondo e ne sono una prova le fiction sui Tudor, sui Borgia, sui Medici. E’ anche l’epoca perfetta per costruire trame di romanzi.

Elena: Noi ci siamo occupate soprattutto dei Borgia che si prestano perfettamente a questo scopo: la loro storia nasconde segreti mai svelati, e le loro personalità sono così estreme, così passionali, così forti da aver ispirato decine e decine di opere. Da 500 anni il pubblico si interessa a loro e con sempre maggior interesse.

Non è frequente trovare due sorelle che scrivono in coppia. Come vi dividete i compiti? Quale sono i vantaggi/svantaggi di scrivere a quattro mani?

Michela: Noi abbiamo iniziato fin da bambine a raccontarci storie a vicenda, ed essendo sorelle abbiamo condiviso le stesse esperienze di lettura. Per noi è naturale scrivere insieme, e non vediamo svantaggi in questo. Certo non è facile perché a volte non siamo d’accordo sul taglio da dare alla vicenda, sulla descrizione di un personaggio o addirittura su un termine da usare e da ciò nascono  discussioni, ma il bene del libro prevale sempre.

Elena: Prima di scrivere abbiamo un lungo periodo in cui solo ‘discutiamo’ senza scrivere. Inventiamo la storia, stabiliamo la scaletta delle scene, il taglio e la lingua; poi ci  dividiamo i capitoli e, una volta scritti, ce li passiamo come in una partita di tennis, finché non siamo soddisfatte del risultato.

Credete che il vostro approccio a questo tipo di romanzo storico sia diverso per il fatto che siete italiane?

Elena: Sì. Noi notiamo differenza tra i nostri romanzi storici e quelli degli ‘stranieri’. Per noi scrivere un romanzo ambientato nel Rinascimento significa anche conoscere molto bene i luoghi e le abitudini della gente che ci vive: sono le radici della Storia. Ad esempio non potremmo mai scrivere un romanzo storico sulla Guerra di Secessione Americana perché non ci sentiremmo in grado di descrivere i luoghi, non conoscendoli, e le motivazioni delle due parti. Non basta studiare la Storia sui testi, secondo noi va anche capita e vissuta sul posto.

Michela: Per scrivere una storia in modo corretto, ci impegniamo nello studio dei luoghi. Quando scrivemmo un romanzo sulla congiura di Magione (Perugia) facemmo di tutto per entrare nel castello dove questa congiura si svolse, e non fu un’impresa facile perché la tenuta appartiene ai Cavalieri di Malta, ma alla fine riuscimmo anche ad assaggiare il vino che vi si produce! Dobbiamo vedere da vicino e in modo personale! Solo così si ‘entra nei personaggi’ e si possono descrivere fatti e uomini in modo credibile e rispettoso dell’epoca in cui vissero. Non basta studiare i libri di storia, bisogna sentire la storia nella pancia.

So che scrivete anche un altro genere sotto un altro nome: come siete arrivate a questa scelta e qual è venuto prima?

Michela: Noi scriviamo anche polizieschi e racconti noir sotto lo pseudonimo di Emilio Martini. Prima è venuto l’amore per la Storia, poi quello per il delitto. In realtà anche nei nostri romanzi storici sono presenti intrighi e omicidi… siamo attratte dal ‘nero’ che vive negli uomini.

Elena: Era sulla spiaggia che abbiamo quindi voluto misurarci anche con un genere contemporaneo come il poliziesco. E’ lì che il nostro protagonista è nato. Siamo già al sesto episodio della saga, più due raccolte di racconti sempre ‘neri’. Speriamo che un giorno anche un libro di Emilio Martini verrà tradotto in inglese.

So che alcuni dei vostri libri sono stati tradotti anche in spagnolo: come sono stati ricevuti dal pubblico nel paese di origine della famiglia Borgia?

Elena: Fu un’esperienza meravigliosa che ci ha regalato tanto.

