Uno dei miei brani preferiti /One of my favorite passages #4

Quante volte (scroll down for English) ti è successo di affrontare una delusione che poi si trasforma inaspettatamente in una fortuna? E’ quello che succede al protagonista di”Il Monaco Che Non Aveva un Passato” di Paolo Marrone. Un libro piccolo ma con un messaggio grande.

 

Dopo un rapido controllo al terminale, la signorina mi comunicò l’amara verità: “Signore, mi dispiace, ma la tipologia del suo biglietto non prevede il cambio di volo”. Vero, avevo acquistato un last minute a un prezzo stracciato, e ora mi rendevo conto che invece di risparmiare, avrei pagato molto più del previsto se avessi deciso di prendere un altro aereo con la stessa destinazione.

“Mi scusi, ma non c’è un modo per avere un altro volo, magari pagando una piccola differenza?” – chiesi, anzi supplicai, nella vana speranza di suscitare compassione, o almeno di risvegliare un pò d’istinto materno nel cuore della giovane impiegata che avevo di fronte.

“Mi dispiace signore, ma come le ho detto il suo biglietto non è convertibile, né rimborsabile. L’unica soluzione è quella di acquistare un nuovo biglietto, se vuole”. Non osavo immaginare il costo del nuovo biglietto, considerando che in queste situazioni tu rappresenti la parte in difficoltà, quindi più debole, pertanto la norma è che ti spillano fino all’ultimo centesimo del prezzo di listino, che per un volo del genere, in piena stagione estiva, può tranquillamente superare il migliaio di euro. La parola sconto non è contemplata in questi casi. Provai a insistere, dicendo che non potevo rinunciare al viaggio, dato che il mio periodo di ferie sarebbe altrimenti andato sprecato, non potendolo più modificare. La risposta, seppur pronunciata con un sorriso e con la massima gentilezza, fu purtroppo sempre la stessa.

Rassegnato, stavo per tirar fuori la mia carta di credito per acconsentire al salasso e acquistare un nuovo biglietto, quando dietro di me sentii una voce molto gentile che mi disse, con un velato accento straniero: “Se vuole, forse io ho la soluzione al suo problema”. Mi voltai e vidi un signore molto distinto, sulla sessantina, dai lineamenti orientali, che aveva assistito a tutta la scena tra me e l’impiegata della compagnia aerea.

 

After a quick check on the computer, the young woman told me the unpleasant truth, “Sir, I’m sorry, but the type of ticket you have doesn’t allow you to change your flight.” It was true—I’d bought a last minute, super discounted ticket. With a sinking feeling, I realized I’d probably have to fork over a frightening sum if I wanted to take another flight to the same destination.

“Excuse me, but isn’t there some way to get on another flight, maybe paying a small penalty?” I asked, or rather begged with my saddest eyes, in hopes of some compassion. Perhaps I could awaken a latent maternal instinct in the heart of the employee across the counter.

“I’m sorry, sir, but as I’ve already explained, your ticket can’t be converted or refunded, and the computer is programmed to block any changes with this kind of fare. The only solution, if you want to go to New York, is to buy a new ticket.”

I didn’t dare think about how much it would cost. In these situations, you’re the one in difficulty—in other words the weak party—and the other guy will stick you with every last cent he can. It was the height of the summer season and for a flight of that type, a ticket could easily cost over a thousand Euros. The word ‘discount’ is unimaginable in these cases.

I tried to insist, explaining that I couldn’t give up on my trip. My vacation dates were fixed, I couldn’t change them. The employee’s reply, delivered with a smile and the utmost kindness, was however the same.

Resigned and about to put my credit card on the counter, giving her permission to bleed me nearly dry, I heard a very kind voice with a hint of foreign accent say behind me, “If you’d like, perhaps I have a solution to your problem.” I turned to face a very distinct gentleman, around sixty, with Asian features, who had obviously witnessed the entire scene.

Paolo Marrone’s “The Monk With No Past” is a small book but if offers a big message.

Affidarsi a un editor / Getting help from an editor

Dopo mesi di lavoro [scroll down for English] per completare la traduzione di una collezione di novelle scritte da un’autrice italiana del fine ‘800, finalmente ho dato il tutto a un editor. Mi trovavo al punto di non poter più sapere dove aggiustare il testo e mi sembrava di vederlo come tanti singoli pezzi invece di un corpo intero.

