Essere un autore indie / Being an indie author

Ho iniziato [scroll down for English] a scrivere questo post con la frase. “Nel 2018 ho imparato…” e poi mi sono fermata. Non perché non sapessi cosa avevo imparato ma perché la mia testa è piena di idee.

Leggo moltissime newsletter, blog e articoli—principalmente in inglese—sul mondo dell’autore indie: quale sono le novità, come raggiungere i lettori, suggerimenti per essere più produttivi, l’importanza della qualità, come fare un marketing efficiente. Non riesco a scegliere quattro o cinque cose nuove—il mondo dei libri è in costante evoluzione! Ma se devo dare un consiglio agli autori italiani (e non solo) è questo: un autore indie è un imprenditore che porta avanti la sua attività con degli scopi precisi, sfruttando le possibilità sia tradizionali che non. C’è chi scrive per hobby, per elaborare eventi personali, per scappare dalla realtà o per sfogo. L’autore indie può essere tutte queste cose ma è anche di più. Un autore che vuole competere nel mondo dei self-publisher deve avere un approccio mirato, professionale, calcolato.

Allora, la domanda nasce spontanea: Come si può fare il passo per diventare “indie”?

Prima di tutto, una persona che vuole essere indie deve imparare dagli altri indie. Per esempio fra un paio di mesi ci sarà il primo Indie Unconference Europe a Matera (11-13 aprile 2019). Sarà un’opportunità d’oro per imparare in un contesto di apertura e generosità. Lo scopo è di scambiare informazioni ed esperienze per aiutarsi, l’uno con l’altro. Parteciperanno anche molti esperti pronti a sostenere gli indie.

Consiglio anche di affidarsi a dei professionisti. Self-publishing non vuole dire fare tutto da sé. Vuole dire tenere nelle proprie mani la carriera, essere quello che prende delle decisioni e che dirige un’orchestra fatta di editor, agenti, cover artist, persone esperte di marketing, traduttori e magari anche attori per audiolibri. E’ un bel impegno ma, fatto nel modo giusto, può portare a grande soddisfazioni per l’autore e il lettore, proprio come una sinfonia dà piacere sia al compositore che agli ascoltatori.

Infine, bisogna ricordarsi che un autore indie deve impegnarsi nella sua professione come qualsiasi altro professionista—avvocato, ingegnere, giornalista, o commercialista che sia—in termini di aggiornamenti, partecipazione in associazioni professionali (ad es. Alliance of Independent Authors), investimenti economici, e ore davanti al proprio computer. Niente viene regalata, ma come dice il proverbio: “cose buone vengono a chi sa aspettare”. E io aggiungerei, anche a chi sa lavorare in modo intelligente.

I started writing this post with the words, “In 2018 I learned…” and then I stopped. I didn’t stop because I didn’t know what I’d learned but because my head is overflowing with ideas.

I read a lot of newsletters, blogs, and articles—mostly in English—about the world of the indie author: what are the new trends, how to reach readers, suggestions on how to be more productive, the importance of quality, how to market effectively. I can’t choose four or five new things I’ve learned—the world of books is constantly evolving! But if I were to give advice to Italian authors (and not only to Italians) I would say: an indie author is an entrepreneur who carries forward his or her work with precise goals, taking advantage of both traditional and non-traditional opportunities. Some people write as a hobby, some in order to elaborate personal experiences, some to escape reality or as a way to cut loose from constraints. The indie author can write for any or all of these reasons but there’s another level involved. A writer who wants to compete in the world of self-publishers needs a targeted, professional, and calculated strategy.

The question you’re asking at this point is: How can a person become an indie author?

First of all, indies learn from other indies. For example, in a few months, there will be the first Indie Unconference Europe in Matera Italy (11-13 April 2019). This will be a golden opportunity to learn in a context of openness and generosity. The aim is to exchange information and experiences in order to help each other. Also a number of experts ready to help indies are going to participate.

Another piece of advice is to trust professionals in the field. Self-publishing does not mean doing it all yourself. It means holding your career in your own hands, being the one who makes the decisions and the one who directs the orchestra, made up of editors, agents, cover artists, marketing experts, translators, and maybe even actors for an audioboook. It takes a lot of work but done right it can lead to great satisfaction, for the author and readers, much like a symphony gives pleasure to both composer and the audience.

Finally, it’s important to remember that an indie author has to be committed to his/her profession just like any other professional—for example, a lawyer, engineer, journalist or accountant—by putting in time with continuing education, belonging to professional associations (e.g. the Alliance of Independent Authors), economic investment and hours in front of a computer. Nothing comes free but as the proverb says, “good things come to those who wait.” I would also add, to those who know how to work intelligently. 