Michela: Sono stati accolti molto bene, ed è stata per noi un’esperienza molto interessante vedere i nostri libri tradotti in questa bella lingua. Gli spagnoli amano il romanzo storico, e in Spagna la nostra scrittura risultava ‘esotica’. Esiste sempre il fascino della traduzione… Inoltre i Borgia sono considerati erroneamente una dinastia solo spagnola: sono originari di Jativa, ma da quando Rodrigo Borgia (il futuro papa Alessandro VI) si stabilì in Italia la famiglia si mescolò con il sangue lombardo di Vannozza Cattanei (bresciana o mantovana, non si sa con certezza). Cesare e Lucrezia crebbero e vissero in Italia e fanno parte della storia italiana.

State lavorando ad altri titoli sui Borgia?

Elena: Attualmente, stiamo facendo delle ricerche su Lucrezia. Ovviamente, lei fa parte dei romanzi che abbiamo scritto finora ma vorremo scrivere un libro su lei come una donna intelligente di carattere, costretta ad essere un pedone nella politica del Rinascimento.

author-photo_martignoni

Authors Elena and Michela Martignoni live in Milan, the glistening, modern Italian city perhaps best known for its high fashion and design industry. But do not be deceived: Milan’s colorful history stretches back more than 2500 years! I asked Elena and Michela a few questions about their work.  

Where does your passion for the Italian Renaissance and the Borgia family in particular come from?

Michela: It’s impossible not to love the Renaissance! Mystery, art, seduction, and human giants such as Leonardo da Vinci and Michelangelo Buonarroti… Centuries later, people are still fascinated by it. Just consider the successes of the various miniseries in recent years on the Tudors, the Borgias, and the Medici. The Renaissance offers so much in the way of a setting for a novel!

Elena: We’ve chosen the Borgias for many of our books because they seem perfectly suited to twists and turns of plot: untold stories waiting to be revealed, over-the-top historical figures full of passion and inner strength. People have been interested in them for five hundred years and there’s no sign that interest is waning.

It’s not frequent to find two sisters who write fiction together. How do you divide the work? What are the advantages/disadvantages of writing “with four hands”?

Michela: Well, we’ve told each other stories and shared books from the time we were children so it came naturally for us to write together. Honestly, we haven’t found any disadvantages. Of course, it’s not always easy because sometimes we don’t agree on how to write a part of a story, on how to describe a character, or even on what word to use. Inevitably discussions arise, but our shared desire to write a good book always wins in the end.

Elena: In practical terms, before we actually write anything, we spend a long time just talking about what to write. We invent the story, we make an outline of the scenes, we decide on the tone and language, then we divide up the chapters. Once they’re written, we pass them back and forth like a rally in a tennis match until we’re satisfied with the result.

Do you believe your approach to this type of historical novel is different from non-Italian writers?

Elena: Absolutely. We notice differences between our historical novels and those written by foreign writers. When we write a novel set in the Italian Renaissance we’re writing about places and a culture that are part of us. For example, we could never write an historical novel about the Civil War in the United States. How could we describe the places adequately, and how could we write about the reasons that drove the two sides without knowing them intimately?

Michela: We make it a habit to study the places where historical events took place in order to get them right in a story. For example, one of our books tells the story of the well-known plot against Cesare Borgia, hatched in the town of Magione near Perugia. We went to the site, convinced that we had to find a way inside the castle where much of the intrigue took place. We needed to see the rooms and, with our mind’s eye, imagine the characters in the spaces. The castle belongs to the Knights of Malta and, after many attempts (persistence is a family trait!), we were finally admitted inside. The caretaker even served us some of the wine they produce on the estate! As you might say in English, we like to get “up close and personal.” We think it’s the only way to actually get inside the head of the characters and describe events and people in a credible and respectful way. It’s not enough to study history in books, you have to understand it on a visceral level.

I know that you also write another genre under another name: how did it come about and which genre came first for you?

Michela: We also write detective and Mediterranean noir stories under the pseudonym Emilio Martini. Our first love is for history, with crime a close second. In reality, also in our historical novels there is plenty of intrigue and murder… we’re attracted to the dark side that lives in the hearts of men and women.

Elena: We were on holiday one summer and decided to try our hand with a contemporary genre. While we were sitting on the beach the protagonist was born. At this writing, we are working on the sixth episode of the saga, plus we’ve got two collections of noir stories on the market. We hope that at some point Emilio Martini book will also be translated into English.