L’esperienza di collaborare con un autore vivente è diverso da tradurre uno dal passato: posso dialogare con il mio cliente quando trovo un passaggio difficile e insieme possiamo trovare una soluzione. Non sto dicendo che un rapporto diretto fra autore e traduttore sostituisce la revisione o la correzione della bozza; anzi, occhi nuovi sono sempre importanti. Ma lo scambio (almeno per me) è un po’ come avere gli abbaglianti quando sto guidando la macchina lungo una strada buia di campagna. Con un’autrice morta da cent’anni, la situazione è diversa.

I dubbi sono infiniti: “Ho interpretato bene questa frase, scrivendo in inglese quello che voleva dire lei?” “Sarà possibile per i lettori che vengono da un’altra cultura capire questo concetto o devo spiegarlo o aggiungere una nota?” “Come faccio a trovare il giusto equilibrio fra lealtà al testo originale e allo stesso tempo renderlo accessibile al lettore moderno?” Con il progetto specifico che ho menzionato sopra, c’erano momenti in cui sentivo di muovermi alla cieca, un piccolo passo alla volta, con le mani messe in avanti per non urtare contro un ostacolo nascosto. Speravo con tutto il mio cuore di arrivare in fondo alla traduzione senza incorrere in errori gravi. A un certo punto, sudavo per ogni parola.

Non vedo l’ora di ricevere i commenti dall’editor.

Credo che questa mia esperienza sia molto simile a quella di un autore quando mette il suo manoscritto in mano a un esperto. Non importa se lo scopo è una pubblicazione tradizionale o self, l’editor professionista è una figura fondamentale per arrivare a un testo di qualità. Gli autori, e spesso anche i traduttori, non possono permettersi di fare a meno.

After months of work translating a late 19th century Italian author’s most famous collection of novellas, I’ve finally handed the whole thing over to a professional editor. I’d gotten to the point where I could no longer see what needed adjustment, nor could I see it from start to finish as a single entity.

Working with living authors is a different experience: I can discuss the rough spots with my client and together we can find solutions. That’s not to say an external revision or proofreading isn’t necessary—a fresh set of eyes is always important—but the give-and-take between author and translator (at least for me) is like having good headlights on my car while I’m driving on a dark country road. With an author who died a hundred years ago, the process is different.

There are constant doubts: “Have I interpreted this as she intended?” “Will my readers understand this from their own cultural perspective or do I need to explain it or make a footnote?” “How can I maintain loyalty to the original and at the same time render it accessible for a modern reader?” With this particular project, there were moments when I felt as though I was blindly taking one tiny step at a time, my hands extended in front of me in an attempt to avoid crashing into an unseen obstacle; I clung onto my hope of getting to the other side of the dark room so tightly that my knuckles turned white.

I can’t wait to get the editor’s feedback.

This experience is, I believe, very close to what an author faces when she turns her original manuscript over to an expert. Whether the aim is to have it published traditionally or to self-publish, the professional editor is a fundamental figure in the process and a step which authors, and frequently also translators, cannot afford to skip.

Intervista: Rachel Hildebrandt / Interview: Rachel Hildebrandt

Traduttrice Rachel Hildebrandt è la mente dietro la Global Literature in Libraries Initiative, un’associazione per favorire la presenza nelle biblioteche americane di letteratura tradotta. (English translation below)

Grazie Rachel per il tuo tempo. Com’è nata la Global Literature in Libraries Initiative?

E’ stata l’idea di un piccolo gruppo di traduttori che si sono accorti che i bibliotecari sono alleati naturali per promuovere la letteratura internazionale. Nel inverno 2016, abbiamo iniziato come un piccolo gruppo in contatto via email, poi il numero di persone coinvolte è cresciuto velocemente. Inoltre mi sono fatta socia della American Library Association e nel 2017 mi hanno invitato al meeting annuale dell’associazione per parlare dell’importanza della letteratura internazionale.

Quale sono gli obiettivi a breve e lungo termine?

A breve termine, vorremo organizzarci  come non profit, che ci permetterebbe di accedere a dei finanziamenti e sponsorizzazioni. Così potremmo avere una base sostenibile dal quale attivarci in modo più efficiente. I nostri progetti sono tanti. Per esempio, solo per citarne qualcuno, la creazione di liste per le biblioteche scolastiche, pubbliche, e accademiche; dei premi per letteratura in traduzione; e lo sviluppo di una piattaforma per promuovere le traduzioni auto-pubblicate. Il nostro obiettivo principale a lungo termine è di essere riconosciuta come la fonte autorevole nel contesto delle biblioteche per lo sviluppo della letteratura internazionale.