 

 

Uno dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #2

Nella mia serie di “brani preferiti” [scroll down for English] propongo questo mese l’incipit di Lo Spettro dei Borgia di Elena e Michela Martignoni. Un bel giallo–tutto tradotto in inglese–che sta aspettando di trovare la giusta casa editrice per il mercato anglosassone…

Il frate si fermò davanti alla casupola solitaria, l’ultima prima dei campi che si perdevano oltre il vicolo. Si guardò alle spalle per alcuni istanti ascoltando i rumori della notte, poi afferrò il battente di ferro inchiodato all’uscio e picchiò forte. Quando vide due occhi diffidenti che lo fissavano dallo spioncino si aggiustò il cappuccio sul capo.
«Mi manda frate Tommaso» disse sotto voce.
Il catenaccio venne tirato e una vecchia comparve sulla soglia sussurrando finalmente. Gli fece strada in un angusto corridoio in penombra e lo invitò a salire la scala dietro di lei.
Arrivati al piano superiore la vecchia accese una lucerna illuminando una camera spoglia, dai muri anneriti e scrostati. Gli incensi che si consumavano in un braciere posto nel camino spento non coprivano il lezzo di malattia, accresciuto dal soffocante caldo d’agosto.
In un angolo della stanza, sopra un letto di ferro, era disteso un uomo.
«Avvicinati…» mormorò con voce affannata, poi squadrandolo aggiunse: «Tu non sei frate Tommaso.»

 

The monk stopped in front of a solitary hovel, the last before the fields that extended beyond the small street. He glanced over his shoulder, listening to the sounds of the night, then grasped the iron knocker nailed to the door. He struck metal against wood with force. Two challenging eyes stared back at him from the peephole, and he adjusted the cowl on his head.

“Brother Tommaso sent me,” he said in a hushed voice.

The chain was removed to reveal an old woman on the threshold. “Finally,” she muttered. She led him down a dank and gloomy corridor, and invited him to follow her up the stairs. They arrived at the upper floor and the old woman lit a lantern. The room was bare, the flaking walls darkened with soot. Incense burned on the grate in the fireplace but it was not enough to cover the stench of disease, which was worsened by the suffocating August heat.

A man was lying on an iron bed in a corner of the room. “Closer,” he gasped. When he got a better look at the monk he grumbled, “You ain’t Brother Tommaso.”

Lo Spettro dei Borgia di [Martignoni, Michela]

These are the opening lines of an historical crime novel, authored by Elena and Michela Martignoni, that’s all translated and waiting for the right publisher for the English-language market…

Uno dei miei brani preferiti / One of my favorite passages #1

Il lavoro da traduttrice [scroll down for English] offre l’opportunità di lavorare su tantissimi testi diversi. Secondo me, è uno degli aspetti più belli di quello che faccio. Nei prossimi mesi, vorrei condividere alcuni dei miei brani preferiti fra le mie traduzioni.

Il primo viene dal libro Then She Was Born di Cristiano Gentili (“Ombra Bianca” il titolo originale), la storia di una bambina albina che vive in Africa. Ho scelto questo brano per la tenerezza che mi suscita verso la protagonista e per la sua infinita voglia di amicizia:

Dal giorno in cui la nonna le aveva detto che solo una bambina bianca come lei poteva esserle amica, Adimu aveva iniziato a fantasticare di una compagna di giochi dalla pelle candida. Aveva pensato a lei così spesso che avrebbe potuto descriverne i lineamenti con precisione. Recandosi a scuola, vide una bambola abbandonata a terra. Era bianca, del suo stesso colore. Era sporca, con un foro al posto di un occhio e priva di un braccio. Un ciuffo di capelli biondi incrostati di fango le pendeva da un lato. Il vestito era un brandello di stoffa che rimase attaccato a terra nel sollevare il giocattolo. La bambina scrutò la bambola nei minimi dettagli, poi, in un impeto di compassione, se la strinse al petto. Era stata abbandonata; sarebbe stata sua e avrebbe portato il suo stesso nome, Adimu. Continuò a camminare lungo la strada che la portava a scuola e si premurò di nascondere il suo tesoro dietro un cespuglio prima di raggiungere lo spiazzo antistante gremito di alunni.

La sera, dopo cena, la presentò alla nonna. «Guarda» disse. «Ho trovato una bambina bianca come me! L’ho nascosto, così nessuno la prenderà.»

Nkamba sorrise per mascherare la tristezza. «Così com’è nessuno te la ruberà» disse.

 

From the day her grandmother had told her that only a white girl could be her friend, Adimu dreamed of a playmate with pale skin. She thought about her so often that she was able to describe her features in detail. Going to school one morning, Adimu saw a doll on the ground, and it was her same color. She picked it up. It was dirty and had a hole in place of an eye, and it was missing one arm. A tuft of blond hair, caked with mud, hung on one side. Its dress was little more than a scrap of fabric. Adimu examined every detail of the doll that had fallen into a state of disrepair, and, in a fit of compassion, she hugged it to her chest. It had been abandoned. Now it would be hers, and she would call it “Adimu,” just like her. Along the road to school, she found a place to hide her treasure, behind a bush that was before the clearing where the other students crowded.

In the evening she showed her grandmother what she had found. “Look, Bibi,” she said. “I found a white girl, just like me! I hid her so no one will take her.”

Nkamba laughed. “In that sorry state, you don’t need to worry about anyone stealing her from you,” she said.

 

One of the best parts of being a translator is the chance to work on many different types of texts. In the coming months I’d like to share with my readers some of my favorite extracts from recent translations.

The extract above is from Then She Was Born by Cristiano Gentili, the story of an African girl with albinism. I’ve chosen this particular passage for the tenderness it evokes in me toward the protagonist and for her unending desire for friendship. 