Some of your Borgia books have been translated into Spanish, haven’t they? How were they received by the public in the land where the Borgia family came from?

Elena: Everything about it was a wonderful, enriching experience.

Michela: It was an honor to have our books translated into such a beautiful language and during our tour in Spain we were touched by the enthusiasm of our readers. The Spanish love historical novels, and in Spain our writing was seen as ‘exotic’ even though the Borgias are erroneously considered an exclusively Spanish dynasty. The truth is they came from Jativa (not far from Valencia) but from the time Rodrigo Borgia (the future Pope Alexander VI) settled in Italy, the family mixed with northern Italian blood. Cesare and Lucrezia’s mother, Vannozza Cattanei, was from either Brescia or Mantua (her place of birth is unconfirmed) and the Borgia children grew up Italian, part of Italian history just as any of the other notables of their times such as Raphael or Niccolò Machiavelli.

Are you working on any other Borgia stories?

Elena: We’re currently doing further research on Lucrezia Borgia. While she of course appears in our novels, we are planning a book that focuses on her life as an intelligent and headstrong woman forced to play her predestined role as a pawn of Renaissance politics.

PROMUOVERE UN LIBRO / BOOK PROMOTION

Sta per essere rilanciato, nel contesto di una specifica e pianificata strategia promozionale, un libro che ho tradotto di recente. La promozione di un libro è di grande importanza per trovare successo in qualsiasi campo dell’editoria—tradizionale, partnership, o self.

(Scroll down for English)

Puoi scrivere un libro favoloso, e quel libro favoloso—nella sua lingua originale e/o in traduzione—può essere messo sul mercato. Ma se i lettori non sanno che esiste, è impossibile che trovi il successo. Quando un autore indipendente mi chiede di tradurre suo libro, spiego sempre che senza un piano di promozione, l’investimento nella traduzione è sprecato—sono soldi buttati via.

Come dice Kristen Tate, editor e consulente per la promozione, “Credo fermamente che un libro ben scritto può sempre trovare i suoi lettori. Fuori dalla propria porta ci sono lettori affamati di libri belli e sorprendenti. E’ sempre più facile trovare il pubblico che apprezzerà il genere di libro che scrivi, grazie alla sempre maggiore capacità e raffinatezza degli algoritmi di ricerca e consiglio, e anche alle comunità di lettori appassionati tipo Goodreads e altre piattaforme simili.”

Forse deciderai, come autore, di rivolgerti ad un professionista come Kristen, oppure forse ti senti sufficientemente preparato e capace con i social per farlo da te, ma in entrambi i casi devi essere pronto a mettere a punto via via la tua campagna promozionale per raggiungere i tuoi lettori. La tua formula va modificata e aggiustata finche non raggiungi i tuoi obbiettivi. Nel settore si parla in inglese di ‘traction’, cioè la trazione che porta alle vendite. E questo dipende non solo da una promozione efficace ma anche dal genere, il titolo e la copertina, la descrizione o sinossi, il prezzo, la qualità della storia e la scrittura, la tempistica. La giusta combinazione di questi fattori può portare al successo, e sono tutti fondamentali. E’ un po’ come creare una nuova ricetta. Se vuoi produrre una bellissima e gustosissima torta, ti servono gli ingredienti giusti nelle proporzioni giuste, e devi anche eseguire ogni passo della preparazione nel modo corretto. Per esempio, troppo poco lievito, e la torta sarà tristemente bassa; se non la lasci in forno abbastanza, l’interno non sarà cotto e quindi non sarà mangiabile. Molto probabilmente devi fare quella torta diverse volte prima di riuscirci bene. Se la tua “torta” non viene come vuoi, cambi qualcosa nella preparazione e riprova.

Una strategia di promozione non può salvare un libro preparato in fretta e furia—come la decorazione non può nascondere una torta bruciata—ma quando curi tutti gli aspetti della tua “torta”, troverai il risultato desiderato. Dopo aver investito tempo, energia e passione per scrivere il tuo libro, non merita altrettanto in termini di promozione?

book_fair_in_london_small

One of the books I have recently translated is being re-launched within the context of an organized and thought-out promotional strategy, an essential element for success in publishing, whether it is traditional, partnership, or self.