Ci sono grande differenze in Italia al livello regionale nel uso delle biblioteche. Puoi aiutarci a capire il ruolo delle biblioteche negli Stati Uniti?

Negli ultimi 20 anni c’è stato un grandissimo ri-invenzione nelle biblioteche americane. La biblioteca è sempre un depositario di libri, ma ora anche i servizi che vengono offerti hanno un ruolo importantissimo. La biblioteca è un luogo comune dove le persone si incontrano: per i gruppi di lettura, per programmi artistici, per servizi rivolti agli adolescenti, per corsi di computer, e spazi per la scrittura. Molte biblioteche si vedono come ponti fra la varie popolazioni nella loro zona, offrendo servizi agli individui che sono diverse culturalmente, etnicamente e linguisticamente. Offrono un luogo per tutti, specialmente quelli marginalizzati, tipo le persone LBGT, gli immigranti e i rifugiati, e le minoranze etniche. Le biblioteche sono specchi della società americana in termini di ampiezza e sfumature.

Secondo te, sono scettici i lettori americani verso i libri in traduzione? E se sì, come può essere superato lo scetticismo?

Non credo che il problema sia che i lettori americani sono reticenti verso la letteratura tradotta. Invece credo che non sanno dove trovare libri che vengono da altre parti del mondo che potrebbero interessarli. Inoltre, non si rendono conto di come sia NECESSARIO, nel mondo di oggi, di leggere al livello globale. Le persone guardano il mondo quando scelgono dove viaggiare  e piace dare la possibilità ai propri figli di visitare altre nazioni, ma poi quando è una questione di lettura, non guardano fuori. Ci sono delle pubblicazioni, tipo il New York Times o World Literature Today,  che parlano di libri internazionali (specialmente del genere literary fiction) ma il lettore medio non è abbonato ad esse.  Quindi non si rende conto della offerta dei libri in traduzione. Inoltre, molti lettori americani amano i libri di genere: non c’è da vergognarsi , ma bisogna prendere nota. Sì, i libri di un certo livello letterario  sono importanti, ma per vincere il cuore dei lettori americani ci vogliono autori come Fredrik Backman [Britt-Marie è stata qui, Mia nonna saluta e chiede scusa, L’uomo che metteva in ordine il mondo], Herman Koch [Caro signor M., Odessa star, Villetta con piscina, La cena] e Jonas Jonasson [Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve; L’assassino, il prete, il portiere; L’analfabeta che sapeva contare]. Allo stesso tempo, è importante che sia chiaro che questi libri sono in traduzione e vengono da altri paesi, così il lettore può dare contesto alle diversità e imparare di apprezzare altri punti di vista.

Cosa rende un libro straniero più o meno interessante in traduzione?

E’ difficile dirlo perché dipende dal tuo punto di vista. Spesso sono perplessa dai commenti delle case editrice sulla “adattabilità” di un libro al mercato americano. Gli Stati Uniti è una nazione estremamente varia, probabilmente ci saranno lettori interessati a quasi qualsiasi libro. Per esempio, io non sono una lettrice di poesia, ma per questo una collezione di poesie non sarà accolta bene? Si può applicare lo stesso ragionamento alla narrativa e la saggistica. In termini dei libri in sé, è ovvio che la qualità della traduzione e fondamentale, non solo al livello meccanico ma anche se il libro “si siede” in modo leggero e comodo nella nuova lingua. Per via della mia formazione come editor, tendo a non finire la lettura di un libro se è mancante in termini di editing; cerco una lettura “pulita”.

Come traduttrice dal tedesco, quale sfide trovi nel rendere un libro straniero per i lettori anglosassoni?

Prima di impegnarmi nelle traduzioni letterarie ho lavorato come editor e come traduttrice per testi più generici, e posso dire che un traduttore letterario dà più attenzione allo stile e alla voce di un testo.  Non solo da un punto di vista soggettivo ma con un occhio verso quello che “funziona” in inglese. L’esperienze più appagante sono quelle con autori che hanno fiducia nelle mie capacità e che mi danno flessibilità. Cioè, autori  che capiscono che una traduzione troppo legata alla struttura delle singole frasi e le scelte linguistiche non sono necessariamente le traduzioni migliori. Questi autori sono i partner più belli e più forti.