 

LA STORIA A QUATTRO MANI / ITALIAN HISTORY WRITTEN WITH FOUR HANDS

Le autrici milanese Elena e Michela Martignoni mi hanno parlato del loro lavoro. (Scroll down for English.) 

Da dove nasce la vostra passione per il rinascimento e la famiglia Borgia in particolare?

Michaela: Impossibile non amare il Rinascimento, epoca ricca di mistero, di arte, di fascino, di personaggi umanamente potenti, come Leonardo da Vinci o Michelangelo Buonarroti. Infatti, anche ai giorni d’oggi, gode di grande successo in tutto il mondo e ne sono una prova le fiction sui Tudor, sui Borgia, sui Medici. E’ anche l’epoca perfetta per costruire trame di romanzi.

Elena: Noi ci siamo occupate soprattutto dei Borgia che si prestano perfettamente a questo scopo: la loro storia nasconde segreti mai svelati, e le loro personalità sono così estreme, così passionali, così forti da aver ispirato decine e decine di opere. Da 500 anni il pubblico si interessa a loro e con sempre maggior interesse.

Non è frequente trovare due sorelle che scrivono in coppia. Come vi dividete i compiti? Quale sono i vantaggi/svantaggi di scrivere a quattro mani?

Michela: Noi abbiamo iniziato fin da bambine a raccontarci storie a vicenda, ed essendo sorelle abbiamo condiviso le stesse esperienze di lettura. Per noi è naturale scrivere insieme, e non vediamo svantaggi in questo. Certo non è facile perché a volte non siamo d’accordo sul taglio da dare alla vicenda, sulla descrizione di un personaggio o addirittura su un termine da usare e da ciò nascono  discussioni, ma il bene del libro prevale sempre.

Elena: Prima di scrivere abbiamo un lungo periodo in cui solo ‘discutiamo’ senza scrivere. Inventiamo la storia, stabiliamo la scaletta delle scene, il taglio e la lingua; poi ci  dividiamo i capitoli e, una volta scritti, ce li passiamo come in una partita di tennis, finché non siamo soddisfatte del risultato.

Credete che il vostro approccio a questo tipo di romanzo storico sia diverso per il fatto che siete italiane?

Elena: Sì. Noi notiamo differenza tra i nostri romanzi storici e quelli degli ‘stranieri’. Per noi scrivere un romanzo ambientato nel Rinascimento significa anche conoscere molto bene i luoghi e le abitudini della gente che ci vive: sono le radici della Storia. Ad esempio non potremmo mai scrivere un romanzo storico sulla Guerra di Secessione Americana perché non ci sentiremmo in grado di descrivere i luoghi, non conoscendoli, e le motivazioni delle due parti. Non basta studiare la Storia sui testi, secondo noi va anche capita e vissuta sul posto.

Michela: Per scrivere una storia in modo corretto, ci impegniamo nello studio dei luoghi. Quando scrivemmo un romanzo sulla congiura di Magione (Perugia) facemmo di tutto per entrare nel castello dove questa congiura si svolse, e non fu un’impresa facile perché la tenuta appartiene ai Cavalieri di Malta, ma alla fine riuscimmo anche ad assaggiare il vino che vi si produce! Dobbiamo vedere da vicino e in modo personale! Solo così si ‘entra nei personaggi’ e si possono descrivere fatti e uomini in modo credibile e rispettoso dell’epoca in cui vissero. Non basta studiare i libri di storia, bisogna sentire la storia nella pancia.

So che scrivete anche un altro genere sotto un altro nome: come siete arrivate a questa scelta e qual è venuto prima?

Michela: Noi scriviamo anche polizieschi e racconti noir sotto lo pseudonimo di Emilio Martini. Prima è venuto l’amore per la Storia, poi quello per il delitto. In realtà anche nei nostri romanzi storici sono presenti intrighi e omicidi… siamo attratte dal ‘nero’ che vive negli uomini.

Elena: Era sulla spiaggia che abbiamo quindi voluto misurarci anche con un genere contemporaneo come il poliziesco. E’ lì che il nostro protagonista è nato. Siamo già al sesto episodio della saga, più due raccolte di racconti sempre ‘neri’. Speriamo che un giorno anche un libro di Emilio Martini verrà tradotto in inglese.

So che alcuni dei vostri libri sono stati tradotti anche in spagnolo: come sono stati ricevuti dal pubblico nel paese di origine della famiglia Borgia?

Elena: Fu un’esperienza meravigliosa che ci ha regalato tanto.

Michela: Sono stati accolti molto bene, ed è stata per noi un’esperienza molto interessante vedere i nostri libri tradotti in questa bella lingua. Gli spagnoli amano il romanzo storico, e in Spagna la nostra scrittura risultava ‘esotica’. Esiste sempre il fascino della traduzione… Inoltre i Borgia sono considerati erroneamente una dinastia solo spagnola: sono originari di Jativa, ma da quando Rodrigo Borgia (il futuro papa Alessandro VI) si stabilì in Italia la famiglia si mescolò con il sangue lombardo di Vannozza Cattanei (bresciana o mantovana, non si sa con certezza). Cesare e Lucrezia crebbero e vissero in Italia e fanno parte della storia italiana.