You can write an amazing book and that amazing book—in its original language and/or in translation—can be made available for purchase. But if readers are unaware of its presence, success is impossible. I regularly stress with the entrepreneurial authors I translate that without a plan for promotion, their investment in translation is wasted. 

Editor and promotion consultant Kristen Tate says, “I’m a firm believer that every well-written book can find appreciative readers. They are out there, and they are hungry for books that will surprise and delight them. Thanks to the growing sophistication of search and recommendation algorithms, and to passionate communities of readers on Goodreads and other platforms, it is easier than it used to be to find an audience who will respond to the kind of fiction you write.”

Your promotion strategy may involve a professional like Kristen or you may be a savvy social media user and feel you have the necessary skills, but in either case it is important to be ready to fine-tune and adjust your campaign to your target readership until you get the results you desire. Traction for a book, followed hopefully by greater sales, depends not only on effective promotion but also on a number of other factors – genre, title and cover, description or synopsis, pricing, quality of the story and writing, timing – and success hinges on finding just the right combination. It’s something like creating a new recipe for a cake: you need the right ingredients and proportions, and proper execution of the various steps assures the result. For example, too little baking powder and the cake will turn out flat, or if you take it out of the oven too soon the inside will be uncooked and thus inedible. You’ll probably need to make that cake several times before you get it right.  If you’re not seeing results, make an adjustment and try again.

While a promotion strategy cannot make up for a poorly executed product, it is a critical factor that cannot be overlooked. Just like pretty icing cannot fully hide a burned cake. After having invested your time, energy, and passion in writing your book, doesn’t it deserve the same with regard to its promotion?

Perché pubblicarsi in digitale / “Let’s Get Digital”

L’internet è pieno di informazioni sull’auto-pubblicarsi. Perché dovresti, perché non dovresti. Come fare. Le tendenza e le prospettive. I forum e gli esempi di successo. Comunque, secondo me, ci sono poche risorse più valide del libro Let’s Get Digital di David Gaughran.

(Scroll down for English)

Ho conosciuto David al Women’s Fiction Festival a Matera nel 2014. Era uno dei relatori, invitato per parlare della sua esperienza con l’auto-pubblicazione, specialmente per quanto riguarda la promozione dei suoi libri. Dopo la sorpresa iniziale — assomiglia Giuseppe Garibaldi in modo incredibile e ha uno spiccato accento irlandese — sono rimasta affascinata: la quantità di informazioni che offriva era semplicemente colossale.

Let’s Get Digital è un libro che chiunque che si auto-pubblica o che sta considerando l’auto-pubblicazione debba leggere. E anche gli autori tradizionalisti dovrebbero leggerlo. David ha un’altro titolo che l’accompagna, particolarmente per chi ha già un po’ di esperienze nel campo, Let’s Get Visible. Attraverso questi libri, fa capire in modo chiaro che l’auto-pubblicazione non è più una strada “alternativa” per chi vuole essere diverso, ma ormai è diventata una delle alternative. Quando un autore indipendente approccia l’auto-pubblicazione in un modo professionale con una preparazione adeguata, può anche guadagnarsi da vivere, specialmente se pubblica in una lingua di larga diffusione tipo l’inglese.

Ecco alcune delle mie frasi preferite dal libro:

“E’ meglio che uno scrittore scriva cinque libri invece di trascorrere cinque anni nel tentativo di scrivere il libro perfetto.”

“Quando un lettore decide di acquistare un libro, una buona copertina è la terza cosa in ordine di importanza per determinare la sua scelta. La prima è se ha già letto qualcosa che gli è piaciuto dello stesso autore, e la seconda è una raccomandazione da una fonte di fiducia.”

“… la presentazione più professionale, abbinata ad una narrazione eccezionale, non ti farà niente se nessuno sa del tuo libro.”

Attualmente, Let’s Get Digital è disponibile in inglese, in spagnolo (Digitalìzate: Còmo auto editar y por qué), e in francese (Passon au numérique: comment s’auto-publier et surtout pourquoi). Forse David prenderebbe in considerazione di farlo tradurre in italiano se riceve abbastanza richiesta. Chi lo sa!