La tua piccola casa editrice, Weyward Sisters Publishing, pubblica libri tradotti in inglese dal tedesco di genere noir e polizieschi scritti da autrici in Germania, Austria e Svizzera. Conosci altri piccole case editrici che pubblicano traduzioni per un settore ristretto, come voi? Secondo te, qual è il futuro per queste piccole case editrici?

Sì, ci sono altre. Per esempio, Le French Book pubblica crime fiction francese in traduzione, mentre Plamen, Pica Pica, Istros, Gallic e Kurodahan pubblicano libri in traduzione da regioni bene precisi.  Vorrei pensare che il futuro sia positivo. Alcune case editrici stanno cercando di portare in traduzioni libri da lingue piuttosto ignote, e forse questo potrebbe sfavorire i libri dalle lingue più conosciute come tedesco o francese. Ma il fatto sta che la maggior parte dei lettori americani non hanno letto libri contemporanei in traduzione, punto. Comunque, si spera che attraverso il lavoro di queste case editrici i lettori scopriranno culture letterarie ricche e interessante.

Grazie ancora, Rachel, e complimenti per il buon lavoro che te e l’iniziativa state facendo.

 

Translator Rachel Hildebrandt is the mastermind behind the Global Literature in Libraries Initiative, a growing force in the diffusion of international literature among American libraries. Recently, Rachel agreed to answer some of my questions about GLLI and the outlook for books in translation. 

How was the Global Literature in Libraries Initiative born?

GLLI was the brainchild of a small group of translators and publishers who realized that librarians would make natural allies in their efforts to celebrate and promote international literature. Back in Winter 2016, we started out as a small email circle, and soon our base began to grow with the addition of an increasing number of librarians. We recognized early on the need to build connections with the professional associations in which librarians are active. I joined ALA as an affiliate member, and along with several librarians, I successfully proposed a session for the 2017 ALA conference on international literature and its importance to libraries. Since that time, our numbers have grown and our engagement is expanding.

What are GLLI’s short- and long-term goals?

In the short-term, one of our major goals is to situate ourselves organizationally such that we can become partners with libraries and library organizations of all kinds. We are exploring some options for fiscal sponsorship, which would provide us with umbrella nonprofit status. With this status, we would be in a good place to apply for grants and corporate sponsorships in order to create a sustainable base for us and to increase the reach of our efforts and projects. Our projects are varied, including: age- and genre-specific book lists for school, public and academic libraries; exploring options for new translated literature awards; pulling together library-focused pan-publisher catalogs across the international literature space; sessions and engagement at library conferences; developing platforms to promote self-published translations among librarians and library users. Long-term we would like to build connections with specific aspects of the library framework, such as partnerships with library venders, aggregators, e-content providers, and such. Ultimately we want to become the go-to resource for librarians seeking to globalize their collections and programs to meet the changing needs of their diverse populations of children, teen and adult users.

It’s very difficult to generalize about library use in Italy due to the great regional differences and the fact that many libraries do not maintain information about their users. One statistic regarding Italian state-run libraries mentions 1.5 million users (out of a total population of about 60.5 million inhabitants).  Can you shed any light on American libraries and their users?

American libraries have spent the past 20 years reinventing themselves. They still are repositories of countless books, but the library of today is just as much shaped by the services it provides, as it is by the number of books in its collection. Libraries have become community spaces and hubs unlike anything else we have today. They are homes to book clubs, artists in residence programs, teen services, legal services, computer labs, maker labs, writing spaces, you name it. Many libraries see themselves as the bridges between the diverse populations in their jurisdictions, and they are servicing individuals from diverse cultural, ethnic, and linguistic backgrounds. Libraries are positioned to be truly communal spaces, and they conceive of themselves as havens, ports of call and safety, for anyone and everyone. Marginalized groups in particular  – immigrants and refugees, the LBGTQ community, ethnic minorities – will find allies in libraries. Library users truly are a cross-section of American sociey in the breadth of its diversity and nuances.

Do you think American readers are skeptical about reading books that have been translated? And if so, how do you think their reluctance can be overcome?