State lavorando ad altri titoli sui Borgia?

Elena: Attualmente, stiamo facendo delle ricerche su Lucrezia. Ovviamente, lei fa parte dei romanzi che abbiamo scritto finora ma vorremo scrivere un libro su lei come una donna intelligente di carattere, costretta ad essere un pedone nella politica del Rinascimento.

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Authors Elena and Michela Martignoni live in Milan, the glistening, modern Italian city perhaps best known for its high fashion and design industry. But do not be deceived: Milan’s colorful history stretches back more than 2500 years! I asked Elena and Michela a few questions about their work.  

Where does your passion for the Italian Renaissance and the Borgia family in particular come from?

Michela: It’s impossible not to love the Renaissance! Mystery, art, seduction, and human giants such as Leonardo da Vinci and Michelangelo Buonarroti… Centuries later, people are still fascinated by it. Just consider the successes of the various miniseries in recent years on the Tudors, the Borgias, and the Medici. The Renaissance offers so much in the way of a setting for a novel!

Elena: We’ve chosen the Borgias for many of our books because they seem perfectly suited to twists and turns of plot: untold stories waiting to be revealed, over-the-top historical figures full of passion and inner strength. People have been interested in them for five hundred years and there’s no sign that interest is waning.

It’s not frequent to find two sisters who write fiction together. How do you divide the work? What are the advantages/disadvantages of writing “with four hands”?

Michela: Well, we’ve told each other stories and shared books from the time we were children so it came naturally for us to write together. Honestly, we haven’t found any disadvantages. Of course, it’s not always easy because sometimes we don’t agree on how to write a part of a story, on how to describe a character, or even on what word to use. Inevitably discussions arise, but our shared desire to write a good book always wins in the end.

Elena: In practical terms, before we actually write anything, we spend a long time just talking about what to write. We invent the story, we make an outline of the scenes, we decide on the tone and language, then we divide up the chapters. Once they’re written, we pass them back and forth like a rally in a tennis match until we’re satisfied with the result.

Do you believe your approach to this type of historical novel is different from non-Italian writers?

Elena: Absolutely. We notice differences between our historical novels and those written by foreign writers. When we write a novel set in the Italian Renaissance we’re writing about places and a culture that are part of us. For example, we could never write an historical novel about the Civil War in the United States. How could we describe the places adequately, and how could we write about the reasons that drove the two sides without knowing them intimately?

Michela: We make it a habit to study the places where historical events took place in order to get them right in a story. For example, one of our books tells the story of the well-known plot against Cesare Borgia, hatched in the town of Magione near Perugia. We went to the site, convinced that we had to find a way inside the castle where much of the intrigue took place. We needed to see the rooms and, with our mind’s eye, imagine the characters in the spaces. The castle belongs to the Knights of Malta and, after many attempts (persistence is a family trait!), we were finally admitted inside. The caretaker even served us some of the wine they produce on the estate! As you might say in English, we like to get “up close and personal.” We think it’s the only way to actually get inside the head of the characters and describe events and people in a credible and respectful way. It’s not enough to study history in books, you have to understand it on a visceral level.

I know that you also write another genre under another name: how did it come about and which genre came first for you?

Michela: We also write detective and Mediterranean noir stories under the pseudonym Emilio Martini. Our first love is for history, with crime a close second. In reality, also in our historical novels there is plenty of intrigue and murder… we’re attracted to the dark side that lives in the hearts of men and women.

Elena: We were on holiday one summer and decided to try our hand with a contemporary genre. While we were sitting on the beach the protagonist was born. At this writing, we are working on the sixth episode of the saga, plus we’ve got two collections of noir stories on the market. We hope that at some point Emilio Martini book will also be translated into English.

Some of your Borgia books have been translated into Spanish, haven’t they? How were they received by the public in the land where the Borgia family came from?

Elena: Everything about it was a wonderful, enriching experience.

Michela: It was an honor to have our books translated into such a beautiful language and during our tour in Spain we were touched by the enthusiasm of our readers. The Spanish love historical novels, and in Spain our writing was seen as ‘exotic’ even though the Borgias are erroneously considered an exclusively Spanish dynasty. The truth is they came from Jativa (not far from Valencia) but from the time Rodrigo Borgia (the future Pope Alexander VI) settled in Italy, the family mixed with northern Italian blood. Cesare and Lucrezia’s mother, Vannozza Cattanei, was from either Brescia or Mantua (her place of birth is unconfirmed) and the Borgia children grew up Italian, part of Italian history just as any of the other notables of their times such as Raphael or Niccolò Machiavelli.

Are you working on any other Borgia stories?

Elena: We’re currently doing further research on Lucrezia Borgia. While she of course appears in our novels, we are planning a book that focuses on her life as an intelligent and headstrong woman forced to play her predestined role as a pawn of Renaissance politics.

Riassunto del 2016 / 2016 in Review

Al momento che scrivo queste parole, mancano pochi giorni alla fine del 2016: un buono momento per riflettere sugli ultimi dodici mesi e considerare cos’ è in arrivo. (Scroll down for English.)