Let's Get Digital

The internet is full of information about self-publishing. Why you should, or why shouldn’t. How to go about it. Trends and outlook. Forums and success stories. However there are few greater sources, in my mind, than David Gaughran’s book Let’s Get Digital.

I first came in contact with David at the Women’s Fiction Festival in Matera Italy in 2014. He was on the program to speak about his experience with self-publishing, especially with regard to marketing his books. After my initial surprise over how much he looked like the Italian historical figure Giuseppe Garibaldi and adjusting my ear to his thick Irish accent, I became fascinated with the wealth of information he had to offer.

Let’s Get Digital is an absolute must-read for anyone who self-publishes or is considering self-publishing, and even for those writers who are tried-and-true traditionalists. David also has a companion title which is particularly helpful for those who have already had some experience with their books, Let’s Get Visible. As he makes clear, self-publishing is no longer an “alternative” approach but it is one of the alternatives. And when an indie author approaches self-publishing in a professional way with adequate preparation and knowledge, he or she can actually make a decent living.

Here are some of my favorite lines from the book:

“Writers are far better off writing five books than spending five years trying to write the perfect book.”

“A good cover is the third most important factor in a reader’s decision to buy a book. The first is having enjoyed reading something by the author before, and the second is a recommendation from a trusted source.”

“…the most professional presentation, combined with the best writing, will do nothing for you if nobody knows about it.”

Currently, Let’s Get Digital is also available also in Spanish and French. For readers in other languages, write to David to encourage him to have it translated. It can’t hurt to ask!

 

 

 

Intervista con un illustratore / Interview with an illustrator

Recentemente, ho intervistato Daniele Serra, l’illustratore di numerosi copertine e fumetti pubblicati in tutto il mondo.

Grazie, Daniele, per aver accettato mio invito. Come hai iniziato la tua carriera?

Più o meno 7 anni fa mi sono licenziato dal mio lavoro di grafico per intraprendere la carriera di disegnatore. Prima lavoravo di giorno e disegnavo di notte, quando ho incominciato a ricevere commissioni come disegnatore per copertine e fumetti e, soprattutto, quando ho firmato un contratto con la casa editrice americana DC Comics ho pensato che fosse il momento di tentare questa strada. Questa mia scelta la considero effettivamente un’avventura, all’inizio è stata dura, ho spedito il mio portfolio a centinaia di contatti ricevendo pochissime risposte, però a poco a poco le cose sono migliorate e ho trovato continuità nelle richieste, nel lavoro e nei risultati. Sono stato fortunato perché inizialmente penso sinceramente di aver avuto molte lacune, ma alcuni editori mi hanno dato fiducia e li ringrazio tutt’oggi perché senza di loro probabilmente non ci sarebbe stata una carriera.

Come procedi quando hai davanti a te un nuovo libro per il quale devi fare una copertina? Leggi la sinossi o tutto il libro, parli con l’autore, fai uno studio di altri libri del genere?

Dipende dall’editore, in linea di massima mi viene sempre data una sinossi e a volte un concept sul quale sviluppare l’illustrazione. Generalmente non leggo mai tutto il libro per il fatto che richiederebbe troppo tempo, anche perché lavoro spesso con case editrici straniere, di conseguenza dover tradurre l’intero libro diventerebbe improponibile.

Alcuni editori mi permettono di parlare direttamente con l’autore, altre volte ho contatti solo con l’art director o con chi si occupa del progetto; in generale il mio approccio è sempre lo stesso: prima di tutto eseguo alcuni sketch veloci che servono a capire cosa sarà rappresentato nell’illustrazione, già in queste bozze cerco di trovare l’equilibrio dell’immagine e le luci giuste; dopo questa prima fase presento l’idea al referente e da questo momento saprò se fare modifiche, cambiare strada o proseguire nella realizzazione dell’illustrazione vera e propria. Non faccio studi particolari su altri libri del genere, perché non mi occupo della grafica delle copertine e quindi non studio i font e le grafiche che in genere vengono utilizzate nei determinati ambiti, nel 90% dei casi mi limito a fare l’illustrazione che poi verrà inserita dal grafico della casa editrice nella copertina.