I don’t know that the real problem is that American readers are reluctant to read translated literature. What I feel is sooner the case is that they are not knowledgeable about where to find international works in general and the kind of works that would interest them specifically. They also are not aware that in the globalized world in which we live, they really NEED to be reading globally. We like to travel the world and send our children abroad, but we don’t read the world. With that said, unless you are a reader of international literature journals or a follower of certain presses, how is the average reader going to easily find these works? The vast majority of readers are not New York Times subscribers or even know that World Literature Today exists. On the other hand, I feel like many of the international works being celebrated in the major review platforms fall solidly into the literary fiction camp. To be honest, many US readers are avid consumers of genre fiction. This isn’t something for them to feel ashamed about, but it is something for the international literature crowd to consider. Yes, we need the dark, obscure, genre-breaking works, but to be honest, what is going to win the day for US readers are authors like Backman and Koch and Jonasson. At the same time, readers need to know that these works are non-Anglophone works so they can recognize their inherent diversity and learn from the alternate perspectives that are expressed by authors around the world. I think that the answer to overcoming skepticism is a complicated one. I do firmly believe that one answer is libraries, which have a long tradition of being tastemakers for readers, young and old. We have all been handed books by librarians at various in our lives – titles we had never heard of – and been enchanted, transformed, by those books. Librarians are curators and conveyors of information and collections within a truly demographic framework. It doesn’t matter what your bank account holds, you will walk out of a library with a treasure. That cannot be said of bookshops, however lovely they may be. To me, arming librarians with the resources to intentionally globalize their collections and the means of circulating and programming with these titles will go a long way to increasing the access points of American readers to global literature.

In your opinion, what makes a foreign title more or less attractive in translation?

This is a very difficult question depending on the perspective you are coming from. I am sometimes baffled by comments from publishers about the “suitability” of a work for the US market. Since I read a broad variety of works – and I know I’m not the only one who does so – my immediate reaction to that line of reasoning is: “But the US is such a diverse country that somebody somewhere will read it.” For example, although I’m not a poetry reader, that does not mean that a work of poetry won’t find a decent reception. The same reasoning applies to all kinds of fiction and nonfiction. In terms of the works themselves, obviously the quality of a translation – how lightly and easily it rests in its new language – plays a role in the attractiveness or quality of the newly rendered work. Because of my own background as an editor, one of my personal pet peeves is the editing process, which is often skimped on by publishers these days. Regardless of the quality of the translation, I am more likely to set aside a poorly edited work then one that feels “clean” to me.

As a translator, what are some of the challenges you encounter in rendering a foreign book for English-language readers?

Prior to moving into the literary translation space, I was an editor and a more general translator. Having now experienced translation from a couple of corners, one main difference between literary translators and other translators is the issue of style and voice. And not just subjective style, but what “works” in English. The most fulfilling experiences I have had with contemporary authors have involved equal measures of trust and flexibility. The authors who are aware that dogged adherance to their sentence structures and language choices will not necessarily produce a fine work in translation, are the most librerating and powerful partners. With such support, the rendering and localization of a text is an exciting and challenging process. For me personally, dialogue is a challenge. The text itself is often easy enough to reimagine into English, but casting it into distinct voices is a completely different matter. I often read these passages out loud to just “hear” if an English speaker would actually say something a particular way.

Your small press, Weyward Sisters Publishing, brings crime and noir fiction written by female authors in Germany, Austria, and Switzerland to English-language readers. Do you know of other small presses working with translated literature and limited focus? What’s the outlook, in your opinion, for these highly specialized publishing houses?

Yes, I am aware of a few more limited-focus publishers. Le French Book publishes French crime fiction in translation, while Plamen, Pica Pica, Istros, Gallic, and Kurodahan all publish region-specific works in translation. I would like to think that the outlook for these presses is rosy. As a translator who has worked with and submitted works to other presses, I know the feeling that comes with the perception that you are up against the world. And since many of the presses in the international literature space are small, indie houses, the odds of “your” work getting picked up are relatively slim. Furthermore, as some publishers are rightly trying to diversify their source language base and favor other regions and languages, German and French works may find themselves falling increasingly out of favor. Nonetheless, regardless of the statistics, most US readers have not read all that many contemporary works from either of these languages. It may be that the specialized presses will, through their concentrations, excite new readers for these continuingly rich literary cultures.

Thank you Rachel for you time and insightful replies, and best of luck with your endeavors. 

 

Riassunto del 2016 / 2016 in Review

Al momento che scrivo queste parole, mancano pochi giorni alla fine del 2016: un buono momento per riflettere sugli ultimi dodici mesi e considerare cos’ è in arrivo. (Scroll down for English.)

In questo anno, sono stata molto impegnata con i vari progetti di traduzione e tre delle mie traduzioni sono attualmente disponibile sulle piattaforme online. Angelica: A Made in Italy Romance, The Lustful Youth of Rodrigo Borgia, Rodrigo Borgia’s Rose. La promozione continua ad essere la sfida principale e autori indipendenti intelligenti si affidano il lavoro ad un professionista, specialmente quando il libro è in traduzione.