In questo anno, sono stata molto impegnata con i vari progetti di traduzione e tre delle mie traduzioni sono attualmente disponibile sulle piattaforme online. Angelica: A Made in Italy Romance, The Lustful Youth of Rodrigo Borgia, Rodrigo Borgia’s Rose. La promozione continua ad essere la sfida principale e autori indipendenti intelligenti si affidano il lavoro ad un professionista, specialmente quando il libro è in traduzione.

Un progetto misto—ghostwriting, editing, e traduzione—per Chef Bruno Serato è stata un’altra impresa durante l’anno. Attraverso la sua associazione Caterina’s Club, Chef Bruno offre a bambini svantaggiati nel Orange County California una cena calda a base di pastasciutta ogni giorno (attualmente circa 2000 ogni sera!), sostiene le famiglie in difficoltà per trovare un appartamento dignitoso, e insegna a degli adolescenti come lavorare nella ristorazione. Per me è stato un grande onore aiutare Chef Bruno raccontare la sua storia: suo libro ‘The Power of Pasta’ sarà presto disponibile.

Attualmente ho due progetti sulla mia scrivania: la traduzione di un bestseller su Amazon, che è stato sottoposto ad un maggiore editing prima di concludere con la versione in inglese; e il mio progetto personale, la traduzione di un’autrice italiana del ‘800 che non è mai stata tradotta in inglese. Entrambi i progetti offrono delle belle sfide e delle opportunità—non vedo l’ora di continuare il lavoro nel anno d’avvenire.

Una traduttrice può trasformarsi in una specie di eremita che batte sulla tastiera del computer, immersa nell’isolamento, mentre rielabora e perfeziona ogni rigo finche o sia soddisfatta o arriva la scadenza, dipende quale arrivi per primo. Ormai da tempo, ho la mia strategia per affrontare questo rischio. Prima di tutto, mi impegno nel frequentare alcuni gruppi di scrittori. A Firenze siamo fortunati ad avere una comunità letteraria molto vivace in lingue inglese e la mia interazione quasi tutte le settimane con i scrittori—che hanno molto in comune con i traduttori, forse più di quanto uno può immaginare—mi aiuta ad essere concentrata e di fare il mio meglio. Inoltre, sono socia e (dal novembre) parte del consiglio direttivo di EWWA (European Writing Women Association), una rete in crescita che offre sostegno creativo e professionale alle donne che girono intorno alla parola scritta. I contatti e gli stimoli che derivano da EWWA sono inestimabile.

Nel complesso, aspetto di continuare sulla stessa strada nel 2017, e spero che i libri che sono passati fra le mie mani possano trovare successo e che le mie interazioni—di persona o online—con altri traduttori, scrittori, e lettori offrano incoraggiamento, sostegno e magari anche nuove visioni.

I miei migliori auguri a tutti per un anno nuovo prosperoso e significativo.

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As I write this, there are only a few more days until the end of 2016: a proper moment to reflect on the last twelve months and consider what’s coming next.

My translation projects this year have kept me busy and three of them are now available on online stores: Angelica: A Made in Italy Romance, The Lustful Youth of Rodrigo Borgia, Rodrigo Borgia’s Rose. Promotion continues to be a challenge and wise indie authors entrust it to a professional, especially when it’s a question of promoting a book in translation.

Another endeavor in 2016 was a mixed project—ghostwriting, editing, and translating—for Chef Bruno Serato who, through the non-profit association Caterina’s Club, provides needy children in the Orange County California area with hot pasta meals every day (approx. 2000 each evening!), support for families in difficulty to move into adequate housing, and restaurant-hospitality training for teens. It has been an honor to help Chef Bruno tell his story in the form of the soon to be published ‘The Power of Pasta’.

I’ve got two projects on my desk at the moment: translation of an Amazon bestseller in its category, on hold until some additional editing is complete; and my pet project, translation of a 19th-century Italian author who’s never appeared in English. Both offer interesting challenges and opportunities and I look forward to continuing the work in the new year.

A translator can become a sort of hermit, pounding on her keyboard in total isolation, reworking and refining every line of a text until she’s satisfied or faced with a deadline, whichever comes first. For some time, I have my own well-defined strategy to combat this. First, I am committed to participating in writers groups. We are fortunate in Florence to have a very active English-language literary community and regular interaction with writers—who have more in common with translators than you might imagine—helps keep me focused and turning out my best work. In addition, I’m a member and (since November) on the board of directors of EWWA (the European Writing Women Association). This growing network provides creative and professional support for women who revolve around the written word. The contacts and stimulation that come from EWWA are priceless.

Overall, I look forward to continuing on much the same path in 2017, hoping that the book projects I’m involved in find success and that my interaction in person or online with other translators, writers, and readers offers encouragement, support, and if possible new insight.

Best wishes for a meaningful and prosperous new year!

PROMUOVERE UN LIBRO / BOOK PROMOTION

Sta per essere rilanciato, nel contesto di una specifica e pianificata strategia promozionale, un libro che ho tradotto di recente. La promozione di un libro è di grande importanza per trovare successo in qualsiasi campo dell’editoria—tradizionale, partnership, o self.

(Scroll down for English)

Puoi scrivere un libro favoloso, e quel libro favoloso—nella sua lingua originale e/o in traduzione—può essere messo sul mercato. Ma se i lettori non sanno che esiste, è impossibile che trovi il successo. Quando un autore indipendente mi chiede di tradurre suo libro, spiego sempre che senza un piano di promozione, l’investimento nella traduzione è sprecato—sono soldi buttati via.