Come funziona il linguaggio delle immagini quando un lettore sceglie un libro? Ma, la copertina è veramente così importante?

Io penso che la copertina abbia una notevole importanza in un libro, almeno parlo per quanto mi riguarda. Sono molto sensibile agli input visivi e non posso, quando entro in una libreria, non essere attratto fortemente da copertine che mi piacciono. In qualche modo la copertina è la prima emozione che un libro dà al lettore, è il primo scambio emozionale, anche fisico, per questo reputo molto importante persino il tipo di carta utilizzata (quando parliamo di libri cartacei). L’immagine è universale e non richiede molto tempo per essere assimilata, al contrario di leggere un libro o guardare un film, quindi trovo sia uno strumento importante per presentare un libro e in qualche modo definirlo esteticamente.

Quando un libro viene tradotto in un’altra lingua, può rimanere uguale la copertina?

Sinceramente è una domanda interessante a cui non avevo mai pensato. Penso che un po’ dipenda dal libro in esame e anche se la copertina originale è bella o brutta! A parte gli scherzi, indubbiamente un libro tradotto prende nuova vita e si differenzia, volente o nolente, dall’originale, quindi perché no? Dargli anche una nuova veste grafica puo’ essere un modo per valorizzare ulteriormente il lavoro fatto dal traduttore e dalla casa editrice che compra i diritti.

 Quali sono i tuoi consigli per un autore indipendente che vuole ingaggiare un professionista per la copertina del suo libro?

Il mio consiglio principale è di studiare in primis l’illustratore a cui ci si vuole rivolgere, vedere i suoi lavori, capire il suo stile e scoprire se può essere in sintonia col proprio libro, dopodiché si attiva un lavoro di squadra dove ci si scambiano le idee e si cerca di arrivare a un risultato finale che identifichi nel miglior modo possibile il libro. Spesso non è semplice perché giustamente l’autore tiene molto sua “creatura”, di conseguenza bisogna essere sempre attenti a dare il meglio possibile, cercare di trovare un equilibrio tra quello che si vorrebbe fare e quelle che sono le richieste dell’autore. Devo dire che io mi reputo molto fortunato perché con tutti gli autori indipendenti con cui ho lavorato mi sono trovato benissimo, mi hanno sempre lasciato molto spazio se non addirittura carta bianca.

C’è qualcos’altro che vuoi condividere con noi?

Innanzitutto ne approfitto per ringraziarti dello spazio che mi hai concesso, prima ancora di essere un illustratore sono un lettore di libri, la letteratura è da sempre una delle mie maggiori passioni, insieme al cinema e alla musica rappresenta la fonte maggiore di ispirazione per i miei lavori. Penso che l’arte in qualsiasi sua forma sia una ricchezza fondamentale per l’essere umano, un bisogno che non deve mai abbandonarlo. Credo che sin da piccoli sia importante far germogliare la creatività e la propensione ad esprimersi attraverso strumenti diversi, che permettano di vedere il mondo e la vita sotto punti di vista differenti. Grazie!

banner

 

Recently I interviewed Daniele Serra, an illustrator whose work appears on numerous book covers and comics published all over the world.

Thank you, Daniele, for taking time for this interview. How did you start your career?

About seven years ago I left my work as a graphic artist in order to move into a career as an illustrator. In the beginning, I worked as a graphic artist during the day and an illustrator at night, then I began to receive commissions for book covers and cartoons. When I signed a contract with the American publishing house DC Comics, I decided it was time to try working as an illustrator full-time. I considered it to be an adventure. In the beginning it was difficult: I sent my portfolio to hundreds of contacts and received very few replies but slowly things improved and I started getting a certain flow of requests for my work and also began to achieve results. Even though I had some important things to learn in the beginning, I was lucky because I had several editors who placed their trust in me. I still thank them because without their support I probably would not have had a career as an illustrator.

What steps do you take when you create a new book cover? Do you read the synopsis or the book itself, do you talk with the author, do you study the covers of other similar books?

It depends on the editor, but generally I’m given a synopsis and sometimes a concept upon which to develop the illustration. Usually I don’t read the book for the simple fact that it would take too long, also because I often work for foreign publishers and the text is not available in Italian. Some editors give me the opportunity to speak with the author while other times I only have contact with the art director or the person who’s handling the project.