Un progetto misto—ghostwriting, editing, e traduzione—per Chef Bruno Serato è stata un’altra impresa durante l’anno. Attraverso la sua associazione Caterina’s Club, Chef Bruno offre a bambini svantaggiati nel Orange County California una cena calda a base di pastasciutta ogni giorno (attualmente circa 2000 ogni sera!), sostiene le famiglie in difficoltà per trovare un appartamento dignitoso, e insegna a degli adolescenti come lavorare nella ristorazione. Per me è stato un grande onore aiutare Chef Bruno raccontare la sua storia: suo libro ‘The Power of Pasta’ sarà presto disponibile.

Attualmente ho due progetti sulla mia scrivania: la traduzione di un bestseller su Amazon, che è stato sottoposto ad un maggiore editing prima di concludere con la versione in inglese; e il mio progetto personale, la traduzione di un’autrice italiana del ‘800 che non è mai stata tradotta in inglese. Entrambi i progetti offrono delle belle sfide e delle opportunità—non vedo l’ora di continuare il lavoro nel anno d’avvenire.

Una traduttrice può trasformarsi in una specie di eremita che batte sulla tastiera del computer, immersa nell’isolamento, mentre rielabora e perfeziona ogni rigo finche o sia soddisfatta o arriva la scadenza, dipende quale arrivi per primo. Ormai da tempo, ho la mia strategia per affrontare questo rischio. Prima di tutto, mi impegno nel frequentare alcuni gruppi di scrittori. A Firenze siamo fortunati ad avere una comunità letteraria molto vivace in lingue inglese e la mia interazione quasi tutte le settimane con i scrittori—che hanno molto in comune con i traduttori, forse più di quanto uno può immaginare—mi aiuta ad essere concentrata e di fare il mio meglio. Inoltre, sono socia e (dal novembre) parte del consiglio direttivo di EWWA (European Writing Women Association), una rete in crescita che offre sostegno creativo e professionale alle donne che girono intorno alla parola scritta. I contatti e gli stimoli che derivano da EWWA sono inestimabile.

Nel complesso, aspetto di continuare sulla stessa strada nel 2017, e spero che i libri che sono passati fra le mie mani possano trovare successo e che le mie interazioni—di persona o online—con altri traduttori, scrittori, e lettori offrano incoraggiamento, sostegno e magari anche nuove visioni.

I miei migliori auguri a tutti per un anno nuovo prosperoso e significativo.

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As I write this, there are only a few more days until the end of 2016: a proper moment to reflect on the last twelve months and consider what’s coming next.

My translation projects this year have kept me busy and three of them are now available on online stores: Angelica: A Made in Italy Romance, The Lustful Youth of Rodrigo Borgia, Rodrigo Borgia’s Rose. Promotion continues to be a challenge and wise indie authors entrust it to a professional, especially when it’s a question of promoting a book in translation.

Another endeavor in 2016 was a mixed project—ghostwriting, editing, and translating—for Chef Bruno Serato who, through the non-profit association Caterina’s Club, provides needy children in the Orange County California area with hot pasta meals every day (approx. 2000 each evening!), support for families in difficulty to move into adequate housing, and restaurant-hospitality training for teens. It has been an honor to help Chef Bruno tell his story in the form of the soon to be published ‘The Power of Pasta’.

I’ve got two projects on my desk at the moment: translation of an Amazon bestseller in its category, on hold until some additional editing is complete; and my pet project, translation of a 19th-century Italian author who’s never appeared in English. Both offer interesting challenges and opportunities and I look forward to continuing the work in the new year.

A translator can become a sort of hermit, pounding on her keyboard in total isolation, reworking and refining every line of a text until she’s satisfied or faced with a deadline, whichever comes first. For some time, I have my own well-defined strategy to combat this. First, I am committed to participating in writers groups. We are fortunate in Florence to have a very active English-language literary community and regular interaction with writers—who have more in common with translators than you might imagine—helps keep me focused and turning out my best work. In addition, I’m a member and (since November) on the board of directors of EWWA (the European Writing Women Association). This growing network provides creative and professional support for women who revolve around the written word. The contacts and stimulation that come from EWWA are priceless.

Overall, I look forward to continuing on much the same path in 2017, hoping that the book projects I’m involved in find success and that my interaction in person or online with other translators, writers, and readers offers encouragement, support, and if possible new insight.

Best wishes for a meaningful and prosperous new year!