Come dice Kristen Tate, editor e consulente per la promozione, “Credo fermamente che un libro ben scritto può sempre trovare i suoi lettori. Fuori dalla propria porta ci sono lettori affamati di libri belli e sorprendenti. E’ sempre più facile trovare il pubblico che apprezzerà il genere di libro che scrivi, grazie alla sempre maggiore capacità e raffinatezza degli algoritmi di ricerca e consiglio, e anche alle comunità di lettori appassionati tipo Goodreads e altre piattaforme simili.”

Forse deciderai, come autore, di rivolgerti ad un professionista come Kristen, oppure forse ti senti sufficientemente preparato e capace con i social per farlo da te, ma in entrambi i casi devi essere pronto a mettere a punto via via la tua campagna promozionale per raggiungere i tuoi lettori. La tua formula va modificata e aggiustata finche non raggiungi i tuoi obbiettivi. Nel settore si parla in inglese di ‘traction’, cioè la trazione che porta alle vendite. E questo dipende non solo da una promozione efficace ma anche dal genere, il titolo e la copertina, la descrizione o sinossi, il prezzo, la qualità della storia e la scrittura, la tempistica. La giusta combinazione di questi fattori può portare al successo, e sono tutti fondamentali. E’ un po’ come creare una nuova ricetta. Se vuoi produrre una bellissima e gustosissima torta, ti servono gli ingredienti giusti nelle proporzioni giuste, e devi anche eseguire ogni passo della preparazione nel modo corretto. Per esempio, troppo poco lievito, e la torta sarà tristemente bassa; se non la lasci in forno abbastanza, l’interno non sarà cotto e quindi non sarà mangiabile. Molto probabilmente devi fare quella torta diverse volte prima di riuscirci bene. Se la tua “torta” non viene come vuoi, cambi qualcosa nella preparazione e riprova.

Una strategia di promozione non può salvare un libro preparato in fretta e furia—come la decorazione non può nascondere una torta bruciata—ma quando curi tutti gli aspetti della tua “torta”, troverai il risultato desiderato. Dopo aver investito tempo, energia e passione per scrivere il tuo libro, non merita altrettanto in termini di promozione?

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One of the books I have recently translated is being re-launched within the context of an organized and thought-out promotional strategy, an essential element for success in publishing, whether it is traditional, partnership, or self.

You can write an amazing book and that amazing book—in its original language and/or in translation—can be made available for purchase. But if readers are unaware of its presence, success is impossible. I regularly stress with the entrepreneurial authors I translate that without a plan for promotion, their investment in translation is wasted. 

Editor and promotion consultant Kristen Tate says, “I’m a firm believer that every well-written book can find appreciative readers. They are out there, and they are hungry for books that will surprise and delight them. Thanks to the growing sophistication of search and recommendation algorithms, and to passionate communities of readers on Goodreads and other platforms, it is easier than it used to be to find an audience who will respond to the kind of fiction you write.”

Your promotion strategy may involve a professional like Kristen or you may be a savvy social media user and feel you have the necessary skills, but in either case it is important to be ready to fine-tune and adjust your campaign to your target readership until you get the results you desire. Traction for a book, followed hopefully by greater sales, depends not only on effective promotion but also on a number of other factors – genre, title and cover, description or synopsis, pricing, quality of the story and writing, timing – and success hinges on finding just the right combination. It’s something like creating a new recipe for a cake: you need the right ingredients and proportions, and proper execution of the various steps assures the result. For example, too little baking powder and the cake will turn out flat, or if you take it out of the oven too soon the inside will be uncooked and thus inedible. You’ll probably need to make that cake several times before you get it right.  If you’re not seeing results, make an adjustment and try again.

While a promotion strategy cannot make up for a poorly executed product, it is a critical factor that cannot be overlooked. Just like pretty icing cannot fully hide a burned cake. After having invested your time, energy, and passion in writing your book, doesn’t it deserve the same with regard to its promotion?

Perché pubblicarsi in digitale / “Let’s Get Digital”

L’internet è pieno di informazioni sull’auto-pubblicarsi. Perché dovresti, perché non dovresti. Come fare. Le tendenza e le prospettive. I forum e gli esempi di successo. Comunque, secondo me, ci sono poche risorse più valide del libro Let’s Get Digital di David Gaughran.

(Scroll down for English)

Ho conosciuto David al Women’s Fiction Festival a Matera nel 2014. Era uno dei relatori, invitato per parlare della sua esperienza con l’auto-pubblicazione, specialmente per quanto riguarda la promozione dei suoi libri. Dopo la sorpresa iniziale — assomiglia Giuseppe Garibaldi in modo incredibile e ha uno spiccato accento irlandese — sono rimasta affascinata: la quantità di informazioni che offriva era semplicemente colossale.