My approach is generally the same. First I do a few quick sketches to give an idea of what will appear in the illustration. In this phase I try to find the right balance for the image and aspects of light. Then I present the idea to whoever is my reference person, who in turn indicates if there need to be modifications, a change in approach or if I can move on to create the actual illustration. I don’t make particular studies of other books in the genre since I don’t work on the graphics—in terms of font and layout—of the cover. About 90% of the time I only do the illustration, which is then utilized by the publishing house’s graphics team to create the cover.  

What can you tell me about the language of images when a reader chooses a book? Is the cover really all that important?

I think that the cover has great importance for a book, at least it does for me. I’m very sensitive to visual input and, when I enter a bookshop, it’s impossible for me not to be strongly attracted by a cover that I like. The cover is the first emotion that a book gives a reader, it is the first emotional and also physical exchange, and for this reason also the type of paper that is used is important (in the case of print books). Images are universal and don’t require much time for assimilation, as compared to actually reading a book or watching a film. So I find the cover to be an important tool to present a book and, in a certain way, to define it aesthetically.

When a book is translated into another language, can the cover image remain the same?

That’s an interesting question that I honestly have never really thought about. I think it probably depends on the book and whether the original cover is good or not! Joking aside, undoubtedly a translated book takes on a new life and is different—whether you like it or not—from the original. So, why not? Changing its appearance may be a way to play up the work of the translator and the publishing house that has purchased the rights.

What advice do you have for independent authors who want to engage a professional for their book covers?

My first suggestion is to study the work of the illustrator that the author wants to approach, understand what is his or her style and discover if it is in line with theirs and with the book. The author then needs to work with the illustrator, exchanging ideas in an attempt to reach a final solution that identifies the book in the best way possible. Often it’s not easy because the author, rightly, cares a lot about his or her “baby”. As a consequence the illustrator has to try and find a balance between what he or she envisions for the cover and what the author wants. I consider myself lucky because I’ve had good working relationships with all of the independent authors I’ve collaborated with and they’ve given me sufficient space to do my work, and sometimes even cart blanche.

Is there anything else you’d like to share or say?

I’d like to thank you for giving me the opportunity for this interview. Aside from being an illustrator, I’m a reader. Books have always been one of my primary passions, along with cinema and music they are one of the main sources of inspiration for my work. I believe that art, in all its forms, is a fundamental enrichment for a person, a necessity that must not be overlooked or forgotten. It’s important to encourage creativity and the ability to express oneself through various means from an early age, because they are a way to see the world and life from different points of view. Thank you!

INTERVISTA: KOBO WRITING LIFE / KOBO WRITING LIFE: AN INTERVIEW

Sembra che le possibilità per auto pubblicarsi crescono da giorno in giorno, ma uno dei punti fermi e di qualità rimane sempre quello di Kobo Writing Life e recentemente ho avuto il piacere di intervistare per EWWA Camille Mofidi, il Manager Europeo per questa piattaforma.

Ho conosciuto Camille al Women’s Fiction Festival a Matera nel 2014 e sono contenta che ci sarà di nuovo all’edizione 2015. La sua esperienza nel settore e la sua disponibilità sono eccezionali: Camille è, secondo me, un esempio molto positivo della nuova generazione di esperti che sono al servizio degli autori indipendenti.

Di nuovo, grazie Camille e buona lettura a tutti.

Camille Mofidi, European Manager Kobo Writing Life

Camille Mofidi, European Manager Kobo Writing Life

 

It sometimes seems as if the opportunities for self-publishing grow day by day, but one of the quality reference points continues to be Kobo Writing Life. Recently I had the pleasure of interviewing Camille Mofidi, the European Manager for the platform, for the EWWA  website.

I met Camille at the 2014 edition of the Women’s Fiction Festival in Matera and I am very pleased to see that she will again be present at this year’s event. She is exceptional in terms of her experience in the field and her availability and, in my opinion, she is a positive example of the new generation of experts working to support independent authors.

Thank you again, Camille, and I hope my readers find the interview of interest.