Let’s Get Digital è un libro che chiunque che si auto-pubblica o che sta considerando l’auto-pubblicazione debba leggere. E anche gli autori tradizionalisti dovrebbero leggerlo. David ha un’altro titolo che l’accompagna, particolarmente per chi ha già un po’ di esperienze nel campo, Let’s Get Visible. Attraverso questi libri, fa capire in modo chiaro che l’auto-pubblicazione non è più una strada “alternativa” per chi vuole essere diverso, ma ormai è diventata una delle alternative. Quando un autore indipendente approccia l’auto-pubblicazione in un modo professionale con una preparazione adeguata, può anche guadagnarsi da vivere, specialmente se pubblica in una lingua di larga diffusione tipo l’inglese.

Ecco alcune delle mie frasi preferite dal libro:

“E’ meglio che uno scrittore scriva cinque libri invece di trascorrere cinque anni nel tentativo di scrivere il libro perfetto.”

“Quando un lettore decide di acquistare un libro, una buona copertina è la terza cosa in ordine di importanza per determinare la sua scelta. La prima è se ha già letto qualcosa che gli è piaciuto dello stesso autore, e la seconda è una raccomandazione da una fonte di fiducia.”

“… la presentazione più professionale, abbinata ad una narrazione eccezionale, non ti farà niente se nessuno sa del tuo libro.”

Attualmente, Let’s Get Digital è disponibile in inglese, in spagnolo (Digitalìzate: Còmo auto editar y por qué), e in francese (Passon au numérique: comment s’auto-publier et surtout pourquoi). Forse David prenderebbe in considerazione di farlo tradurre in italiano se riceve abbastanza richiesta. Chi lo sa!

Let's Get Digital

The internet is full of information about self-publishing. Why you should, or why shouldn’t. How to go about it. Trends and outlook. Forums and success stories. However there are few greater sources, in my mind, than David Gaughran’s book Let’s Get Digital.

I first came in contact with David at the Women’s Fiction Festival in Matera Italy in 2014. He was on the program to speak about his experience with self-publishing, especially with regard to marketing his books. After my initial surprise over how much he looked like the Italian historical figure Giuseppe Garibaldi and adjusting my ear to his thick Irish accent, I became fascinated with the wealth of information he had to offer.

Let’s Get Digital is an absolute must-read for anyone who self-publishes or is considering self-publishing, and even for those writers who are tried-and-true traditionalists. David also has a companion title which is particularly helpful for those who have already had some experience with their books, Let’s Get Visible. As he makes clear, self-publishing is no longer an “alternative” approach but it is one of the alternatives. And when an indie author approaches self-publishing in a professional way with adequate preparation and knowledge, he or she can actually make a decent living.

Here are some of my favorite lines from the book:

“Writers are far better off writing five books than spending five years trying to write the perfect book.”

“A good cover is the third most important factor in a reader’s decision to buy a book. The first is having enjoyed reading something by the author before, and the second is a recommendation from a trusted source.”

“…the most professional presentation, combined with the best writing, will do nothing for you if nobody knows about it.”

Currently, Let’s Get Digital is also available also in Spanish and French. For readers in other languages, write to David to encourage him to have it translated. It can’t hurt to ask!

 

 

 

Intervista con amore

Grazie a Amneris Di Cesare per l’intervista! (Translation in English below.)

http://babettebrown.it/amneris-di-cesare-e-lori-hetherington-traduttrice/FOTO_Lori Hetherington

Lori Hetherington: come traduco la parola “amore”

Today we have the opportunity to meet Lori Hetherington, a familiar figure at EWWA events and the Women’s Fiction Festival in Matera. Amneris Di Cesare conducts the interview.

  1. How did you become a translator? When did you decide to enter this profession? I got started more than twenty years ago when I began doing linguistic revision of scientific articles for some professors from the University of Florence and, a short time later, other professors asked if I could translate their works for publication in international journals. For many years I worked primarily in the scientific field, but I almost never got a chance to use interesting adjectives! My parents were both journalists and I have always loved writing and reading almost anything I can get my hands on. After many—I think probably thousands—of pages about scientific discoveries and experiments, I began to approach fiction and creative nonfiction translation and now the majority of my work is of this type.
  2. Do you work for a particular publisher? No, my translations are from Italian to English and I work mostly with independent authors who want to reach English language readers.
  3. What sort of qualities does a person need to be a translator? Is it necessary to have a university degree or special qualifications? I’d say there are two essential qualities: you need to be able to write your native language well and you need to read a lot. A university degree or other professional certificates may be requested by a publisher or editor or can help you have greater knowledge about the tools used in the profession, but they’re not mandatory in order to translate well.
  4. What kind of books do you translate? Do you focus on one particular genre? I like to translate the genres that I love to read, in other words women’s and literary fiction, historical novels, creative nonfiction, and a bit of romance.
  5. Is there a standard method for translation or does each translator develop their own personal approach? How do you approach a translation? Each translator has their own. It’s the final result that counts! When I’m presented with a new project, I first read the text several times from various points of view in order to enter into a sort of synergy with the voice of the author. Then I create an initial draft of the translated text, staying as close to the original as possible, giving very little attention to the structure of the sentences. In this way I transfer the original author’s precise words into English. And finally, I turn my attention to revision, working in layers until I’m satisfied with the new English version.
  6. Who was the first author you translated? In the beginning I translated authors’ proposals for publishers or literary agents—the standard “first three chapters plus synopsis” requested by most of them for submission. It was a great way to understand better what works (or doesn’t) in the English-language market.
  7. What translation project have you enjoyed the most? That’s like asking a parent which of their children they love the most! I have loved every project in a different way. If I didn’t feel close to them, I wouldn’t take them on in the first place.
  8. In order to translate a literary work, does a translator need to have the skills of a writer? The job of the translator is to rewrite the book in another language: the original author creates the story, the characters, and the setting but only in one language. The translator is driven by the author, but the translator has to choose what path to take.
  9. What elements come into play in determining the quality of a translation? The translated text needs to seem as if it were “born” in that language but the original author needs to be able to recognize it as his or her own child, at least in theory since the author is not always proficient in the language of the translation. The reader should be unaware of the hand of the translator.
  10. Is it more important for a professional translator to know the source language or the target language? One of the rules of the profession is that you translate toward your mother tongue. In other words, you translate a foreign text into your own language. I may be able to write more or less correctly in Italian but, even though I’ve lived in Italy for thirty years, I will never have the fluency that I have in English. In addition, by living in the country where my target language is spoken, that language is an integral part of my being on a daily basis, which helps my understanding of the nuances runs deep.
  11. When you are faced with a text to translate that is lacking in quality, what do you do? Have you ever refused a work for this reason? A good translator refuses a project that they feel they’re unable to do well. It may be because it’s a genre for which they don’t have affinity, a project that requires more skill than they have, or a text or author they don’t completely believe in. The quality of the source text is important because translation brings every tiny defect in a manuscript to the surface. The translation phase is not the most suitable moment to do major editing.
  12. Is it possible to make a living as a translator in Italy? Most of the translators I know translate a wide range of texts: websites, publicity or technical texts, magazine articles, books. A person can make a living in this profession by diversifying the types of texts they work on but, at the same time, creating specialization in terms of areas of expertise.
  13. Do you have interaction with the authors you translate? Do you ever ask an author to clarify aspects of his or her text? That’s when I do my best work! I like to work as part of a team and so when I consider taking on a project one of the questions I ask myself is whether I’d be able to work well with the author. For some translators the act of translation is solitary and they do their best work mostly on their own. I prefer it to be a collaboration.
  14. What book are you translating now? As usual I’m working on several projects, although each one is in a different phase. I’m working on the final production phase of a self-published book with authors Elena and Michela Martignoni entitled ‘The Lustful Youth of Rodrigo Borgia’. I’m nearly finished with the first draft of the first title in a romance series by Elisabetta Flumeri & Gabriella Giacometti, and I’m about to start on a project with an Italian chef who lives in the USA and has started a foundation to help disadvantaged children and families. This latter project is quite unique as it will require me to do translating, editing, and ghostwriting.
  15. Are there specific things an aspiring translator should do if they want to break into the field? What advice would you give them? I would advise them, first of all, to consider themselves an entrepreneur and to jump in with both feet. Attend workshops, book presentations, go to libraries and bookshops, enroll and actively participate in associations, such as EWWA, travel abroad. Practice every day like an athlete who’s training for a competition. Read constantly, join authors’, translators’ and/or readers’ groups on Facebook. When you have a passion—and to be a good translator you have to be passionate about your work—everything you do is linked, in some way, to that passion.
  16. With the advent of self-publishing, amateur or “do it yourself” translation is becoming more widespread. What do you think of translation platforms such as Babelcube and nonprofessional translations? Self-publishing does not necessarily mean “do it yourself”. It’s important to make one thing clear. With the tools available, anyone can self-publish any text and if the final product satisfies them, great. However, professional self-publishing of professional writers means engaging other professionals in order to offer a high quality product. There are extremely few authors (in other words, practically none) who are able to do everything—editing, cover design, formatting, promotion—themselves and in a professional way. Most indie authors identify where they are weakest and invest their resources appropriately since the help of professionals can be expensive. An I’ll-do-it-all-myself approach generally doesn’t give optimal results. With regard to platforms such as Babelcube, I think they can satisfy the needs of the first group of people I mention above.
  17. Thanks to both ebooks and self-publishing, increasing numbers of readers in Italy are looking to get their hands on foreign titles translated into Italian. Many small Italian publishing houses are, as a result, forced to turn to translators to get published novels onto the market as quickly as possible. However, it’s a costly endeavor and sometimes the smaller houses can’t afford it. What do you think about the increasing number of amateur and/or part-time translators who work with small publishers for quick translations? And, in your opinion, how will this phenomenon evolve over time? You’ve pushed one of my buttons! I know experienced translators who have been approached by publishers offering shameful contracts. Translators do not live on air alone and they have to pay their bills and buy diapers for their children just like everyone else. I believe that if a publishing house wants to give readers a quality product, they have to recognize the professionalism of translators: in economic terms including a percentage of royalties when appropriate, with adequate recognition and attribution, and by providing sufficient time to do a good job. Furthermore, if readers find translated texts that are poorly executed and/or the translator’s name does not appear on the title page, in my opinion they should stop buying that publisher’s books. I understand the difficulties faced by small publishers but the entire industry is undergoing great evolution and I think they need to be willing to make changes if they want to survive.

Thank you, Lori. Thank you for your stimulating questions. I hope that I have offered your readers a new way of seeing my profession.